Luigi Vanvitelli è ancora oggi ricordato e studiato tra i banchi di scuola, come figura simbolo dell’arte italiana.
Figlio di un pittore di origini olandesi (il suo vero cognome è van Wittel, poi italianizzato in Vanvitelli), studia architettura a Roma sotto la guida di Filippo Juvarra. Rispetto al maestro però Luigi Vanvitelli sviluppa un linguaggio pienamente neoclassico: i suoi edifici sono schematici e privi di eccessi decorativi anche quando realizza effetti scenografici di gusto barocco.
La sua opera più importante è la Reggia di Caserta, un’immensa residenza reale voluta da Carlo VII di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, per rivaleggiare con gli altri palazzi imperiali che in questo periodo sorgono in Europa. L’edificio rettangolare, dotato di quattro cortili interni, misura quasi 250 metri lungo il lato maggiore ed è immerso in un grande giardino. Al suo interno è attraversato da una lunga galleria che unisce visivamente la Piazza Reale sul fronte principale e il lungo parco sul retro. Al centro della galleria si apre il maestoso scalone d’onore che porta al vestibolo superiore, un ingresso ottagonale che dà accesso agli appartamenti reali: 1200 stanze tra saloni, camere da letto, sale di rappresentanza, la cappella privata e il teatro.
Il linguaggio classico è evidente all’esterno: la facciata, alta cinque piani, ha il ritmo equilibrato dell’architettura classica, interrotto solo al centro da un corpo sporgente con colonne, archi e un timpano triangolare.
Il parco dietro la reggia è un viale lungo 3 chilometri percorso al centro da una sequenza di vasche e fontane. Ogni vasca riversa le sue acque in quella inferiore, in direzione della Reggia, attraverso gruppi di sculture che creano dei fondali scenografici. Questi spettacoli di acqua e marmo servivano a sorprendere gli ospiti del re e a manifestare tutto il suo potere.
Per alimentare le vasche e le cascate Vanvitelli realizza un apposito acquedotto che, dal monte Taburno a 38 chilometri di distanza, porta l’acqua alla Reggia.
Alla fine del Settecento il parco della Reggia viene completato con due giardini molto diversi tra loro.
Il primo, subito dietro il palazzo, è un giardino all’italiana progettato dallo stesso Vanvitelli. Questo tipo di giardino, nato nel Rinascimento, tende a geometrizzare la natura attraverso viali rettilinei e aiuole regolari. Anche le piante vengono potate in modo da assumere un aspetto geometrico. È un tipo di giardino che segue l’idea illuminista di dare razionalità alla natura.
Il secondo, posto alla fine del lungo viale, è un giardino all’inglese realizzato da un botanico chiamato dall’Inghilterra. Al contrario del giardino all’italiana, quello inglese cerca di ricreare un ambiente naturale e spontaneo, senza viali rettilinei, ma con sentieri tortuosi e macchie di vegetazione sparse tra i prati. Questo tipo di giardino è caratteristico del Romanticismo, la nuova corrente artistica che sta nascendo nel Nord Europa e che all’inizio dell’Ottocento soppianterà il Neoclassicismo.





