Le isole artificiali più antiche di Stonehenge in Scozia
Sotto le acque tranquille dei laghi scozzesi potrebbe nascondersi una parte ancora sconosciuta della storia europea. Nelle Ebridi Esterne, in Scozia, un gruppo di archeologi ha riportato alla luce una straordinaria struttura preistorica: un crannog, ovvero un’isola artificiale costruita dall’uomo oltre cinquemila anni fa, molto prima dell’edificazione di Stonehenge.
La scoperta, avvenuta nel Loch Bhorgastail sull’isola di Lewis, offre nuovi indizi sulle capacità ingegneristiche delle comunità neolitiche e dimostra come le popolazioni preistoriche fossero già in grado di realizzare opere monumentali complesse, organizzando lavoro, materiali e conoscenze tecniche in modo sorprendentemente avanzato.
Cosa sono i crannog
I crannog sono piccole isole artificiali costruite nei laghi attraverso l’accumulo di legno, pietre e materiali vegetali. Per secoli molte di queste strutture sono rimaste invisibili o confuse con semplici isolotti naturali, soprattutto nei paesaggi lacustri della Scozia e dell’Irlanda. Le isole artificiali della Scozia rappresentano una delle peculiarità archeologiche più affascinanti dell’area celtica.
Gli studiosi ne hanno individuate centinaia, ma numerosi siti restano ancora inesplorati o sommersi. Alcuni potrebbero custodire informazioni fondamentali sulle prime forme di organizzazione sociale delle comunità neolitiche.
La scoperta nel Loch Bhorgastail
Gli archeologi identificarono il sito per la prima volta nel 2009, ma soltanto negli anni successivi compresero la vera natura della struttura. In superficie il crannog appariva come un piccolo accumulo di pietre quasi anonimo. Gli scavi condotti dalle Università di Southampton e Reading hanno però rivelato una realtà molto più complessa.
Sotto lo strato roccioso si conservava infatti una grande piattaforma circolare di legno del diametro di circa 23 metri, costruita oltre cinquemila anni fa. Gli studiosi ritengono che le isole artificiali della Scozia originarie fossero ricoperte di sterpaglie e materiali vegetali. Nel corso dei secoli le comunità successive modificarono e ampliarono l’isola artificiale, aggiungendo nuovi strati di pietre e vegetazione durante l’Età del Bronzo e successivamente nell’Età del Ferro.
Una strada rialzata in pietra, oggi sommersa, collegava inoltre il crannog alla riva del lago, segno di una progettazione accurata e di una funzione probabilmente centrale nella vita della comunità.
Le difficoltà delle ricerche sott’acqua
Le acque attorno all’isola hanno restituito centinaia di frammenti di vasellame neolitico: ciotole, brocche e contenitori utilizzati probabilmente durante attività comunitarie. Alcuni reperti conservavano ancora tracce di residui alimentari, dettaglio che suggerisce la preparazione di cibo e banchetti collettivi all’interno del sito.
Gli archeologi ipotizzano anche una funzione rituale. In diversi crannog delle Ebridi Esterne sono infatti emerse grandi quantità di vasi quasi intatti, deposti intenzionalmente nell’acqua. Questa pratica potrebbe indicare cerimonie simboliche o rituali legati alla comunità e al paesaggio sacro del lago.
La costruzione di strutture così elaborate richiedeva inoltre una notevole organizzazione sociale. Trasportare materiali, edificare piattaforme lignee in mezzo all’acqua e mantenere nel tempo queste isole artificiali implicava la presenza di comunità già ben strutturate e capaci di coordinare lavori collettivi su larga scala.
Studiare i crannog non è semplice. Gran parte della struttura si sviluppa infatti nella fascia tra terra e acqua bassa, uno degli ambienti più complessi da analizzare per gli archeologi. Sedimenti, vegetazione galleggiante, luce riflessa e movimento dell’acqua rendono estremamente difficili le riprese fotografiche e le ricostruzioni digitali.
Per superare questi limiti, il team di ricerca ha sviluppato una nuova tecnica basata sulla stereofotogrammetria subacquea. Durante le campagne di scavo del 2021, gli studiosi hanno utilizzato due telecamere impermeabili montate su un telaio fisso e manovrate sott’acqua con precisione centimetrica da un subacqueo specializzato.
Questo sistema ha permesso di creare un modello digitale tridimensionale completo dell’isola artificiale, integrando per la prima volta rilievi terrestri e subacquei in un’unica ricostruzione continua.
Una scoperta che potrebbe riscrivere la preistoria europea
Il metodo sviluppato dagli archeologi è stato pubblicato sulla rivista scientifica Advances in Archaeological Practice e potrebbe aprire una nuova stagione di ricerche nei laghi scozzesi. Con centinaia di crannog ancora inesplorati, gli studiosi ritengono che molte altre strutture preistoriche possano emergere nei prossimi anni.
La scoperta del Loch Bhorgastail non rappresenta soltanto un importante ritrovamento archeologico, ma offre anche una nuova prospettiva sulla complessità delle comunità neolitiche europee. Molto prima della costruzione di monumenti celebri come Stonehenge, gli abitanti delle antiche terre scozzesi progettavano già opere sofisticate, trasformando il paesaggio naturale in spazi sociali, rituali e collettivi.
Queste antiche isole artificiali dimostrano come la relazione tra uomo, acqua e territorio fosse già centrale migliaia di anni fa e continuano ancora oggi a raccontare una storia rimasta nascosta sotto la superficie dei laghi della Scozia.





