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Miglio d’oro, la storia del ‘700 Reale

Teatro di patrimoni artistici, architettonici ma anche culturali e storici, la provincia napoletana racchiude mix di vanti e bellezze da scoprire e visitare. Tutto questo lo troviamo alle falde del Vesuvio, racchiuso in una strada lunga un Miglio e nello splendore (e in taluni casi di fatiscenza) di 122 ville settecentesche e dimore aristocratiche. L’itinerario attraversa comuni e luoghi ricchi di testimonianze dove, l’amore per un territorio ancora non devastato e ingrigito dall’abusivismo edilizio, ci riporta in una vera e propria ‘epoca dorata’ lungo tutta la riviera vesuviana.

Miglio d'oro_21secoloLa prima tappa è a San Giorgio a Cremano con Villa Bruno e Villa Vannucchi, arricchite dai romantici giardini all’inglese progettati secondo le mode dell’epoca. Dopo pochi metri tocca a Portici, con le sue numerose e importanti bellezze: Villa d’Elboeuf, che rivolta verso il mare, è la prima delle ville vesuviane; il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, dove nel 1839 venne inaugurata la prima ferrovia in Italia; la Reggia di Portici, capolavoro barocco voluto da Carlo di Borbone, arredata con mobilio francese e con gusto improntato ad un notevole lusso. Altri pochi passi e ci tuffiamo nell’antichissima Ercolano che, oltre ad ammirare gli Scavi archeologici estesi su una superficie di circa 20 ettari, ci offre le bellissime Villa Favorita e Villa Campolieto, completata dal Vanvitelli alla fine del ‘700. Ma Ercolano offre molto di più: per chi desidera immergersi nella natura, appena poco distante dalla metropoli napoletana, la città diventa una porta d’ingresso per la ‘conquista’ del Vesuvio sin su alla bocca del cratere. L’ultima tappa, non meno importante delle altre, è a Torre Del Greco, il paese del corallo e di Villa delle Ginestre, la sede che ospitò Giacomo Leopardi nei suoi ultimi anni di vita.

Dunque il Miglio d’Oro può davvero definirsi il centro delle bellezze vesuviane: il territorio, primissimo a sud di Napoli, era un belvedere dal clima mite e rigoglioso di selva che anche oggi ammira e strizza l’occhio a tutto il Golfo napoletano con vista su Capri, Ischia, Procida e prossimo alla penisola sorrentina. Questo spiega perché l’intera corte partenopea insediò qui la propria dimora Reale e tantissimi altri nobili scelsero di trasferirsi lungo questo incanto da cartolina, facendosi costruire ville e giardini rococò e neoclassici con vista e spiaggia privata da architetti prestigiosi quali: Ferdinando Fuga, Ferdinando Sanfelice, Domenico Antonio Vaccaro e Mario Gioffredo.

Portici_21secolo_Foto Davide FranciosaMa sono tantissime le opere e le bellezze del Miglio d’oro, trasformato, col tempo, per esigenze di promozione turistica e sviluppo territoriale dall’originaria strada rettilinea ad un territorio ben più esteso di 4 miglia. L’intera fascia ebbe un notevole sviluppo nelle infrastrutture destinate ai trasporti, favorendo gli interscambi col il capoluogo e rendendola d’importanza assoluta.

Oggi, molti di questi 122 immobili monumentali del XVIII secolo, censiti dell’Ente Ville Vesuviane, continuano a rappresentare fulcri e fucine per il territorio, trasformandosi in centri internazionali di aggregazione comunitaria, culturale, artistica, scientifica, enogastronomica; altre, imperterrite al degrado e al disinteresse, continuano a resistere per dimostrare che non solo il Miglio era d’oro, ma anche i cittadini che vi abitavano, nobili e popolani, amanti e protettori del proprio territorio. Tante delle antiche dimore sono riuscite a resistere ai saccheggiamenti, ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, alla speculazione edilizia e a discendenti non in grado di poter preservare e restaurare tali bellezze. L’estate, più d’ogni altro periodo dell’anno, diventa l’occasione ideale per scoprire il cospicuo patrimonio architettonico ed ambientale dei comuni vesuviani, contribuendo a una rinnovata coscienza dell’importanza dei tesori del nostro passato.

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