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domenica, 2 Ottobre 2022

Libera Portici: “Lotta alla povertà e rigenerazione della politica”, l’unione fa la forza!

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Davide Franciosahttps://www.21secolo.news
27 anni, poliedrico, sensibile, napoletanissimo. E' Compositore video-grafico e operatore di comunicazione sociale. Malato di "teatrite acuta", appassionato di cinema, musica, lettura e scrittura creativa, ha l'Africa nel cuore. Sogna di diventare editore e un teatro tutto suo.

“Lotta alle povertà e rigenerazione della politica”. Questo l’evento che ieri, giovedì 17 settembre, ha riunito presso il bene confiscato alla camorra di Villa Fernandez a Portici numerose realtà istituzionali, laiche, culturali e religiose. A organizzare l’incontro il Collegamento Campano contro le camorre per la legalità e la nonviolenza “G. Franciosi” e il Presidio Libera Portici “Teresa Buonocore e Claudio Taglialatela”, realtà da sempre impegnate nella lotta alla povertà al servizio del territorio e della dignità della persona.

Libera PorticiAd ogni incontro promosso l’aria che si respira è di festa, di gioia nel ritrovarsi per costruire mattone su mattone una rete comunitaria sempre più valida e funzionante, un tessuto cittadino capace di puntare attraverso numerose ed efficaci iniziative alle fasce meno fortunate e in difficoltà per sanarle, il tutto a titolo gratuito. Ma sono anche incontri di riflessione, di studio, di denuncia, dove si ragiona su tematiche precise e si fortifica la convinzione che la lotta alla criminalità e alla povertà (molto spesso culturale) tutti uniti si possa vincere. Anche in quest’incontro si è giunti alla consapevolezza che la politica debba essere considerata sempre come un servizio per il bene di tutti, non come un cimitero della democrazia ma come tante sale parto di civiltà al servizio delle nostre comunità.

I tanti presenti, deliziati al termine degli interventi con la degustazione di prodotti tipici campani a cura dell’Unipan, ogni volta dimostrano d’essere testimoni di mentalità e azioni concrete volte al bene, cogliendo l’impegno lanciato dal Collegamento Campano e dalle numerosissime attività che lo stesso Presidente ci illustra.

Dott. Limoccia, si riparte ponendo forte l’accento sulla parole “povertà”, più che mai tematica che scotta per ciò che accade oltre i confini italiani ma continuamente anche nelle nostre comunità…

DSC_1067«Assolutamente si, perché la povertà sul nostro territorio oggettivamente è alleata della disoccupazione. Poi sia chiaro: anche se non ci fosse neppure un disoccupato comunque le camorre sarebbero presenti sul nostro territorio perché sono ragioni culturali, politiche ed economiche, ma certamente il tema del dare dignità alle persone è centrale per far si che la camorra non possa attingere alle realtà più disagiate. Il tema della povertà non si discute: si affronta con un abbraccio caldo e fatti concreti. In questo senso noi stiamo facendo tutta una serie di iniziative sulla povertà dal laboratorio medico polispecialistico gratuito alla farmacia sociale, allo sportello per combattere le povertà; apriremo nelle prossime settimane una boutique della solidarietà, cioè vestiti, libri e giocattoli per i bambini. Apriremo il banco opera di carità per dare cibo alle famiglie più in difficoltà. Ecco noi facciamo la nostra parte, però queste iniziative non sono solo di solidarietà ma anche di denuncia nei confronti della politica. Il tema della povertà, della corruzione, della legalità e della lotta alle mafie deve essere priorità delle priorità. Qui c’è un problema non di riforma politica nello stato in cui siamo, di autoreferenzialità, di chiusura politica, ma di vera e propria rigenerazione, altrimenti vince il populismo e il rischio concreto è che la politica venga scalzata via. Noi vogliamo fare la nostra parte, e penso che la società civile responsabile dimostra ogni giorno di essere classe dirigente dei territori, e credo che questo credo che sia molto importante e la politica ne debba tenere conto».

Presidente, lei sin dall’inizio ha sempre posto l’attenzione sulla “povertà culturale”, sulla mancanza di informazione e di prevenzione, un grande limite che pesa sui cittadini in difficoltà…

«Si. Noi mettiamo innanzitutto al centro la dignità della persona, però vogliamo cercare anche di fare un’opera di prevenzione sociale, culturale ed economica. Questi due aspetti, dignità della persona e prevenzione, sono già aspetti intimi di una stessa medaglia. Tengo a dire che noi facciamo tutto questo senza ricevere il contributo da parte di nessuno».

Dalla scorsa notte è presente in città la troupe della serie televisiva “Gomorra 2”. La scelta di approvare le riprese a Portici, dopo il divieto di altri Sindaci del napoletano, ha scatenato tante polemiche e proteste. Lei cosa ne pensa?

Presidio Libera - Portici«In linea di principio non sono contrario, la televisione va presa addosso. Penso che nella coscienza critica individuale delle persone devono avere la capacità di decodificare. Il problema non credo che sia questo. Noi abbiamo invece quello culturale, o meglio sub-culturale, spezzare il cerchio della mafiosità che significa illegalità diffusa, rassegnazione, passività, protezione clientelare, politica come falsa coscienza… Questo diciamo è l’apripista, la prefazione dell’insediamento delle mafie. Il compito dei cittadini, in primo luogo ma non solo, è quello di spezzare questo cerchio della mafiosità e quello d’imparare ad essere cittadini. Il problema che noi abbiamo è quello culturale e quello della formazione; questo mi sembra molto più pregnante».

Che appello lancia oggi?

«Che la politica dev’essere più coraggiosa, la politica deve aprirsi alla società civile, non dev’essere autoreferenziale, non dev’essere chiusa. Noi dobbiamo costruire il “Noi”, altrimenti le condizioni materiali di vita delle persone peggioreranno sempre più».

Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Jonio. Quanto è importante unire realtà sociali, istituzionali, laiche e religiose sul territorio?

«Io sono convinto che soltanto se passiamo da dall’io al noi, se diventiamo una comunità come soggetto unito, riusciremo a vincere la sfida della lotta contro ogni tipo di criminalità».

Con quali iniziative appoggia l’educazione alla legalità?

DSC_1048«Da sempre mi sono occupato di lotta ad ogni forma di criminalità, da sempre mi sono impegnato nello stare dalla parte delle vittime di ogni tipo. Di certo oggi siamo in un momento molto bello con Papa Francesco che ci sta aiutando a capire che dobbiamo attivare processi di inclusione sociale. Lui parla molto spesso, ne parla anche nell’Evangelii Gaudium che io ritengo essere il manifesto programmato di Papa Francesco, parla di una pastorale missionaria inclusiva. Noi dobbiamo fare si che gli esclusi diventino inclusi e soggetto parte integrante della società».

Il Santo Padre mette al centro del suo operato la misericordia. Quanto può “pesare” l’operato della Chiesa e dei propri pastori sul territorio nella lotta contro la criminalità?

«Se un pastore è un pastore accanto, dentro e in mezzo al popolo, allora oggi è fondamentale l’impegno pastorale. Quindi pastori per combattere ogni corruzione e forma di legalità».

Quale input o messaggio lascia ai presenti?

Presidio Libera - Portici«Io penso che dobbiamo stare attenti ai pensieri tweet e ai pensieri facebook, rispetto ai quali hanno anche una grande funzione. Io sono per i pensieri lunghi e profondi. Dobbiamo tornare a fare una politica ragionata e pensata, dove l’obiettivo principale è il bene comune, cioè il bene di tutti e non il bene di qualcuno. Noi siamo contro la politica gestita dalle lobby, perché ritengo che le lobby pensano soltanto all’autoreferenzialità del mantenimento del potere».

Alessandro Pinzani, Prof.re di Economia Politica presso “l’Università Federale di Santa Caterina” di Florianopolis in Brasile. Quanto è importante incontrarsi tra diverse realtà e “fare rete” per concretizzare il bene?

«Più che importante direi che è fondamentale, perché non è pensabile di lasciare questo tipo di iniziative ne ai singoli cittadini e ne soltanto demandarla alle istituzioni. Le istituzioni sono dei cittadini, dunque ‘la democrazia significa che i cittadini si impossessano delle istituzioni’, e quindi questo tipo di cooperazione è importante non soltanto per gli effetti concreti immediati di lotta per le diverse finalità, lotta contro la delinquenza organizzata, lotta contro la povertà ma anche per l’effetto che ha nella creazioni di uno spirito di cittadinanza e di un senso civico nei cittadini e nei rappresentanti delle istituzioni. Quindi non è soltanto una questione di ‘è più efficace’, ma anche crea un differente senso civico di appartenenza, un senso di appartenenza differente».

Oggi si parla principalmente di una parola: povertà. Un termine di respiro molto ampio, lontano quanto vicino, molto spesso anche in realtà accanto casa che non riusciamo a vedere…

Libera Portici«No, perché soprattutto in Europa sta nascendo una nuova povertà, che non è più semplicemente delle persone collocate ai margini della società da una situazione secolare come nel caso delle povertà in America Latina, in Africa, ecc… I nuovi poveri sono persone che fino a qualche decennio fa non avrebbero avuto nessun problema ad essere perfettamente inseriti sul tessuto sociale, ma in conseguenza della situazione economica attuale vengono gradatamente collocate ai margini. Quindi sono i pensionati che non riescono più ad arrivare a fine mese, ma sono persino le persone hanno un salario ma che il cui salario non è sufficiente per arrivare a fine mese. Questo è difficile da rilevare giustamente, perché mentre la povertà tradizionale si caratterizza anche fisicamente, i poveri tradizionali vicino in certi quartieri, vestono in una certa maniera, questo tipo di povertà è più difficile da identificare, quindi è anche molto più difficile agire se le persone non cercano un aiuto. Da questo punto di vista è necessaria una forte sensibilità delle istituzioni ma appunto di qualunque cittadino a riconoscere questa situazione alla porta accanto».

Ci racconta un episodio della sua persona esperienza a riguardo?

Libera Portici«Sono attivo in Brasile, quindi ho studiato la povertà sul territorio brasiliano. Come le dicevo è un altro tipo di povertà con altre radici, altre cause, altre storie, ma c’è un episodio che mi sembra molto interessante perché ha un po’ a che fare con quello che dicevamo prima sul senso di appartenenza e cooperazione che può nascere tra i cittadini. Una volta, in una piccola cittadina del Certain, abbiamo incontrato un gruppo di donne che ricevono aiuti da un programma del governo brasiliano chiamato ‘bolsa familia’. Quando sono arrivato all’incontro, che era un incontro messo su all’ultimo minuto, sono arrivati pensando che noi fossimo rappresentati del governo. Quindi sono arrivati ciascuno lamentandosi di ciò che non andava, accusandosi a vicenda di favori e privilegi ricevuti. Poi, nel corso della discussione, hanno smesso questi atteggiamenti e hanno cominciato a discutere tra loro cercando di vedere e capire quali iniziative comuni avrebbero potuto fare per vedere i propri diritti garantiti. Insomma alla fine della riunione questi individui isolati erano un gruppo che si era già organizzato e avevano deciso cosa fare, chi li avrebbe rappresentati e come portare avanti le loro rivendicazioni presso l’autorità locale. Questo è un bell’esempio di come una maggiore partecipazione sociale e politica possa condurre ad una risoluzione dei problemi pratici, ma soprattutto, come ho detto, creare un senso di comunità molto più forte».

Che stimoli o anche “provocazioni” sente di voler trasmettere ai presenti?

«Soprattutto quest’ultimo punto. Ossia non vedere la povertà come un problema meramente economico, che si risolve distribuendo ad esempio risorse monetaria o beni, ma come un problema sociale e politico che può essere risolto definitivamente soltanto se cittadini e istituzioni cooperano per creare questo forte senso di comunità».

Presente all’incontro, seppur per pochissimi minuti, il primo cittadino di Portici Nicola Marrone, che ha voluto salutare i presenti chiarendo la decisione di permettere alla troupe di “Gomorra 2” di effettuare le riprese e il risvolto, si spera definitivo, sull’utilizzo di Villa Fernandez. Questo il suo intervento:

DSC_1082«A Portici è viva e accesa la fiaccola della legalità. Ti siamo grati (rivolto al Pres. Limoccia) per questo vostro impegno. Io mi limito ad un brevissimo saluto istituzionale ma non solo formale, perché siamo vicini a tutti i vostri percorsi e al tuo fianco, e a tutti coloro che vogliono che i percorsi di legalità e di impegno sociale diventino una costante nel fare amministrazione sui nostri territori molto spesso martoriati da questa piaga della criminalità. Mi viene da sorridere perché proprio stamattina siamo stati sfiorati, ma sembra che ormai sia il nostro pane quotidiano, da polemiche circa la legittimità della concessione di un luogo pubblico per l’effettuazione di riprese cinematografiche. Io cerco di sottolineare il compito di un amministratore che dovrebbe essere quello più serio, di lavorare su un territorio per far si che su un terreno sul quale allinea la criminalità organizzata sia definitivamente dissodata. Probabilmente se dedicassimo la nostra energia un po’ più a questo e non a polemiche di basso profilo, avremmo dei risultati migliori. Colgo l’occasione per dire un’altra cosa che per me ha un sapore veramente importante: grazie anche ai buoni rapporti con la Curia di Napoli e col Cardinale Sepe, siamo riusciti finalmente a trovare una soluzione amministrativa al possesso e detenzione di questo bene (Villa Fernandez – ndr) sottratto alla camorra e di cui voi tutti conoscete la storia e le difficoltà burocratiche successe lungo il cammino. Adesso siamo finalmente lieti di poter annunciare, quale occasione migliore di questa, che la struttura è tornata in possesso del comune. Quindi adesso da subito, credo dal 27 l’assessore Maisto abbia iniziato questo percorso, cominceremo incontri pubblici perché crediamo che la destinazione della struttura debba essere preliminarmente discussa e valutata con la cittadinanza, con quelli che sono i titolari dei beni pubblici, cioè i cittadini. La struttura verrò destinata a finalità di carattere sociale come impone la normativa. Il confronto potrà conoscere anche posizioni diverse, la polemica è pane quotidiano e siamo aperti a discutere tutte le posizioni, ma sono convinto che troveremo la soluzione più adeguata per raggiungere l’obiettivo primario. Questo è quello che un bene singolo diventi testimonianza permanente e viva che la lotta all’illegalità passa attraverso pratiche di buona amministrazione, perché noi saremo sempre pronti a fare incontri unici e comunitari per sconfiggere la criminalità».

Presidio Libera - Portici

 

Articolo e fotografie a cura di Davide Franciosa e Raffaella Ambrosanio

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