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domenica, 29 Gennaio 2023

Liberati i 5 italiani sequestrati in Camerun

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Un gruppo di dodici turisti composto da 5 italiani e 7 svizzeri è stato posto sotto sequestro lunedì scorso, 2 aprile nell’area di Moungo-Ndor, nel sudovest del Camerun da un gruppo non identificato ancora di terroristi, forse miliziani separatisti anglofoni.

La notizia è stata annunziata oggi dalla Farnesina, dopo che il governo camerunese ha deciso di renderlo pubblico mediante i media.

La notizia ha fatto il giro del mondo dopo che l’Agence France Presse ha ricevuto la notizia dal ministero della Comunicazione del governo del Camerun.

Secondo la notizia riportata dai media camerunesi e dall’agenzia, il rapimento è avvenuto da parte di un gruppo di miliziani armati legati alle forze separatiste anglofone, operanti nella zona di Nguti nell’area occidentale del Camerun, che ha preso in ostaggio un gruppo di europei turisti della African Adventure in esplorazione nei pressi del Monte Manengouba per visitare i laghi gemelli.

Grazie ai rapporti diplomatici tra il ministro degli esteri camerunese con le ambasciate di Italia e Svizzera, si è potuto arrivare ad una rapida operazione di salvataggio dei turisti in ostaggio che in secondo momento hanno anche incontrato i rappresentanti dei rispettivi paesi che non hanno mancato di ringraziare per il repentino intervento diplomatico ma soprattutto militare.

Ad essere paradossale è però il comunicato del gruppo miliziano separatista accusato di aver sequestrato il gruppo di turisti, in quanto invece di rivendicare la notizia , ha ribadito la propria estraneità agli eventi ed al rapimento dei turisti europei.

Mentre si cerca far luce su i presunti responsabili, l’instabilità politica del continente africano, tra la crisi e le guerre anche a livello civile nell’area del Magreb, i conflitti anche a livello etnico e tribale, a cui si aggiungono i segni ancora visibile della decolonizzazione de lsecondo Novecento, rendono sempre più l’Africa un continente focolaio in ogni versante della sua vita sociale, politica e culturale.

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