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venerdì, 30 Settembre 2022

Mafia: stretta sulla cerchia di Messina Denaro

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Sono scattati stamane i provvedimenti di custodia cautelare ai danni di 22 presunti affiliati, nell’area della provincia di Trapani, precisamente da Mazara a Castelvetrano, legati da rapporti, secondo gli inquirenti alla famiglia mafiosa a capo della cupola di Cosa Nostra e vicini al super-latitante Matteo Messina Denaro, detto “U Siccu” e capo dell’omonima organizzazione criminale.

I nuclei operativi della Polizia e dei Carabinieri, insieme ai reparti speciali della Dia e della Dda di Palermo, dalle prime luci dell’alba hanno messo a ferro e fuoco l’intera area trapanese e sono giunti dopo anni di indagini, a ricostruire legami tra esponenti della cosca retta da “U Siccu” e la rete creata dai medesimi per dar mano libera al nemico pubblico numero uno d’Italia.

Infatti, spesso il legame mafioso appoggia su quello familiare, dinastico quasi, come già in passato molteplici esponenti di Cosa Nostra, hanno fatto ad esempio Totò Riina e Bernardo Provenzano, affidando incarichi a membri della loro famiglia.

La scelta familiare infatti, emerge dagli esponenti legati al clan di Matteo Messina Denaro che stamani sono stati arrestati durante il blitz.

Infatti, dai nomi si evince come tutti fossero imparentati con il super latitante e come in tutto il territorio trapanese fosse in mano ai cognati del boss, insieme al fratello Salvatore, posti ai vertici dell’organizzazione e dediti ad orchestrare le attività illeciti.

Dalle indagini della Dia e della Dda di Palermo, emergono capi d’accusa contro i familiari del boss Messina Denaro, quali detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, associazione a stampo mafioso, estorsione e racket ai danni di commercianti ed imprenditori locali e intestazione fittizia di beni.

Il punto segnato stamane dalle forze dell’ordine però ha anche un grande risvolto positivo nella lotta contro la latitanza del super boss di Cosa Nostra.

Le indagini e il blitz hanno permesso di ricostruire e non solo di sgominare la rete venutasi a creare intorno all’enigmatica figura del boss Messina Denaro.

Oltre a confermare il ruolo di primo piano svolto dal boss sul territorio non solo trapanese, ma all’interno della stessa Cosa Nostra, ha consentito di ricreare la rete di messaggi e “pizzini” adottata per interagire con familiari-affiliati e altri capi o esponenti dell’omonima organizzazione criminale.

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