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venerdì, 27 Maggio 2022

L’otite

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Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

L’otite, ossia l’infiammazione dei diversi distretti dall’apparato uditivo, affligge molti animali da compagnia. La corretta diagnosi delle cause scatenanti e le terapie mirate sono fondamentali ai fini della gestione di questa patologia. Le otiti possono riconoscere cause batteriche, fungine, allergiche, traumatiche. Alcune di queste sono spesso coesistenti e vanno approcciate con terapie combinate.

Tra i fattori predisponenti è importante la conformazione dei padiglioni auricolari che, specialmente tra i cani, è molto variabile. Soggetti ad orecchie pendule e/o caratterizzati da considerevole presenza di pelo all’ingresso del condotto uditivo esterno sviluppano nello stesso un ambiente caldo umido ideale per la proliferazione di batteri e funghi; inoltre, l’eliminazione spontanea del cerume secreto dalle ghiandole del condotto uditivo è resa difficoltosa, se non impedita del tutto. Le orecchie pendule ed il pelo lungo sono infatti frutto della selezione operata dall’uomo che discosta molto la morfologia delle varie razze dall’antenato ancestrale, il lupo.

L’otite comporta, a seconda della gravità, fastidio, prurito e dolore. L’animale si gratta spesso con tale intensità da procurarsi lesioni cutanee che, infettandosi, complicano ulteriormente il quadro clinico.

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Otodectes cynotis. Acaro responsabile della rogna auricolare (immagine microscopica). Foto: Claudio Melluso

Alcune specie di acari colonizzano e svolgono il proprio ciclo vitale all’interno del canale auricolare di cani, gatti ed altri animali nutrendosi di fluidi e detriti che reperiscono in questa sede. La loro attività sensibilizza l’ospite che regisce con una risposta allergica e con la produzione di abbondante secrezione, spesso di colore scuro.

Anche le allergie alimentari possono coinvolgere le orecchie, essendo rivestiti di epitelio il padiglione ed il condotto uditivo.

La diagnosi accurata della causa di otite è alla base del successo terapeutico. In seguito ad un esame accurato mediante l’otoscopio o l’endoscopio è possibile stadiare la gravità del problema ed in particolare assicurarsi dell’integrità della membrana timpanica. Se danneggiata, infatti, il cane può subire lesioni all’orecchio medio ed interno con coinvolgimento di strutture nervose che comportano alterazioni dell’equilibrio riferibili ad una sindrome vestibolare.

E’ fondamentale escludere anche la presenza di corpi estranei, tipicamente ariste di graminacee che, per la loro particolare forma, si comportano da agenti perforanti il cui orientamento delle spine consente di procedere unicamente in una direzione. In tal modo, se non si interviene per tempo alla rimozione, sono in grado di perforare il timpano.

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Corpo estraneo (arista di graminacea) rimosso dal condotto uditivo di un cane. Foto: Claudio Melluso

Un ulteriore strumento diagnostico è costituito dall’osservazione microscopica di uno striscio su vetrino ottenuto da un tampone. Ciò consente di individuare la presenza di cellule infiammatorie, ectoparassiti, batteri o miceti. A partire da un tampone, ancora, è possibile effettuare colture in laboratorio ai fini di un antibiogramma, sempre consigliato prima di proporre una terapia antibiotica topica o sistemica.

La terapia più opportuna è impostata dal veterinario e sarebbe opportuno non improvvisarsi medici o esperti somministrando farmaci a caso. Fondamentale ai fini della risoluzione dell’otite è che le indicazioni siano seguite scrupolosamente e che la pulizia routinaria delle orecchie diventi un’abitudine. In casi estremamente gravi si ricorre a veri e propri interventi chirurgici quali l’ablazione totale della porzione verticale del condotto uditivo esterno nel caso questo risulti irrimediabilmente compromesso da granulomi o addirittura forme neoplastiche.

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