4shared
22 C
Napoli
lunedì, 14 Giugno 2021

Linguaggio non binario, una necessità sociale

Con l'accrescere della comunità non binaria, aggiornare il nostro linguaggio per renderlo più inclusivo è una vera e propria esigenza sociale.

Da non perdere

Eva Maria Pepe
Laureata in Lettere classiche, ama l'arte, la letteratura, i viaggi. Il suo più grande sogno è diventare scrittrice.

Parlare di persone non binarie al giorno d’oggi non è per niente una novità. I “non binari” sono tutti coloro che non si riconoscono nè nel genere maschile nè in quello femminile, oppure si riconoscono in entrambi alternativamente o contemporaneamente. La lingua è fluida, cambia continuamente e quindi la necessità di dare vita ad un linguaggio non binario è fondamentale. Resta comunque evidente la difficoltà nella creazione di un linguaggio parlato volto alla non discriminazione di questi soggetti.

Linguaggio non binario: i segni grafici

La lingua italiana infatti manca di un terzo genere, il neutro, che possa contraddistinguere le persone che non sentono di appartenere alla logica binaria uomo/donna. Nel corso degli anni si è cercato di sopperire a questa mancanza con l’uso di una serie di segni grafici. In generale possiamo dire che esistono ben quindici modi per cercare di utilizzare un linguaggio non binario. I più importanti sono: utilizzare l’asterisco al termine della parola (Es: Buongiorno a tutt*); porre una barra o una chiocciola al termine della parola (Es: Buongiorno a tutt-/tutt@); elidere le finali (Es: Buongiorno a tutt); terminare la parola con “u” o “x” (Es: Buongiorno a tuttu/tuttx).

L’uso dello scevà

Questi metodi possono essere molto efficaci nella lingua scritta, ma di nessun valore nel linguaggio parlato. Allora si è pensato ad utilizzare lo scevà. Il termine scevà deriva dall’ebraico shĕwā e non è altro che la vocale neutra ebraica. In ebraico viene pronunciato come una “e” brevissima, dal timbro debole. In fonetica viene utilizzato per indicare la vocale media per eccellenza, il cui simbolo è rappresentato da una “e” rovesciata (ə) e la cui pronuncia è di scarsa sonorità, senza tono o accento. Introducendo questa vocale alla fine di ogni parole avremo “Buongiorno a tuttə”, da leggersi come se avessimo una parola tronca.

Linguaggio non binario: una esigenza sociale

Il limite dello scevà è che quest’ultimo sia difficile da usare in quanto non presente sulle tastiere di pc e smartphone, e quindi complicatissimo da utilizzare nei messaggi di testo. Negli ultimi anni si fa sempre più alto il numero delle persone appartenenti alla comunità non binaria. Risulta dunque assolutamente necessario un aggiornamento linguistico. Il senso della lingua è che essa rappresenti le persone che la utilizzano e che sia vera e reale rispetto al contesto storico in cui essa vive.

 

image_pdfimage_print

Ultimi articoli