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lunedì, 14 Giugno 2021

Luci su Rafa Benitez

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Alessandro Montano
Aspirante giornalista sportivo distante un pallone dalla normalità. Crede in un Calcio fatto di domeniche in gradinata e di partite "sventurate" tra amici. Passione, divertimento e spirito di aggregazione la Trinità da rispettare. Sogna di diventare una delle grandi voci della comunicazione sportiva.

In generale, nel calcio ci sono due tipi di allenatori: quelli che allenano nel senso più etimologico della parola, e quelli che dirigono. Solitamente, in quest’ultima categoria rientrano gli allenatori di un certo livello, quelli che magari siedono su una grande panchina e hanno a che fare con grandi campioni, ai quali certamente non c’è bisogno di spiegare tutto. Ecco, col suo palmarès di tutto rispetto, possiamo affermare che Rafa Benitez appartenga alla seconda categoria. E’ un ottimo manager, ha alzato parecchie coppe e soprattutto è una figura internazionale. Tuttavia, ciò non significa che non abbia lacune.

Da quando è all’ombra del Vesuvio, ha vinto due trofei in due anni: una Coppa Italia e una rocambolesca e avvincente Supercoppa Italiana. A tratti, ha mostrato un gioco offensivo, divertente e veloce. Appunto, a tratti. Ora, qualcosa si è rotto e la formazione partenopea si è sfaldata proprio nel periodo chiave della stagione, rivelandosi incapace di compattarsi intorno a una figura carismatica all’interno dello spogliatoio.
Così, sembra ormai imminente la sua partenza da Napoli verso lidi ancora ignoti. Già, perché sul fatto che Benitez vada via a fine stagione non dovrebbero esserci molti dubbi. Ma d’altronde, un allenatore che chiede ad aprile di voler vedere da parte della società una programmazione, con tanto di business plan e un progetto di mercato solido, quanta credibilità può riscontrare? Un uomo di calcio come Benitez saprà benissimo che le squadre vengono costruite decisamente prima della fine della temporada, dove a tavolino vengono tracciate le linee guida da seguire per rinforzare la rosa in vista della prossima stagione.

Questo Napoli, il suo, ha dimostrato lacune clamorose per un club che afferma di voler competere ad alti livelli su tutti i fronti. Fase difensiva da dopo-lavoro, tasso tecnico della squadra disperatamente basso e una mancanza di agonismo e di carattere che troppo spesso ha tradito la squadra nei momenti clou della stagione. Che la società non abbia fatto gli acquisti giusti per il calcio di Benitez, è poi un altro discorso. Eppure, perché il tecnico spagnolo non ha mai preso posizione nei confronti della società, come già fece in passato con le dirigenze di Inter e Chelsea? Quindi, anche se in maniera totalmente implicita, dobbiamo desumere che questi acquisti siano stati in qualche modo avallati dal tecnico spagnolo?

Eppure, queste sono solo alcune delle domande che Benitez ha suscitato nella piazza con non poche perplessità. Insomma, premettendo che il compito di un allenatore è quello di far giocare al meglio la propria squadra con i mezzi a propria disposizione, che senso ha avuto schierare un modulo che necessita palesemente di due grandi centrocampisti, quando in rosa non ce n’è nemmeno mezzo che possa dirsi tale? Che senso ha avuto impostare il gioco sul possesso palla quando il tasso tecnico della colonna vertebrale della squadra (i due centrali di difesa e quelli di centrocampo) è a dir poco scadente?

Si diffidi da chi si presenta come “professore” in uno sport dove la casualità è una componente dominante. Occorrono passione, determinazione e carisma, perché, ahimè, questo gioco non è affatto una scienza esatta. Indipendentemente da quale sarà il risultato di domenica al San Paolo contro la Lazio, la stagione è prevalentemente da dimenticare. Bisognerà ricostruire questa squadra con acquisti seri e di qualità, e se avverrà con Benitez va benissimo; se avverrà senza Benitez andrà benissimo lo stesso.

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