Tra un quarto di secolo l’Irpinia si ritroverà con quasi settantamila residenti in meno, un dato preoccupante che evidenzia quanto il Sud paghi un prezzo altissimo dovuto a condizioni economiche, culturali e sociali.
La problematica interessa in particolare modo le zone interne dell’Irpinia, dove il fenomeno dello spopolamento è in crescita.
I giovani lasciano la propria città d’origine, spesso per motivi di lavoro, dunque economici e aumenta il numero di anziani. Le famiglie saranno più numerose ma di dimensioni sempre ridotte, specchio dell’invecchiamento della popolazione, in un contesto di forte solitudine per le fasce fragili.
Lo spopolamento e la conseguente diminuzione della popolazione nelle aree interne implica una riduzione della forza lavoro disponibile, più difficoltà nel ricambio generazionale e un aumento del peso della popolazione anziana.
La riduzione demografica rappresenta un problema grave, sul quale accendere i riflettori, soprattutto perché si tratta di un fenomeno in costante crescita. Lo spopolamento dell’Irpinia influisce anche sulla quotidianità delle persone, sui servizi offerti alla popolazione, sull’economia stessa, influenzando anche le prospettive future.
La provincia di Avellino rappresenta un caso significativo. Il territorio è formato da numerosi comuni di piccole e medie dimensioni, molti dei quali collocati in aree interne, lontane dai principali poli urbani e produttivi. In questi contesti, anche una perdita contenuta di residenti può causare effetti rilevanti sull’equilibrio demografico e sociale delle comunità locali.
Irpinia: dati drammaticamente in crescita
È evidente quanto sia necessaria una strategia politica mirata, volta quantomeno a limitare il problema. I giovani decidono di farsi una vita altrove, lontano dai propri affetti, le città più piccole si spopolano e la popolazione invecchia. Un trend che penalizza le aree di riferimento, causando problemi da non sottovalutare. Chi lascia il proprio paese è influenzato da fattori territoriali, sociali, economici e istituzionali, e quindi sarebbe opportuno studiare attentamente questi fenomeni per attenuarli e bloccare quello che si configura come un vero e proprio “circolo vizioso”, secondo il quale: meno popolazione significa meno servizi, e meno servizi rendono il territorio ancora meno attrattivo.





