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sabato, 3 Dicembre 2022

Meriam condannata per apostasia

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Emanuela Iovinehttps://www.21secolo.news
Ambiziosa, testarda e determinata. Napoletana ma residente a Gallarate. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presentando una tesi dal titolo: "Tendenze Linguistiche del Giornalismo dalla carta al web". Iscritta dal Novembre 2016 all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Diplomata nel Giugno 2013 in danza classica e moderna e attualmente docente di lettere.

Meriam Yehya Ibrahim, 26enne sudanese, è in carcere da febbraio con l’accusa di “apostasia”, la sua colpa sarebbe cioè quella di aver rinnegato la propria fede musulmana per sposare un uomo cristiano con cittadinanza statunitense. Il caso suscitò l’interesse delle autorità già nell’agosto scorso, quando un parente del padre dichiarò che la giovane era nata musulmana.

È incinta all’ottavo mese e ha già un altro figlio di 20 mesi, ma nonostante ciò il tribunale sudanese l’ha condannata alla pena di morte per impiccagione. La notizia sta facendo il giro del mondo e cresce la mobilitazione internazionale partita dalle organizzazioni come Amnesty a Human rights watch e Avvenire per cercare di salvarla, ma i giudici sudanesi hanno spiegato: Meriam verrà giustiziata almeno due anni dopo aver partorito. Intanto il suo avvocato Al-Shareef Ali al-Shareef Mohammed presenterà istanza di ricorso al tribunale di Khartum poiché il verdetto sarebbe stato troppo affrettato nonché debole dal punto di vista giuridico. Il giudice secondo le indiscrezioni si sarebbe rifiutato di ascoltare i testimoni della difesa ignorando così i principi di libertà di religione e uguaglianza, previsti dalla Costituzione del Paese. La donna è stata poi successivamente accusata anche di adulterio, incriminata per rapporti sessuali con un musulmano e condannata per questo a 100 frustate perché il matrimonio con il marito non è stato riconosciuto valido. Secondo il suo avvocato però, il padre di Meriam era musulmano, ma la madre era una cristiana ortodossa originaria dell’Etiopia e ha inoltre aggiunto: il padre ha lasciato la famiglia quando la bambina era piccola e la madre l’ha cresciuta nella fede cristiana. Il Premier Matteo Renzi ha recentemente twittato: mi unisco alla campagna di Avvenire perché Meriam deve vivere e l’Italia farà sentire la sua vicinanza anche nelle sedi diplomatiche per la libertà di fede.

Il giudice sarebbe quindi andato oltre il proprio mandato quando ha dichiarato il matrimonio tra Meriam e un cristiano non valido, pensando solo alla legge islamica e alla Costituzione vigente in Sudan. Proprio qui diverse persone negli ultimi anni sono state condannate, ma hanno evitato il carcere rinnegando la propria fede e Meriam sarebbe dunque la prima persona nel Paese a essere condannata alla pena capitale per questa accusa.

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