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lunedì, 30 Gennaio 2023

Libri e giovani: confronto con uno scrittore

Il percorso di ognuno può essere fonte di ispirazione per una scrittura efficace

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Rosalba Caramiello
Giovane psicologa clinica laureatasi all'Università di Roma "La Sapienza" ed educatrice, appassionata di giornalismo e fotografia.

Oggi faremo due chiacchiere con Valerio Carbone, editore e autore del romanzo “il mercante d’acqua”, sul tema dei libri e dei giovani che vogliono farsi largo in questo mondo tanto bello quanto -a volte- impossibile.

Ciao Valerio. So che hai una piccola casa editrice qui a Roma. Ti va di parlarmene?

Ciao Rosalba, te ne parlo con molto piacere. Haiku Edizioni la nostra realtà editoriale, una casa editrice piccola che però ha vinto le sfide del tempo, e quest’anno arriverà a festeggiare addirittura 10 anni di attività! Rappresenta un bel successo per noi. Nata dall’iniziativa di due ragazzi (ri)conosciutosi in Facoltà di Filosofia, la casa editrice si è occupata sin dall’inizio di pubblicare e valorizzare gli esordienti, lavorando insieme a loro, concentrandosi dapprima sul mercato degli ebook (quando forse in Italia era ancora prematuro), dopodiché aprendo al più tradizionale formato cartaceo. Per alcuni anni importanti della nostra formazione abbiamo dato vita a contest e a eventi culturali e di divulgazione letteraria. Oggi continuiamo con il nostro lavoro di redazione: selezione, pubblicazione e promozione, avendo arricchito il catalogo con due collane di prestigio: “Le parole e le cose” raccoglie saggi e manuali di materie filosofiche, psicologiche o umanistiche; “Settemari” propone traduzioni di opere inedite (o comunque difficilmente rintracciabili altrimenti) del periodo precedente all’età vittoriana inglese: qui stanno trovando molto successo i volumi sulla storia generale dei pirati del “capitano Charles Johnson” che, leggenda vuole, risponde al nome del celebre Defoe.

Qual è il tuo background? Da dove origina la scelta di dedicarti ai libri?

Io sono sempre stato un forte appassionato dei libri e della scrittura. Ho cominciato a leggere classici relativamente tardi, ma da quel momento non mi sono mai fermato. Nel corso degli anni ho sempre accompagnato i miei studi in Filosofia e in Psicologia con ricerche letterarie fatte, assolutamente, a titolo personale. Tutto però mi ha aiutato a crescere e a sviluppare un mio sistema di valori, in cui la scrittura, come dicevo, rimane un punto focale. La scelta di dedicarmi ai libri nasce da questo. Come un passaggio obbligato. L’idea di fare l’editore è venuta, come dicevo prima, dall’incontro con Flavio Carlini all’Università di Tor Vergata, anche lui studiava Filosofia e aveva la passione per la scrittura…

Come si sono intrecciati i tuoi diversi percorsi universitari sulla strada verso la scrittura?

La Filosofia è stata una sorta di amante invadente, da tenere a bada, se così si può dire. Leggendo e studiando le diverse tecniche di scrittura ho capito quanto fosse importante, piuttosto, la semplicità di quello che andava scritto. Dire le cose in maniera semplice e chiara. Mostrarle, farle vedere, sentire, “odorare”. Questo perché anche le cose più complesse e profonde necessitano di un linguaggio quotidiano, che a volte si fa sporco, a volte più raffinato. Ho dovuto smettere di ragionare da “filosofo” per scrivere come volevo. La Psicologia in questo mi è stata molto più di aiuto: la scrittura non è solo scrittura di concetti, ma scrittura di emozioni.

Riprendendo il discorso editoriale, che tipo di difficoltà hai incontrato?

Difficoltà di tutti i tipi. Si parte comunque dall’amara costatazione che l’editoria è un settore complicato, che poco ha di virtuoso a livello commerciale. Sotto ogni punto di vista. Non mi va di ritornare sul punto (già sottolineato troppe volte) che spesso chi si approccia a questo mondo lo fa con un animo sin troppo sognante, senza considerare che per riuscire a starci davvero dentro devi comunque avere uno spirito lavorativo, commerciale. E non parlo solo degli autori (a cui una dose di ingenuità è comunque perdonata), ma anche degli altri operatori del settore. Le difficoltà sono state moltiplici e hanno riguardato i diversi rapporti con i diversi agenti della filiera. Ognuno ha un quadro di difficoltà specifico: le tipografie, i servizi di spedizione, i magazzini, i distributori, i librai, le grandi catene, gli autori, eccetera eccetera. Dopo dieci anni di attività nel campo, ho maturato una coscienza di ciò che è funzionale o meno. Per questo, nel 2019, è nato un progetto parallelo che si chiama Scrittura Efficace.

Mi pare di capire che “Scrittura efficace” non è solo una pagina Facebook in cui promuovete dei corsi per le nuove leve o assistete i giovani che vorrebbero inserirsi nell’editoria. Cos’altro?

È anzitutto un progetto in cui credo molto, moltissimo. Costruito insieme ad altri autori e operatori che hanno un background importante o comunque un’esperienza nel mondo dell’editoria. Scrittura Efficaceè un advisor di risorse e servizi che accompagna gli autori esordienti o meno, dai primi passi della scrittura sino alla pubblicazione o comunque alla valorizzazione di ciò che viene scritto. È pensato come un percorso di formazione in cui ognuno può ritrovare la sua idea di crescita autorale: ci sono moltissime risorse gratuite (video, podcast, articoli) che quotidianamente condividiamo sulle diverse piattaforme Social: Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, WattPad, Telegram, sfruttando le diverse comunicazioni di questi media. Ci sono poi corsi personalizzati, webinar oppure dal vivo, possibilità di scrittura condivisa, di confronto fra autori, un servizio di agenzia… Insomma cerchiamo di mettere insieme competenze e punti di vista sul mondo della letteratura, dell’editoria e della scrittura creativa.

Tornando ai libri. Cosa significa per Valerio leggere un libro? E, soprattutto, scriverne uno?

Leggere un libro ha una doppia valenza per me: da una parte c’è un sano intrattenimento, dall’altra un confronto rispetto a delle tecniche o al contenuto. Io cerco sempre qualcosa in un libro, e non riesco a leggere qualcosa “tanto per”, soprattutto non riesco a fare della lettura un’attività banale. Leggo meno di quanto si possa pensare, ma cerco di leggere bene. Scrivere è invece un’attività vivifica, che per me rappresenta molto. Se non tutto. Sono molto affezionato al mio percorso, ai libricini che ho scritto e pubblicato perché raccontano la mia storia, la mia esperienza. Sull’importanza di mantenere un approccio globale alla scrittura, ho tenuto diversi corsi (alcuni rinvenibili anche online) sul focus emozionale della parola: la definisco “Scrittura emotiva”, tanto per sottolineare quanto detto.

Che consigli daresti a chi legge quest’intervista?

Di farsi intanto un giro sul sito di Scrittura Efficace.

E in ogni caso di leggere sempre bei libri.

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