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domenica, 2 Ottobre 2022

Legge 40/2004 cancellata. Diritti del Concepito o interessi dei coniugi?

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Undici anni dopo l’entrata in vigore, la legge n°40 del 2004 riguardo le norme in materia di procreazione medicalmente assistita, viene in gran parte distrutta dai giudici della Corte costituzionale, che pochi giorni fa hanno dato il via libera, sembrerebbe, alla diagnosi pre-impianto, finora vietata.

Baccari_21secoloCOSA RIMANE DI QUESTA LEGGE? La decisione della Consulta fa cadere l’ultimo bastione di una legge che come abbiamo potuto vedere, prima i tribunali e poi la stessa Corte costituzionale hanno cominciato a smantellare, cancellando prima l’obbligo di impianto di massimo tre embrioni insieme e poi il divieto di fecondazione eterologa. Da quanto si apprende in un comunicato stampa, la Corte costituzionale riunita in camera di consiglio il 14 maggio, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli art. 1, commi 1 e 2, e 4 comma 1 della legge 40/2004, nella parte in cui non si consentiva il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili e nella parte in cui non consentiva la diagnosi pre-impianto alle coppie con malattie genetiche.

Il dispositivo della Consulta, ha portato a numerose riflessioni e scosso gli animi di diversi studiosi e giuristi, tra cui Maria Pia Baccari Vari, docente di diritto romano presso la L.U.M.S.A, nota per le sue tesi a difesa del concepito, basandosi sul diritto romano e – come spesso ripete – “sul buon senso”.

“Quando in gioco ci sono tematiche così delicate -argomenta Baccari- risulta pericolosissimo discostarsi dal pensiero di autorità come Giuliano Vassalli, il più autorevole penalista del secolo scorso, il quale definiva la diagnosi pre-impianto un tema di altissima gravità ed intensa eticità, che la dottrina penalista ritiene vietata.”

Baccari_21secoloParafrasando le parole di Vassalli, ci si chiede se sia giusta una diagnosi dell’embrione già formato, per scoprire se vi sia la nascita di un essere malato, con la conseguenza che da parte dei coniugi si possa arrivare all’uccisione dell’embrione stesso. In tutta la vicenda molti hanno chiamato in causa il desiderio di ogni coppia di generare un figlio sano, a questo la giurista Baccari risponde dicendo che il desiderio è certamente comprensibile e sotto gli occhi di tutti ci sono situazioni drammatiche, ma il “giurista non deve correre dietro ai fatti, piuttosto, è chiamato a trovare gli strumenti per governarli”.

“Se così non fosse, a farne le spese, -continua Baccari- sarà sempre il concepito, che a differenza dei nostri tempi, nell’antica Roma godeva di molti diritti: basti pensare che l’aborto nel Digesto di Giustiniano era considerato omicidio. La diagnosi pre-impianto -conclude Baccari- richiama con forza il tema dei diritti umani, che a mio avviso devono essere ancorati al diritto naturale e non identificati come diritti soggettivi o interessi dell’individuo”.

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