Marco Miserini, una vita per il calcio e per i giovani

Noi della redazione giornalistica XXI SECOLO abbiamo avuto l'occasione di rivolgere all'attuale tecnico del Settore giovanile porticese alcune domande.

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Marco Miserini

Decidere di lavorare nel settore giovanile calcistico è una faccenda intricata. Si tratta di trasmettere integrità, coerenza e onestà; vuol dire essere il modello di comportamento che i ragazzini si aspettano, dentro e fuori dal campo. Significa essere un insegnante, non soltanto di sport, ma di vita. Marco Miserini, direttore ed allenatore della Juniores Nazionale Portici 1906, nonché autore del nuovo format radiofonico “Calcio Giovani“, è tutto questo. La sua è una vera e propria vocazione, che fonde abilità, competenza, passione e modo di essere. Un personaggio di spicco della regione Campania, dedito a dare visibilità a quello che è il vero serbatoio del calcio, in cui prendono vita le speranze e i sogni di tanti piccoli atleti.

Sulla soglia dei suoi 25 anni di carriera, mister Miserini vanta un bagaglio d’esperienze di tutto rispetto. Muove i primi passi con i pulcini dell’Arci Scampia nel lontano 1993, collabora negli anni con la Puteolana, ASD Pianura, US Arzanese, Sporting Neapolis, Fc Vomero, passando per i settori giovanili prestigiosi, fino a divenire tecnico delle prime squadre tra cui Calcio Campano in Promozione, il Savoia in Eccellenza ed il Real Albanova. Noi della redazione giornalistica XXI SECOLO abbiamo avuto l’occasione di rivolgere all’attuale tecnico del Settore giovanile porticese alcune domande.

Mister, come e perché è diventato allenatore di calcio; cosa le piace di questo mestiere?                                                                                                               

«La verità è che, purtroppo, ho smesso di giocare a calcio giovanissimo a causa di un grave infortunio. Avevo solo 17 anni, ma da allora non ho potuto fare a meno di stare sui campi di pallone, tanto è vero che, invece di continuare a giocare a livelli “minori”, ho messo su una piccola squadretta nella parrocchia dove abitavo. Da allora è nata questa mia vocazione, più che passione per il calcio. La cosa che mi piace sopra ogni altra del mio lavoro è quella di formare i giovani. Stare insieme a loro è ciò che amo di più.»

Qual è la sua filosofia di lavoro sul campo e come la trasmette ai tuoi ragazzi? 

«In veste di allenatore sul campo cerco sempre, col massimo impegno, di valutare ogni situazione di gioco possibile, per far sì che i miei ragazzi durante le partite ufficiali della Domenica siano pronti a tutto contro gli avversari, non dimenticando l’analisi degli aspetti tattico-tecnici e quella atletica di ciascuno. Per ciò che concerne gli aspetti caratteriali, ripeto spesso ai miei giovani che il calcio è sì uno sport serio, ma anche un divertimento, per cui devono abbinarlo necessariamente allo studio o al lavoro. Il tutto senza mai dare finte illusioni, come in tanti purtroppo fanno, ma anche senza togliere il sogno a nessuno. D’altra parte sono stato anch’io ragazzo e anche io ho sognato, come loro, di fare il calciatore per professione. Bisogna però restare coi piedi saldamente a terra.»

Quali valori non devono mancare nella sua squadra?                                              

«I valori devono esse sempre quelli della serietà, della correttezza e dell’educazione. Io, che mi approccio costantemente ai giovani, cerco in ogni modo di farli crescere soprattutto come uomini. Vorrei che loro tenessero sempre bene a mente questi anni trascorsi insieme e che possano avere come esempio noi allenatori in senso positivo, come allenatori un pò di vita. Mi piacerebbe, dunque, che tutto quello che succede in una stagione se lo possano poi ritrovare da grandi, anche negli aspetti lavorativi.»

“Calcio Giovani” presenta la III edizione dello stage degli Under. E’ un progetto che nasce da una sua idea e che si svolgerà sotto la tua direzione tecnica. Cosa ci dice a riguardo?

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Stage under

«Questo stage nasce da un’esigenza precisa. Ancora oggi tantissime società, finita la stagione sportiva, non danno continuità agli allenamenti dei loro giovani; c’è quindi un buco totale che va da Aprile-Maggio fino a Luglio. Sono felice di dar vita a quest’iniziativa, perché fa sì che i ragazzi si facciano trovare pronti per la stagione successiva e riprendano una condizione fisica ormai ferma per molti già da qualche mese. L’età che io propongo per questo stage è quella in cui si ha la massima perdita di potenziali talenti: mi riferisco ai ragazzini tra i 15 e i 18 anni. Le prime due edizioni dello stage hanno avuto grande successo e hanno dato anche lustro a diversi giovani. Speriamo che pure quest’anno possano partecipare in tanti. Siamo fiduciosi.»

Un bilancio della sua stagione come direttore tecnico del settore giovanile del Portici                                                                                                                   

 «Il bilancio di questa prima stagione è sicuramente positivo. Sono stati creati da zero due gruppi di giovani nati nel 2000 e nel 2001 che, oltre a ben figurare nei loro campionati, hanno profili davvero interessanti. Se viene data loro la possibilità di continuare la programmazione nello stesso Portici o in altre società, sono pienamente convinto che possono fare bene. Ogni piccolo o grande progresso è comunque frutto di lavoro e sacrifici condiviso con lo staff, dal primo all’ultimo collaboratore.»

Come vede il suo futuro? Ha già in mente qualche nuovo progetto?  

 «In questi tantissimi anni, non per scelte personali, non sono mai riuscito a dar continuità a un progetto iniziato; questo è un cruccio che mi porto da molto. Se penso al futuro, posso dirvi che cercherò sempre di fare tanto per il calcio e per i giovani. Vorrei sicuramente dar proseguimento al lavoro svolto quest’anno, ma non nascondo che ci sono stati già contatti con altre società per rivestire ruoli diversi da quello attuale.»

Un messaggio che vuole lanciare ai giovani                                                       

«Non mollate, nonostante le tantissime difficoltà che ci sono nel mondo calcistico, così come in quello lavorativo al giorno d’oggi. Non vi fermate alla prima problematica, soprattutto se pensate di avere le qualità per per provare ad arrivare in alto. Non fatevi illudere dai tantissimi “non addetti ai lavori” che promettono mari e monti per poi lasciarvi soli con le vostre speranze. Infine, giocate a calcio in qualsiasi categoria perché il calcio è lo sport più bello del mondo.»

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