L’Italia ammalata: nuovi casi di influenza virale.

Continua ad aumentare senza sosta il numero di casi di influenza. L'ultimo resoconto realizzato da "Influnet", il portale telematico di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità, ha riportato la registrazione di ben 805.000 nuovi infetti solo nell'ultima settimana.

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Continua ad aumentare senza sosta il numero di casi di influenza. L’ultimo resoconto realizzato da “Influnet“, il portale telematico di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, ha riportato la registrazione di ben 805.000 nuovi infetti solo nell’ultima settimana, per un ammontare di 3 milioni di italiani che si trovano a dover combattere la sintomatologia comune: febbre, dolori articolari e malessere generale.

I virologi affermano il coinvolgimento di un virus di tipo B denominato “Yamagata” il quale, infettando prevalentemente uccelli e pollame, è invischiato nell’influenza aviaria che spesso si traduce in un’epidemia. Dall’etimologia è intuibile che il virus provenga da paesi orientali come il Vietnam e la Thailandia in cui si registrarono i primi casi in assoluto, nel 1997, di trasmissione aviaria, causa il grande consumo di pollame in queste paesi.

Il problema è stato sollevato ed analizzato dal virologo e ricercatore dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco che afferma: “le vaccinazioni antinfluenzali disponibili sono quella trivalente che protegge dai sierotipi AH1N1, AH3N2 e in parte anche dal virus B, il quale però è sgominato da un più ampio spettro protettivo del vaccino quadrivalente che tuttavia, non essendo obbligatorio, è poco considerato e dunque poco somministrato”.

Pregliasco, infatti, fa chiarezza spiegando che “l’aumento dei casi da virus B appartenente alla famiglia Yamagata può essere dovuto ad una protezione non completa da parte dei vaccini trivalenti. Non capita spesso di dover fronteggiare un’epidemia causata dall’influenza B perché solitamente è il virus A quello maggiormente coinvolto” e inoltre che “colpisce soprattutto i bambini e i giovani che sono soggetti maggiormente sensibili a sviluppare l’infezione”.

Nonostante ciò, in aumento sono anche i casi influenzali di tipo B virale nella fascia d’età a partire dai 65 anni e non solo: “si registra inoltre un incremento dell’incidenza per quanto riguarda le complicanze della malattia negli anziani e negli immunocompromessi. Tutto ciò ha causato un aumento del 20% degli accessi alle unità operative di Pronto Soccorso da parte di pazienti che presentavano, oltre ai comuni sintomi, anche quadri diagnostici di polmonite, miocardite ed encefalite post influenzale. Di certo complicanze da non sottovalutare”.

Ad unirsi alla voce di Pregliasco è stata quella di Fabrizio Scalercio, dirigente dell’Unità Operativo di Dipartimento di Pronto Soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma, il quale ha lanciato un monito: “è importante soprattutto non creare eccessivi allarmismi per evitare di effettuare inutili corse al Pronto Soccorso ed ingolfare la struttura, già fortemente sollecitata”.

Scalercio, inoltre, continua consigliando di “lasciar riposare il bambino a casa per alcuni giorni ed evitare contatto diretto con soggetti non vaccinati o comunque per tutta la durata del periodo di contagiosità. Della febbre non è il caso di preoccuparsi, a meno che non raggiunga soglie inaccettabili: è un processo fisiologico e pertanto va rispettato. Non somministrate eccessive quantità di antipiretici“.

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