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L’Iliade: il ritorno di Achille, la morte di Ettore e la pietà di Priamo

Dal ritorno di Achille al duello con Ettore, fino all’incontro con Priamo: il finale dell’Iliade racconta vendetta, dolore e pietà.

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L’Iliade: il ritorno di Achille, la morte di Ettore e la pietà di Priamo

Achille conosce il prezzo del proprio ritorno. Teti gli ha rivelato che la morte di Ettore sarà seguita dalla sua. Vendicare Patroclo significa quindi accettare un destino ormai vicino.

Il guerriero sceglie di combattere. L’ira contro Agamennone aveva provocato il suo ritiro; il dolore per l’amico lo riconduce sul campo. Da questo momento l’Iliade accelera verso il duello davanti alle mura di Troia e verso l’incontro nel quale il vincitore riconoscerà la sofferenza del nemico.

Prima della battaglia, però, Omero sospende il fragore delle armi e descrive uno degli oggetti più celebri della letteratura antica: lo scudo di Achille. Sulla sua superficie Efesto non rappresenta soltanto la guerra, ma l’intero mondo degli uomini.

Lo scudo che contiene la vita

Ettore ha sottratto a Patroclo l’armatura appartenuta ad Achille. Teti raggiunge quindi la dimora di Efesto e chiede al dio fabbro di preparare nuove armi per il figlio.

Efesto forgia una corazza, un elmo, schinieri e uno scudo immenso. Al centro dispone la terra, il cielo, il mare, il Sole, la Luna e le costellazioni. Intorno compaiono due città.

Nella prima si celebrano matrimoni, banchetti e un processo pubblico. Due uomini discutono il risarcimento dovuto per un omicidio, mentre gli anziani siedono in cerchio per pronunciare il giudizio. L’altra città è assediata: i guerrieri preparano un’imboscata e la battaglia si sviluppa lungo un fiume.

Seguono campi arati, messi mature, vendemmie, mandrie, greggi e giovani impegnati nella danza. Il fiume Oceano circonda l’intera composizione.

Lo scudo raccoglie ciò che Achille sta per perdere. Il lavoro, la giustizia, le feste, l’amore e il succedersi delle stagioni continuano oltre l’accampamento acheo. La battaglia occupa una parte dell’esistenza; intorno a essa rimane un universo capace di generare vita.

Il più terribile dei guerrieri porterà sul braccio questa immagine completa dell’umanità. Mentre semina morte, reca con sé tutto ciò che gli uomini costruiscono e desiderano proteggere.

La riconciliazione di Achille con Agamennone

Achille convoca l’assemblea e pone fine al conflitto con Agamennone. Il comandante gli restituisce Briseide e consegna i doni promessi. La donna raggiunge la tenda e trova Patroclo morto.

Briseide si getta sul corpo e ricorda le sciagure attraversate. Ha visto morire il marito e i fratelli durante la conquista della propria città; Patroclo l’aveva consolata e le aveva promesso che sarebbe diventata la moglie di Achille. Il suo lamento restituisce alla prigioniera una voce e mostra il destino delle donne trascinate da una guerra all’altra.

Achille rifiuta il cibo e pensa soltanto alla battaglia. Atena lo sostiene con nettare e ambrosia, permettendogli di combattere dopo il lungo digiuno.

Quando sale sul carro, accade un prodigio. Hera concede per un istante la parola a Xanto, uno dei cavalli immortali dell’eroe. L’animale annuncia che riuscirà a salvarlo durante quel giorno, mentre la morte si sta già avvicinando per volontà di un dio e di un uomo. Le Erinni interrompono la profezia e restituiscono il cavallo al silenzio.

Achille conosce già il proprio destino. La voce di Xanto conferma che la corsa iniziata davanti alle navi terminerà con la sua morte.

Il fiume si ribella

Il ritorno dell’eroe sconvolge l’esercito troiano. Achille attraversa la pianura, uccide numerosi avversari e insegue i fuggitivi nelle acque dello Scamandro.

Il fiume si riempie di cadaveri e ordina al guerriero di allontanarsi. Achille continua a colpire; allora la divinità fluviale si solleva, trascina i corpi e tenta di sommergerlo. L’uomo capace di terrorizzare un esercito rischia di essere travolto dalla natura stessa.

Hera chiama Efesto, che avanza con il fuoco e prosciuga le acque. Lo Scamandro cede e Achille riprende l’inseguimento. La scena spinge la furia del guerriero fino al limite: il suo passaggio altera il paesaggio e costringe il fiume a difendersi.

Durante lo scontro Asteropeo riesce a ferirlo leggermente al braccio. Il particolare ricorda che l’Achille dell’Iliade possiede un corpo vulnerabile. La celebre invulnerabilità interrotta soltanto nel tallone appartiene a una tradizione successiva e rimane estranea al poema omerico.

Ettore davanti alle porte Scee

Apollo distrae Achille e permette a molti Troiani di rientrare entro le mura. Ettore rimane fuori dalle porte Scee. Priamo ed Ecuba lo supplicano di mettersi in salvo; il guerriero prova vergogna al pensiero di affrontare i concittadini dopo avere guidato l’esercito verso la rovina.

Per un istante immagina di deporre le armi e offrire ad Achille Elena e le ricchezze sottratte ai Greci. Comprende però che l’avversario lo ucciderebbe ugualmente. Decide quindi di affrontarlo.

Quando vede Achille avanzare con le nuove armi, Ettore cede alla paura e fugge. I due corrono per tre volte intorno alle mura, osservati dagli uomini e dagli dèi.

Zeus dispone sulla bilancia d’oro i destini dei due guerrieri. Il piatto di Ettore scende verso l’Ade; Apollo abbandona il suo protetto. Atena raggiunge allora il troiano sotto le sembianze del fratello Deifobo e gli promette aiuto.

Ettore si ferma e propone un accordo: il vincitore restituirà il corpo dello sconfitto alla famiglia. Achille respinge ogni patto. Scaglia la lancia, manca il bersaglio e Atena gli restituisce l’arma senza essere vista.

Ettore lancia a sua volta la propria asta, che colpisce lo scudo forgiato da Efesto e cade a terra. Chiede un’altra lancia a Deifobo e scopre che il fratello è scomparso. Comprende così l’inganno della dea e la vicinanza della morte.

Achille conosce ogni punto dell’armatura indossata dall’avversario, perché quelle armi erano appartenute a lui. Colpisce Ettore alla gola, lasciandogli il tempo di parlare. Il troiano rinnova la richiesta di restituire il corpo a Priamo ed Ecuba; Achille rimane dominato dal desiderio di vendetta.

Prima di morire, Ettore gli annuncia che Paride e Apollo lo uccideranno presso le porte Scee. L’eroe acheo accoglie la profezia e si prepara ad affrontare il destino.

Il corpo trascinato da Achille nella polvere

Achille spoglia Ettore, fora i tendini vicino alle caviglie e lega il corpo al carro. La testa del difensore di Troia viene trascinata nella polvere davanti agli occhi di Priamo, Ecuba e Andromaca.

Il trattamento riservato al cadavere viola il rispetto dovuto ai morti. Gli dèi proteggono il corpo dalla decomposizione, mentre Apollo lo avvolge in una nube per evitare che il terreno lo laceri.

Achille celebra poi il funerale di Patroclo. Prepara la pira, offre sacrifici e depone le ossa dell’amico in un’urna. Seguono i giochi funebri: corsa dei carri, pugilato, lotta, corsa a piedi, lancio del disco, tiro con l’arco e combattimento armato.

Le gare ricompongono temporaneamente la comunità achea. Achille distribuisce premi, riconosce il valore dei partecipanti e interviene nelle controversie. La capacità di guidare gli uomini comincia a riemergere accanto alla furia del vendicatore.

Ogni mattina, tuttavia, lega Ettore al carro e ne trascina il corpo intorno al tumulo di Patroclo. La vendetta ha raggiunto il proprio obiettivo e continua a consumare chi l’ha compiuta.

Priamo entra nella tenda del nemico Achille

Gli dèi decidono che il corpo di Ettore deve tornare a Troia. Teti comunica al figlio la volontà di Zeus, mentre Iris ordina a Priamo di raggiungere l’accampamento acheo e offrire un riscatto.

Il vecchio re carica sul carro tessuti, mantelli, tripodi, coppe e oro. Attraversa di notte la pianura accompagnato da un araldo. Hermes, inviato da Zeus, assume l’aspetto di un giovane e lo guida oltre le sentinelle fino alla tenda di Achille.

Priamo entra senza essere riconosciuto, si inginocchia e bacia le mani dell’uomo che ha ucciso Ettore e molti altri suoi figli. Il gesto sconvolge Achille. Il sovrano gli chiede di ricordare Peleo, il padre anziano che attende in patria il ritorno del proprio figlio.

Achille pensa all’uomo che probabilmente non rivedrà più. Priamo piange Ettore; il guerriero piange Peleo e Patroclo. Per qualche istante i ruoli di vincitore e sconfitto scompaiono. Nella tenda rimangono un padre privato del figlio e un figlio destinato ad abbandonare il padre.

Quando il pianto si placa, Achille solleva Priamo e ammira il coraggio che lo ha condotto da solo tra i nemici. Ordina alle serve di lavare e ungere il corpo di Ettore lontano dagli occhi del re, temendo che la vista delle ferite possa riaccendere la collera.

Il cadavere viene avvolto nelle vesti e deposto sul carro. Achille invita Priamo a mangiare, ricordandogli che anche nel dolore il corpo conserva le proprie necessità. I due condividono il pasto e si osservano con meraviglia: Priamo contempla la forza dell’uomo che ha ucciso suo figlio; Achille riconosce la dignità del sovrano che ha osato affrontarlo.

Prima di lasciarlo partire, concede una tregua di dodici giorni per celebrare il funerale. L’ospitalità ricompare nel cuore dell’accampamento nemico e pone un limite all’ira annunciata nel primo verso del poema.

Le tre donne che restituiscono un volto a Ettore

Priamo riporta il corpo a Troia. La prima a vederlo è Cassandra, che dall’alto della rocca chiama gli abitanti. La città intera accorre verso il carro.

Andromaca, Ecuba ed Elena pronunciano tre lamenti. Ognuna ricorda una parte diversa della vita di Ettore.

Andromaca piange il marito e immagina il destino del figlio Astianatte. Con la morte del difensore, entrambi hanno perduto la protezione che li legava alla città. La tradizione successiva racconterà la morte del bambino e la schiavitù della madre.

Ecuba ricorda il più amato tra i propri figli e osserva che il corpo è rimasto intatto grazie alla protezione divina. Elena ringrazia Ettore per averla trattata con rispetto durante i vent’anni trascorsi a Troia. Quando altri la rimproveravano, lui interveniva con gentilezza.

Il guerriero sconfitto riacquista così le proprie relazioni. Per Andromaca è il marito, per Ecuba il figlio, per Elena l’unica presenza benevola nella famiglia di Priamo. Le voci delle donne restituiscono alla persona ciò che la battaglia aveva ridotto a corpo conteso.

Il funerale che conclude il poema

Per nove giorni i Troiani raccolgono la legna. Il decimo accendono la pira; il giorno seguente spengono il fuoco con il vino, raccolgono le ossa e le depongono in un’urna avvolta nella porpora. Grandi pietre proteggono la sepoltura, mentre le sentinelle sorvegliano la pianura temendo un attacco acheo.

Un banchetto nel palazzo di Priamo conclude il rito. Troia è ancora in piedi, Achille è ancora vivo e il cavallo di legno deve ancora essere costruito. Omero interrompe il racconto prima della distruzione della città e della morte del protagonista.

L’ultima immagine appartiene alla comunità troiana riunita intorno al proprio difensore. L’Iliade era cominciata con un’offesa che aveva separato gli uomini; termina con un gesto di pietà che restituisce un figlio al padre e un corpo alla sua città.

Achille ha sconfitto Ettore sul campo. Priamo, entrando disarmato nella sua tenda, gli ha permesso di ritrovare una parte della propria umanità. Il poema dell’ira si chiude così con il funerale di Ettore, domatore di cavalli.