Le ricadute economiche e sociali della guerra in medio-oriente si protrarranno a cascata per i prossimi decenni e non sono sicuramente stimabili al momento, perché saranno direttamente collegate a quanto accadrà nei prossimi mesi. Al momento, questo che sembra essere sempre più un riassetto geopolitico ed economico mondiale, sta cominciando a produrre i primi effetti sul piano pratico. Come si sa, a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz da parte degli iraniani e il conseguente blocco navale da parte degli americani, il commercio del petrolio ha subito uno stallo mondiale con il conseguente aumento del prezzo del greggio: aumento del costo immotivato, indiscriminato e istantaneo. A soffrire maggiormente della carenza di carburante e dell’insostenibilità economica dei costi operativi sono state soprattutto le compagnie low-cost e il primo effetto a breve ha spinto alcune compagnie aeree a cancellare alcuni voli. Nel caso della compagnia aerea USA Spirit Airlines ha portato addirittura al fallimento e alla sospensione delle attività della società. In Sud Corea sono stati cancellati 900 voli. In Europa si stima che siano già stati rimodulati o cancellati 12.000 voli a Maggio 2026. Sempre a Maggio il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tagliato la crescita del PIL italiano portandola allo 0,5% sia per il 2026 che per il 2027. Il Centro Studi Confindustria, nel caso di uno shock energetico dovuto al prolungarsi della guerra, stima un più realistico PIL in calo fino al -07% nel 2026. S&P Global evidenzia il rischio di recessione tecnica per l’Italia a partire dalla metà del 2026.
OCSE: Stime di crescita del PIL
L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, stima una crescita del PIL mondiale per l’anno 2026 del 2,9%. Per quanto concerne l’eurozona stima una crescita dello 0,8% nel 2026 e un minimo incremento all’1,2% nel 2027 e la dichiarazione del Presidente della BCE , Christine Lagarde, conferma che “ lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran potrebbe essere peggiore di quanto percepito finora”. Nella stessa eurozona, sempre secondo le stime dell’Ocse, l’unica che vedrà il PIL restare su livelli accettabili è la Spagna con un 2,1% nel 2026. Storia a parte per l’Italia dove la stima non va oltre lo 0,4% nel 2026. La spiegazione è nella incapacità dell’Italia a fronteggiare lo shock energetico che sta investendo il nostro Paese e a confermarlo sono gli ultimi dati di Marzo diffusi dall’Istat in cui l’indice della fiducia dei consumatori è crollato passando da 97,4 a 92,6.
La quotazione dell’oro dopo l’inizio della guerra
Greggio e oro, le quotazioni del primo salgono, mentre quelle del secondo scendono. Le problematiche dovute alla guerra in Iran hanno coinvolto anche il mercato dell’oro oltre quello del greggio. Facile comprendere le cause dell’impennata del prezzo del greggio. Un po’ diverso comprendere perché l’oro, il bene rifugio per eccellenza, sta perdendo di valore. La spiegazione viene direttamente da Amy Gower, strategist per i metalli e le materie prime del settore minerario di Morgan Stanley: “Con il conflitto che ha innescato uno shock sulle forniture di energia, riducendo le speranze di tassi USA più bassi, non sorprende che questa volta l’oro faccia fatica a funzionare come bene rifugio. La sensibilità dell’oro alla politica monetaria ha ormai superato il suo ruolo di bene rifugio come principale motore dei prezzi, riducendone l’efficacia come copertura sia dal rischio geopolitico sia dall’inflazione. Il metallo non reagisce agli eventi in sé, ma alle decisioni di politica economica che ne seguono.” L’oro non paga cedole, né dividendi, né interessi. Tutto ruota attorno a questa caratteristica.
Impatto sulle famiglie italiane
Fin qui i numeri. Ma oltre i numeri e le statistiche c’è la vita reale, la vita di tutti i giorni, la vita delle famiglie. L’impatto sulle famiglie viene stimato intorno ai 900 euro all’anno in più per i costi della gestione familiare. Ma anche questi sono solo numeri. Capire come veramente si sta affrontando questo momento storico sarà sicuramente materia per i prossimi decenni, anche attraverso studi sociali e psicologici oltre che economici e politici. Il 2020 ha dimostrato che il popolo italiano non è più il popolo del boom economico degli anni 50’ del secolo scorso con la fiducia nel futuro che ne è stato il motore portante. La caratteristica della storia del dopoguerra italiano è stata quella di una ferrea certezza nella progressione costante della qualità della vita della generazione successiva. E anche la più semplice a breve termine certezza, che la ricchezza acquisita tendesse almeno alla costanza nel corso della stessa generazione, presupposto dell’acquisto a rate. La certezza del patto reciproco tra venditore e compratore, che quello che puoi permetterti oggi lo potrai fare anche domani, mese dopo mese. La violazione di questo patto è all’origine della crisi del finanziamento al consumo e il successivo sovra indebitamento a cui stiamo assistendo da una ventina di anni. Oggi, a tutto questo, si è aggiunta la paura che la guerra in medio-oriente si trasformi in conflitto mondiale con tutte le sue conseguenze e il timore di non riuscire a più a soddisfare i bisogni di primaria necessità. Si sta pagando il senso di sfiducia per il futuro, fino ad arrivare a modificare persino il proprio stile di vita modificando la vita sociale. Il 2020 ha portato all’isolamento sanitario, questa ennesima crisi sta portando all’isolamento per motivi economici. Effetti a catena che sicuramente non fanno ben sperare nel futuro economico e sociale del nostro Paese.




