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domenica, 29 Gennaio 2023

L’autodeplumazione dei pappagalli

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Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

L’autodeplumazione dei pappagalli è un sintomo ascrivibile a numerose patologie organiche o di origine psicologica spesso di complesso approccio diagnostico e terapeutico.

E’ di fondamentale importanza differenziare nella presentazione clinica del soggetto i casi di esemplari che strappano e/o masticano le proprie penne e piume da quelli che prevalentemente le perdono in quantità significativa senza esercitare autotraumatismi.
E’ un errore assai diffuso, infatti, interpretare la deplumazione quale esclusiva espressione di un problema comportamentale senza aver prima escluso dalla diagnosi differenziale patologie di natura organica.

Una corretta alimentazione somministrata al pappagallo è il primo punto da verificare ed eventualmente correggere. La malnutrizione, tipica di una dieta basata prevalentemente sui semi, è causa di fenomeni carenziali che comportano una riduzione dell’elasticità cutanea, quindi prurito e difficoltà di muta per carenza di oligoelementi necessari alla formazione delle nuove penne e piume. Inoltre, diete eccessivamente grasse possono danneggiare il fegato; tra i sintomi delle epatopatie il prurito è spesso presente. Le allergie e le intolleranze alimentari sono riportate anche nei pappagalli. Anche alcuni alimenti estrusi, specie se di scadente qualità, possono essere implicati nelle patologie in questione. E’ preferibile, in generale, optare per pellettati biologici quali base della dieta, cui si integreranno, secondo le esigenze della specie, legumi, verdure, cereali, frutta.

Occorre sincerarsi della possibilità frequente offerta al pappagallo di effettuare abluzioni che consentano di rimuovere dal corpo la polvere che alcune specie producono in abbondante quantità.

Devono essere escluse, con l’ausilio di opportuni esami, infestazioni parassitarie dermatologiche e gastrointestinali. Queste ultime, a causa di meccanismi immunitari, possono provocare prurito e deplumazione; tipico è il caso delle infestazioni da Giardia spp nelle calopsiti (Nymphicus hollandicus). Anche batteri e lieviti presenti sulla cute possono rendersi responsabili di problemi ai follicoli.

E’ importante escludere con opportuni test diagnostici patologie virali tra le quali la circovirosi (nota anche come “malattia del becco e delle penne”) e la polyomavirosi. Dal momento che tali servizi diagnostici sono spesso offerti anche ad allevatori si sottolinea che il solo invio delle piume non associato ad un campione ematico ha minore significato diagnostico.

A completamento dell’approccio diagnostico è consigliabile effettuare esami ematochimici che comprendano, ove possibile, anche la valutazione della funzionalità tiroidea ed esami tossicologici.
Se necessario, al comune esame citologico è possibile associare esame istologico da campione bioptico.

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Esemplare di Cacatua alba cui è stato applicato un collare per impedire l’attività di autotraumatismo che ha procurato una profonda ed estesa lesione della regione del petto. I cacatua sono tra le specie in cui l’autodeplumazione è maggiormente diagnosticata. Foto: Claudio Melluso

Soltanto in ultima analisi, o parallelamente all’iter diagnostico illustrato in precedenza, si considera il problema comportamentale.
Il problema dell’autodeplumazione è descritto prevalentemente in esemplari allevati come pet e quindi più facilmente stressati dalla condizione assai lontana da quella naturale cui la specie è abituata, benchè il soggetto sia nato in cattività. Generalmente il problema insorge con la maturità sessuale, quando l’animale sceglie il proprio compagno di vita che, nel caso specifico, è un componente umano della famiglia. Dal momento che la vita quasi simbiotica che due esemplari della maggior parte delle specie conducono non è praticabile con l’essere umano, l’animale scarica spesso lo stress strappandosi le piume e le penne, arrivando in casi avanzati anche a lacerare la cute ed a danneggiare irrimediabilmente i follicoli. Tale attività tende ad autoalimentarsi in quanto stimola il rilascio di endorfine. Sgridare o prestare attenzione al pappagallo durante l’attività di auodeplumazione è controproducente in quanto l’animale associerà il suo comportamento all’ottenimento di attenzioni da parte del proprietario il cui eventuale urlare non farà che procurargli divertimento essendo per natura animali particolarmente rumorosi. Al contrario è importante premiare l’animale con attenzioni o alimenti a lui graditi quando è tranquillo e non esercita l’attività da cui si cerca di dissuaderlo. Fondamentale è anche evitare che il pappagallo possa annoiarsi offrendogli distrazioni e giochi sempre diversi. Nei casi più gravi si ricorre a psicofarmaci e/o collari specifici che non consentano al becco di raggiungere il corpo.

Come evidente dalla sintetica trattazione il problema della deplumazione dei pappagalli può riconoscere innumerevoli cause e di conseguenza altrettanti possono essere gli approcci terapeutici. E’ importante avere pazienza, costanza, non scoraggiarsi ed affidarsi in prima battuta al veterinario competente nel settore evitando di perdere tempo prezioso per la diagnosi e la terapia con altre figure orbitanti nell’ambiente.

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