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domenica, 28 Novembre 2021

Mario Draghi, consultazioni per consolidare la maggioranza

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Emanuele Marino
Giornalista pubblicista, nonché studente universitario iscritto alla facoltà di Lettere Moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II

Maggioranza sempre più compatta quella che si va consolidando sempre maggiormente intorno alla figura di Mario Draghi, che con diversi incontri si sta assicurando sostegno sempre più consolidato. Oltre il modello Ursula: Pd, Forza Italia e Italia Viva ma anche il M5S e LeU ci stanno e i segnali di apertura da parte della Lega sono sempre più netti.

Qualche tensione residua però si avverte ancora, Matteo Salvini prende le distanze dall’alleata Giorgia Meloni, la quale ha affermato di non voler concedere la fiducia al nuovo esecutivo, il leader leghista lascia trasparire l’intenzione di entrare nella squadra, con tanto di ministri. 

Beppe Grillo, leader di M5S, intanto giunge a Roma per partecipare alle consultazioni, che alle barricate iniziali lascia succedere posizioni più dialoganti nei confronti dell’ex banchiere centrale. La lunga telefonata tra Draghi e Grillo avrebbe dato avvio ad una possibilità di convergenza ideologica.

Precederà l’incontro un vertice del Movimento alla Camera, al quale, oltre al garante, presiederà anche Conte. Qualsiasi decisione, afferma il partito,  dovrà essere messa ai voti online, sulla piattaforma Rousseau.

La serie di colloqui ai quali l’ex presidente della Bce si è sottoposto ha avuto lo scopo di iniziare a chiarire la situazione politica italiana, fissando alcuni cardini del nuovo modello politico almeno dal punto di vista della fiducia concessagli dai partiti.

 LeU sente ancora un forte distacco, anche se si accinge cautamente a moderare le proprie posizioni, avvertendo però di un pericolo che in molti temono: il rischio di una compagine disomogenea. In sede parlamentare, secondo LeU, ciò potrebbe essere causa di ambage ed esporre a sgambetti ora di una forza parlamentare, ora di un’altra.

Tale questione, d’altronde, è stata ipotizzata anche dai Dem, i quali però, più fiduciosi, hanno già messo agli atti la disponibilità a lasciare a Mario Draghi lo spazio per trovare una sintesi.

La distanza tra le diverse posizioni è tangibile grazie all’esempio della riforma fiscale che vede fronteggiarsi die visioni diametralmente opposte: la sinistra si arena su una visione “tedesca” orientata alla progressività della tassazione, la lega su quella opposta, la flat tax.

Inoltre resta da risolvere ancora il problema del blocco dei licenziamenti, la cui scadenza è fissata per la fine del mese di marzo, ma riguardo al quale si hanno opinioni nettamente diverse.

Durante la prossima settimana Mario Draghi si circonderà nuovamente di nuovo di tutti i partiti con un secondo giro di consultazioni nella giornata di lunedì, per poi passare ad ascoltare le proposte, occasione propizia per fugare tutti i dubbi residui, riguardo la maggioranza e la squadra di governo.

Il sostegno più fervido è quello di Italia Viva a prescindere dalle formule, secondo la linea di Matteo Renzi.

Conferma la fiducia nel premier anche il Pd, annunciando la volontà di mettersi in gioco con proposte di governo forti e lungimiranti.

Forza Italia presiederà senza Silvio Berlusconi, trattenuto per ragioni di salute, ma presiederà a Montecitorio Antonio Tajani che conferma il pieno appoggio.

Matteo Salvini sarà il portavoce della lega, che deve però ancora incontrare il premier incaricato, ed è spinto anche dal partito del Nord che spinge in tal senso per non restare tagliato fuori dalla gestione del Recovery plan.

Forte divisione per il centrodestra, FdI mantiene le distanze dall’esecutivo Draghi, Giorgia Meloni non esclude la possibilità dell’astensione.

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