L’antica “Banca dell’acqua” partenopea

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Antica Banca dell'acqua

Prima dei bar e dei chalet sul lungo mare, quello dell’acquaiolo era un antichissimo mestiere sviluppatosi soprattutto lungo la riviera di Chiaia e consisteva nella vendita e trasporto dell’acqua. Col passare degli anni, in molti di questi acquisirono una propria stabilità ed indipendenza tanto da avere un posto fisso. Nacque così l’acquafrescaio, riconoscibile dal suo bancone di marmo adornato con corone di agrumi e foglie aromatiche.

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Acquafrescaio di p.zza Trieste e Trento

Profumo di Sorrento, agrume che riporta allo splendore della costiera sorrentina, simbolo di una Napoli ricca di storia e tradizioni, il tutto concentrato in piccolo monumento commerciale. Nato a fine Ottocento, ancora oggi delizia e sorprende i suoi avventori con limonate e granite dal sapore squisitamente genuino: è il chioschetto dell’acquafrescaio di Donna Carmela situato in Piazza Trieste e Trento. Secondo la tradizione della “Banca dell’acqua”, anche questo piccolo chioschetto è impreziosito da cesti colmi di limoni ed arance.

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acquafrescaio

Circondato da bar e caffetterie, l’antichissimo chioschetto, ormai un’istituzione, disseta e rinfresca i passanti con prodotti locali. Famosissima è la sua limonata con “polverina magica”, limone, acqua minerale e un pizzico di bicarbonato. Un tempo veniva servito  dopo un pasto abbondante, perché, a detta dei suoi consumatori, “faceva digerire anche le pietre”. Oggi è una vera e propria attrazione, dove solo gli esperti riescono a berlo velocemente senza sporcarsi. Per tutti gli altri c’è il rischio di un bagno con acqua e limone.

Appena ci avviciniamo al bancone, veniamo catapultati in un’atmosfera domestica, gioviale. Subito Donna Carmela, da buona napoletana, si mette all’opera offrendoci forse la limonata più buona che abbiamo mai assaggiato.

Signora Carmela da quanti anni esiste il chiosco?

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acquaiolo a Napoli

«Solo la mia famiglia gestisce questo chiosco da ben cinquant’anni. La struttura in sé però esiste da più di un secolo. Addirittura un cliente una volta mi portò una foto dove si vedeva chiaramente il chioschetto in secondo piano. Purtroppo non ricordo l’anno, ma era durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Hitler venne qui in piazza Plebiscito».

Quanto amore ci vuole per portare avanti un chiosco così?

«Ci vuole tanta passione ed amore. Perché qui davvero nessuno ti aiuta, anzi ci sono solo guai. Pensi che una volta ho avuto anche qualche problema con il governo: volevano farmi sposare più indietro, verso la chiesa alle mie spalle. Sapete come ho risposto? ‘E addò vac a firnì? Rind a cappell?’».

Che tipologia di persone costituisce la sua clientela?

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Acquafrescaio di p.zza Trieste e Trento

«Per lo più napoletani. Anzi direi quasi esclusivamente napoletani. I turisti in genere sono attratti dai grandi bar o caffè presenti sulle guide turistiche. Sono in pochi ad apprezzare la qualità del prodotto. Anzi, vorrei fare io ora una domanda a lei: sa per caso a chi devo rivolgermi per avere una targa commemorativa? Non certo per me, si capisce. Vorrei solo che la gente ricordasse che qui, per tanti anni, è esistito “L’acquafrescaio”».

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