l’italiano: la lingua dalle mille sfaccettature

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la lingua italiana

L’italiano è una lingua che rientra nella famiglia linguistica indoeuropea e appartiene al gruppo romanzo. E’ parlata nell’intero territorio della Repubblica italiana, convivendo in alcuni luoghi anche con altre lingue per esempio il francese in Valle d’Aosta o il tedesco in Trentino Alto Adige, oltre che con i numerosi dialetti a livello regionale. La lingua italiana ha una tradizione molto antica. Infatti, è principalmente basata sul dialetto toscano, in particolare il fiorentino letterario del Trecento. Nel corso degli anni molti sono stati i dibattiti linguistici dove svariati personaggi letterati hanno formulato o rielaborato diverse teorie, per cercare di fissare in degli schemi la lingua che noi oggi parliamo. Non si può certamente affermare che sia una lingua stabile, poiché tutte le lingue sono sempre in continua evoluzione. Il fenomeno evoluzionistico della lingua causa non pochi problemi,  come capitava anche ai tempi di Dante o di Petrarca o ancora in tempi più lontani, infatti molte volte al giorno d’oggi parlando con un qualsiasi interlocutore, che sia amico o conoscente, si può fraintendere ciò che si dice. Molto spesso il fraintendimento è causa di numerose discussioni tra le persone, portando addirittura ad un troncamento dei rapporti. Se ciò accade, di chi è la colpa? Non è attribuibile alcuna colpa, se solo a volte si ragionasse in termini che implicano numerosi fattori. La comunicazione ha subito nel corso dell’ultimo secolo un notevole sviluppo, soprattutto grazie alla tecnologia, motivo per cui attualmente è molto diffuso l’uso di SMS e chat sui social network per comunicare con una persona che non si ha vicino. In questo modo vengono a mancare due fattori che possono incidere notevolmente: il contatto visivo e l’andamento intonativo della frase, anche se probabilmente un aiuto è dato dai nuovi messaggi audio. Un terzo fattore che è causa di fraintendimenti è il significato che si attribuisce alle parole, probabilmente quello più importante e privo di responsabilità, poiché sarebbe assurdo pensare che prima di parlare con qualcuno si debba dover sapere il significato che ogni interlocutore attribuisce al proprio vocabolario. Un vocabolario formatosi nel tempo per incidenza di altre varianti come il grado d’istruzione, il contesto familiare, il contesto locale e il contesto regionale. Il contesto regionale è senza dubbio causa di molte diversità  a livello lessicale ad esempio la differenza fra caffè marocchino e vetrino o espressino (come è chiamato nel Sud Italia, a Venezia e Reggio Calabria) che dovrebbe essere facilmente individuabile, ma che risulta sfumata perchè queste tipiche preparazioni da bar trovano interpretazioni diverse in diverse regioni per cui se si chiedesse a Milano un “vetrino” si potrebbe non essere compresi e ci sarebbe bisogno di un’ulteriore specificazione. Ma non è questo l’unico caso, infatti a Firenze in una macelleria chiedendo delle braciole, si avranno in cambio delle bistecche. La situazione potrebbe complicarsi quando entrano in gioco parole che hanno un’accezione delicata, ad esempio a Milano o in generale nell’Italia settentrionale viene chiamato “pirla” una persona facilmente imbrogliabile, quindi con accezione di sciocco o persona ingenua; quest’accezione potrebbe tranquillamente essere fraintesa in qualsiasi altro luogo della penisola, venendo intesa con un’accezione negativa. Come é evidente la lingua italiana, presenta per gli stessi concetti numerose accezioni e impercettibili, ma sensibilissime sfumature che non sempre vengono intese da chi abbiamo di fronte. Questo potrebbe essere uno stimolo per tutti i parlanti ad analizzare, ad essere precisi nello scrivere e nel parlare, ad avere pazienza, ad usare la giusta intonazione quando c’è bisogno di spiegare e rispiegare, durante la conversazione con altre persone ciò che si intende dire, comunicare, soprattutto attraverso SMS e chat sui social, quindi un ulteriore invito a preferire un parlare faccia a faccia. Si capisce che è impossibile prestare attenzione a tutto ciò, in momenti in preda alla spontaneità e perchè non si potrà  mai essere padroni di una conoscenza a priori di ciò da cui si è circondati, ma ancor di più non si può conoscere il pensiero altrui.

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