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Meryl Streep: rendiamo omaggio alla “DIVA” di Hollywood

Meryl Streep nasce in New Jersey il 22 giugno 1949. E’ un’attrice statunitense, vincitrice di tre premi Oscar e tanti altri riconoscimenti. E’ acclamata dalla critica sin dai suoi esordi negli anni settanta e ha la brillante capacità di muoversi tra generi cinematografici diversi.

Meryl Streep è, secondo il parere di tutti, una delle interpreti più capaci della storia del cinema e, infatti detiene il record di candidature ai premi Oscar nelle categorie riservate alla recitazione, come Miglior attrice e Miglior attrice non protagonista, pari a un totale di 21 nomination. Ha vinto il premio per tre volte, una come migliore attrice non protagonista, per il film Kramer contro Kramer nel 1979, due come migliore attrice protagonista, per La scelta di Sophie nel 1982 e per The Iron Lady del 2011, diventando quindi, assieme a Ingrid Bergman e Frances McDormand, la seconda donna con più premi per la recitazione nella storia degli Oscar, preceduta solo da Katharine Hepburn che ne vinse quattro.

È inoltre l’unica attrice ad essere stata nominata ai premi Oscar per film prodotti in cinque decenni diversi, cioè negli anni settanta, ottanta, novanta, duemila e duemiladieci e una delle sole sette donne (Helen Hayes, Ingrid Bergman, Maggie Smith, Jessica Lange, Cate Blanchett e Renée Zellweger) che hanno vinto il premio Oscar sia come migliore attrice sia come migliore attrice non protagonista.

Tra la sua lunghissima filmografia, se si vuole apprezzare pienamente le grandissime doti interpretative di questa fantastica donna, è assolutamente “obbligatoria” la visione di questi grandissimi film:

Il cacciatore (1978): la prima nomination all’Oscar come non protagonista arriva grazie a Michael Cimino che la vuole come fiamma amorosa prima di Christopher Walken e poi del protagonista Robert De Niro. Il cacciatore è una ballata sulla fine del sogno americano della classe operaia, uccisa brutalmente dalla Guerra del Vietnam sia a livello fisico ma soprattutto nell’anima. Storia del cinema forgiata nel dolore di una nazione.

La scelta di Sophie (1982): dopo aver vinto il primo Oscar con il film Kramer contro Kramer, arriva il bis come protagonista nel ruolo di una donna che sopravvive all’Olocauso ma a un prezzo davvero enorme per continuare a vivere veramente. Diretto da un Alan J. Pakula, La scelta di Sophie è un dramma che possiede una tensione emotiva sinceramente insostenibile.

La mia Africa (1985): Meryl Streep veste i panni di Karen Blixen, scrittrice che si trasferisce in Africa e scopre l’amore dell’avventuriero Robert Redford. Diretto da un Sydney Pollack capace di tirare fuori il meglio da paesaggi, personaggi e atmosfere. Arrivano sette premi Oscar tra cui film, regia e adattamento, per Maryl Streep soltanto la candidatura.

I ponti di madison County (1995): grazie all’intelligente sensibilità di Clint Eastwood, questo melodramma romantico si trasforma in una storia di tempo che passa e rimpianti vissuti con la gentilezza della rassegnazione. Il regista e una Meryl Streep passionale danno vita a una storia d’amore impossibile ed emozionante, consumata nel giro di pochi giorni ma capace di dare senso a una vita intera. I ponti di Madison County possiede un finale da leggenda.

Il Diavolo veste Prada (2006): è un film diretto da David Frankel, tratto dall’omonimo romanzo. Qui vediamo Meryl Strep nei panni di una direttrice delle riviste di moda più importanti del mondo. Miranda Prestley è una donna forte, di potere che spaventa i suoi dipendenti. Appare fredda, gelida e intransigente sul lavoro, ma si scopre che nella vita privata è fragile, è “umana”.

 

The Post (2017): è il primo film in cui Maryl  Streep viene diretta da Steven Spielberg, e in cui recita al fianco di Tom Hanks. The Post è uno dei film più importanti sull’importanza della libertà di stampa e del diritto all’informazione. Scene di tensione morale altissima con un finale per nulla scontato. Nomination all’Oscar per il film e l’attrice protagonista, capace di imporsi in un ambiente dominato dagli uomini e dai loro preconcetti maschilisti.