Mammazezzella una parola che apparentemente può non dire nulla, ma nel dialetto napoletano ha un significato specifico dalla risonanza culturale.
Come si chiamava anticamente la babysitter? In molti pensano che l’accezione sia balia o tata, in realtà non è così, soprattutto a Napoli, dove esiste un vero e proprio termine specifico.
Questa “figura professionale” a Napoli era chiamata Mammazezzella, un mestiere spesso fondamentale in casa per accudire i piccini.
La figura della Mammazezzella era riconoscibile grazie ad un vestiario piuttosto rappresentativo, dato dalla presenza di un grosso fermaglio a raccogliere i capelli, detto “pettinessa” perché somigliante ad un grande pettine.
Il ruolo della Mammazezzella era diverso in base alle esigenze del pargolo. Si può distinguere, tra la “balia” che si occupava anche di allattare il bambino, talvolta fino allo svezzamento. In questi casi si trattava principalmente di donne appartenenti all’aristocrazia alle quali per rispetto dell’etichetta sociale cui facevano parte, era vietato allattare.
Oppure semplicemente di donne che non avevano abbastanza latte e quindi necessariamente dovevano affidarsi alle cure della Mammazezzella.
Mammazezzella: un antico “mestiere” che profuma di attualità
Molti uomini napoletani ricordano e raccontano di questa figura che spesso si affiancava alla donna di casa, per aiutarla nell’ accudimento del bambino o nella gestione della casa.
Le mammazezzelle erano donne molto formose e prosperose, dalla carnagione rosea, per lo più contadine, provenienti da Alife, Procida, Sorrento, Marano e Fratta, vicino Napoli.
Grazie a questa figura, considerata di vitale importanza in specifici casi, poiché da lei dipendeva spesso la sopravvivenza dei bambini napoletani, oggigiorno Napoli può annoverare nella propria tradizione anche questa professione.
In vico Speranzella, nei Quartieri Spagnoli, c’è un murales fatto di carta, colla e vernice. Rappresenta una donna sorridente, in salute, dalle guance rosee, le formose pronunciate e dai grandi seni scoperti. Tiene amorevolmente stretti tra le braccia forti due voraci pargoli mentre li allatta:è una mammazezzella.
L’opera è di Salvatore Iodice, artista del laboratorio artigianale “Miniera Quartieri Spagnoli”.
Alla Mammazezzella da lui realizzata ha affidato un compito importante: ricordare a chi la osserva un momento della storia e un aspetto fondamentale della cultura napoletana attraverso la sua carnalità e vivida maternità.
Ancora vivo è il ricordo di queste balìe belle e vistose, che oggi si potrebbero definire le moderne baby sitter o tate.





