L’Ecce Homo andrà a L’Aquila per l’anno della Capitale della Cultura, ad annunciarlo il Ministro della cultura, Giuli.
Ricordiamo che l’opera di Antonello da Messina è stata acquistata dallo Stato Italiano per la somma di 14,9 milioni di dollari da Sotheby’s.
Il capolavoro dell’artista siciliano, sarà al centro di una grande mostra ospitata al Forte Spagnolo, configurandosi come uno degli eventi cardine della programmazione culturale del capoluogo abruzzese.
L’Ecce Homo: trionfo di bellezza e rarità
Si tratta di una rappresentazione di Cristo, un olio su tavola, realizzata nel 1470 circa; con quest’opera, Antonello da Messina si rivela uno dei protagonisti del rinnovamento delle immagini destinate alla devozione privata, inserendosi in quel contesto di sperimentazione e arricchimento iconografico scaturito, nel corso del Quattrocento, dai rapporti tra l’Italia e le Fiandre.
L’opera presenta delle caratteristiche uniche, ed è un piccolo pannello dipinto su entrambi i lati: da un lato è raffigurato un intenso “Ecce Homo”, con Cristo coronato di spine, dall’altro un San Girolamo penitente in un aspro paesaggio roccioso.
L’Ecce Homo è spettacolare, non solo per la bellezza che la caratterizza, ma anche perché il realismo di Antonello da Messina, fa sì che Gesù guardi direttamente lo spettatore, producendo un effetto di forte coinvolgimento emotivo.
Il dipinto appartiene alla fase giovanile della produzione antonelliana, databile agli anni Sessanta del Quattrocento. La struttura bifacciale, non diffusa nella produzione dell’artista, tramuta il dipinto in uno strumento di riflessione e meditazione al tempo stesso, secondo il quale la contemplazione del Cristo sofferente trova nel modello penitenziale di Girolamo un naturale completamento spirituale.
Un’opera come questa è un “unicum” nel panorama del Quattrocento italiano: non solo per la qualità, ma per la rarità. I dipinti di Antonello da Messina infatti, sono pochissimi. Nel caso dell’Ecce Homo si tratta di un vero e proprio investimento culturale e non esclusivamente di un acquisto.
Ricordiamo che il dipinto del celebre artista messinese è una icona bizantina in un ritratto psicologico moderno, con la quale viene introdotta in Italia la tecnica a olio di matrice fiamminga.
Intanto, dopo le dichiarazioni del Ministro Giuli, si discute sulla futura collocazione del dipinto. Sebbene siano varie le sedi papabili, la destinazione più probabile appare il Museo di Capodimonte a Napoli.
Una scelta che poggia su solide basi storiche e filologiche: fu proprio nella Napoli aragonese, alla bottega di Colantonio, che il giovane Antonello svolse il suo apprendistato, ponendo le basi per quella sintesi tra arte fiamminga e italiana che avrebbe segnato il Quattrocento.

