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domenica, 23 Gennaio 2022

Lavoro cercasi: gli italiani si rivolgono agli amici

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Raffaele Della Rotonda
Collaboratore XXI Secolo.

Ancora un triste dato negativo per l’Italia, questa volta più sconfortante che mai. Nel nostro Paese – secondo una analisi Eurostat, riferita al terzo trimestre 2015 – l’84,3% degli italiani in cerca di lavoro si rivolge alla propria cerchia di conoscenze e amicizie, mentre solo il 25,9% delle persone in cerca di occupazione ha dichiarato di essersi rivolto ad un centro per l’impiego pubblico, percentuale di gran lunga inferiore rispetto alla media europea (46,7%). Peggio dell’Italia, tra i paesi considerati dall’Eurostat, solo la Turchia, con il 20,4%. La Germania, invece, conquista l’ennesimo primato positivo con il 75,8%.

Insomma, in Italia, a quanto pare, le amicizie e le conoscenze sono il canale principale utilizzato per cercare lavoro, mentre ai centri pubblici per l’impiego ricorre solo un disoccupato su quattro, la percentuale più bassa in Europa.

Ma, come è altrettanto di prassi, dal fronte Istat, invece, arrivano previsioni positive, che nella quasi totalità dei casi rimangono solo previsioni. Infatti,  in attesa che venga attuata la parte del Jobs act sulle politiche attive del lavoro con la piena operatività dell’Anpal (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), l’Istat ha sottolineato che per le imprese sono stati determinanti soprattutto gli sgravi contributivi nelle decisioni sulle nuove assunzioni piuttosto che le misure contenute nel Jobs act. In sostanza, secondo l’Istituto di statistica, per la metà delle imprese manifatturiere che ha aumentato l’occupazione tra gennaio e novembre 2015, gli esoneri contributivi hanno svolto un ruolo fondamentale (61% nei servizi). “Il nuovo contratto a tutele crescenti – sottolinea l’Istituto – sembra invece aver esercitato un ruolo meno rilevante, ma pur sempre positivo: il 35% delle imprese manifatturiere lo ha giudicato molto o abbastanza importante contro il 49,5% delle imprese dei servizi”. Con la riduzione degli sgravi (40% dei contributi per due anni con un limite annuo di 3.250 euro per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2016).  Tuttavia, ad oggi, l’intermediazione dei centri per l’impiego si è rivelato un sostanziale fallimento.

”Nel mercato oggi – spiega il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – c’è un grave problema di equità ed efficienza.  Il sistema non premia il merito e la professionalità e trova più facilmente lavoro chi è dotato di una rete personale o familiare. Chi non ha questa rete è veramente in difficoltà”.

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