Maggio dei monumenti, monumento di legalità e dignità

Napoli, si sa, è un intero monumento sotto il cielo, grazie all’eredità ricevuta dalle varie dominazioni del passato, primi tra tutti i Cumani che la fondarono nel VIII secolo a.C.

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Maggio dei monumenti

Napoli, si sa, è un intero monumento sotto il cielo, grazie all’eredità ricevuta dalle varie dominazioni del passato, primi tra tutti i Cumani che la fondarono nel VIII secolo a.C. Risulta difficile sottolineare e suggerire un luogo dell’antica Parthenope che possa emozionare più degli altri.

Napoli nella sua interezza, nelle sue splendide contraddizioni, è in grado di trasferire emozioni come nessuna altra città al mondo, tant’è vero che Johann Wolfang von Goethe citò “Vedi Napoli e poi muori!” nella lettera del 2 marzo 1787, nella sua opera ‘Viaggio in Italia’. La città gli rimase nel cuore, avvolto dal calore del popolo partenopeo, capace di godere di tutte le piccole gioie della vita. Tra i tanti uomini illustri del passato che ispirati da questa città hanno espresso sublimi forme d’arte e “modi di pensare”, quest’anno sarà ricordato il grande filosofo, storico e giurista italiano Giambattista Vico (Napoli, 23 giugno 1668 – Napoli, 23 gennaio 1744).
“Il giurista” è uno studioso il cui compito è studiare e interpretare il diritto, inteso come scienza dell’organizzazione della società attraverso le Istituzioni e le regole operanti nei vari ambiti dell’agire umano. Nell’organizzazione di una società, che passa attraverso le Istituzioni, anche il compito di “tenere a bada” soggetti che, infrangendo le regole, devono necessariamente essere esclusi dal “libero vivere” e destinati a programmi di recupero, affinché il loro nuocere alla collettività non diventi un modello di vita.
Da quando è antico il mondo sono, dunque, sempre esistiti i penitenziari.
La città di Napoli, anche sotto questo aspetto, ha sempre mostrato particolare attenzione, considerate le organizzazioni criminali che nel corso degli anni sono state protagoniste di eventi violenti e delittuosi che di fatto hanno spesso tristemente fornito un’identità negativa alla città.
Un penitenziario può essere in un certo senso considerato “un monumento”, non di certo per la sua bellezza architettonica, ma per la sua importanza morale, per il prezioso contributo atto a migliorare la collettività, rieducando alla legalità senza mai trascurare la dignità
Napoli ha il “suo” penitenziario, comunemente conosciuto come carcere di Poggioreale, intitolato a Giuseppe Salvia, un tempo Vice Direttore dell’istituto, barbaramente assassinato mentre percorreva con la sua auto la tangenziale di Napoli. La tangenziale da quell’orrendo 14 aprile 1981 è un monumento, come lo sono tutti i vicoli di Napoli e ogni pietra sulla quale resta impresso per sempre il sangue della legalità.
I lavori per la costruzione dell’attuale Casa circondariale di Napoli “Poggioreale”, all’epoca Carcere giudiziario, ebbero inizio nel 1905 per far fronte al sovraffollamento delle carceri in funzione all’epoca: Vicaria, già Castel Capuano, carcere del Carmine e del Forte di Vigliena.
Un sovraffollamento mai del tutto sanificato “…Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro ma chi le ha mai viste chissà…” basta citare il grande Fabrizio De André che durante il suo percorso artistico ebbe un “pensiero” per Poggioreale.
“Le carceri italiane, nel loro complesso, sono la maggior vergogna del nostro Paese. Esse rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si abbia mai avuta” dichiarò Filippo Turati in un discorso alla camera nel 1904.

Questo non è possibile, lo Stato non è vendetta, non può esserlo e la vittoria di un’intera collettività non è nel “torturare” chi sbaglia e relegarlo al ruolo di “scarto umano”, ma nel recuperarlo. Sono nate quindi nel corso degli anni associazioni di volontariato, movimenti attivisti in difesa dei diritti dei detenuti e tanto a onore del vero è stato fatto e tanto c’è ancora da fare; trattare con disprezzo chi sbaglia non può far altro che alimentarne la rabbia, una rabbia che di certo sarà trasferita alla collettività.

Gli auguri di buon lavoro vanno all’attuale direttrice del penitenziario di Poggioreale dottoressa Maria Luisa Palma, seriamente impegnata nell’impegnativa attività di recupero dei detenuti, senza mai trascurare la dignità degli stessi; un ruolo di fondamentale importanza per l’intera collettività, affinché il “mostro di cemento” abbia anima e cuore. Siamo fiduciosi nel suo operato.
Gli auguri oltremodo vanno al sindaco di Napoli dottor de Magistris e alla sua amministrazione, perché se la città di Napoli negli ultimi anni è risultata sempre “sold out” dal punto di vista delle presenze turistiche, un motivo ci sarà.

Giambattista Vico morì il 23 gennaio del 1744 nella sua casa di Napoli. Fu sepolto nella chiesa detta dei Girolamini (centro storico di Napoli) dove oggi è ancora visibile la sua tomba. Mente brillante, ricordato universalmente per i suoi “corsi e ricorsi storici”, si oppose alla concezione aristotelica che poneva Dio al centro del mondo: è l’uomo ad aver scritto la storia e in questo scenario Dio è la Provvidenza che interviene per guidare l’uomo nella creazione.

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