L’addio di Xavi Hernandez, l’essenza del calcio

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Xavi

Il Sublime è l’eco di un alto sentire dice Pseudo Longino. E non è forse la descrizione migliore del modo di giocare a calcio di Xavi? Le traiettorie disegnate dai suoi lanci non mandano noi ‘spettatori’ in estasi? Eppure tutto ciò dalla prossima stagione non andrà più in scena sui campi da calcio d’Europa. Xavier Hernández Creus, meglio conosciuto come Xavi, lascia il Barcellona. I Blaugrana, la Spagna e il mondo intero hanno goduto di cotanta bellezza per ben 17 anni, più altri 8 di ‘cantera’. Dal prossimo anno vestirà la maglia dell’Al Sadd, squadra del Qatar. Per due anni incanterà gli spettatori del Vicino Oriente a suon di petroldollari (10 milioni all’anno). E’ lì che vanno i migliori quando la carriera procede verso il tramonto. A quel mondo si regala l’ultima luce dei campioni che furono. In Qatar dove nel 2022 si disputerà il Mondiale di Calcio. In Qatar dove il calcio è solo business e marketing. Come Xavi tanti altri. Uno su tutti Raul, altro spagnolo dal piede magico che, dopo lo Schalke 04, vestì proprio la maglia della squadra del Qatar. Due anni lì e poi tornerà a casa, il Barcellona. Ma chi ama veramente il calcio probabilmente non guarderà nemmeno 10 minuti di Xavi con la maglia dell’Al Sadd. Per chi ama il calcio Xavi resterà per sempre il numero 6 del Barcellona. Altra maglia non gli donerebbe e non gli donerà.

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Xavi il numero 6 per sempre nella storia del Barcellona

UNA CARRIERA DI TROFEI – I suoi 17 anni di Barcellona sono ricchi di trofei, quasi incalcolabili. E nonostante la sua avventura col Barcellona proceda verso il tramonto potremmo addirittura dover ancora aggiornare la bacheca nelle prossime settimane. Già ora il suo palmarès è da far paura e allo stesso tempo invidia: 8 campionati vinti (incluso quello di quest’anno), 6 SuperCoppe di Spagna, 2 Coppe di Spagna, 3 Champions League, 2 SuperCoppe Europee, 2 Mondiali per Club. Un numero di trofei impressionante, eppure c’è ancora un’altra finale di Champions League da giocare contro la Juventus il prossimo 6 giugno, e prima ancora la finale di Coppa di Spagna

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Xavi che alza uno dei tanti trofei vinti col Barcellona

(30 maggio contro l’Athletic Bilbao). Per ora sono 23 i trofei. Vedremo dal 7 giugno se resteranno tali. Con la Nazionale Spagnola poi di certo non sono mancate le soddisfazioni: 1 Mondiale vinto nel 2010 e 2 Campionati Europei. Le presenze con i Blaugrana per ora sono 825, e le reti sono 88…. per ora. Una bacheca veramente stratosferica, degna di uno dei centrocampisti più forti al mondo. Una bacheca che però non sarà mai arricchita con la presenza di un trofeo individuale che Xavi avrebbe meritato ampiamente: il Pallone d’Oro. Forse l’unico rimpianto della sua carriera.

TECNICA FAVOLOSA, INTELLIGENZA TATTICA, EROE DEL TIKI-TAKA – Dover analizzare un calciatore come Xavi è qualcosa di estremamente semplice ed estremamente complicato. Regista certamente. Trequartista spesso. Finalizzatore anche. Recupera-palloni mai, o per lo meno non è la sua caratteristica principale. Il compito di Xavi sul rettangolo verde è quello di illuminare i compagni con le sue geometrie, valorizzare al massimo ogni minimo movimento degli altri 9 componenti. Sa leggere con netto anticipo ogni movimento, ogni giocata, ogni situazione di gioco, e da qui mettere nelle migliori condizioni chi riceve palla. Tutto il Barcellona ruota intorno ai suoi piedi, alle sue idee, ai suoi passaggi. Anche un mostro sacro come Messi sa che il pallone giusto probabilmente gli arriverà da quel signore con la maglia numero 6. Tatticamente Xavi ha delle doti innate, immense: sa sempre dove posizionarsi, sia in fase difensiva che in quella offensiva. Potessimo guardare tutt’e 825 partite disputate da Xavi probabilmente noteremmo che non si è mai scontrato con nessun compagno in campo. Segno della sua intelligenza tattica e capacità di prevenire e prevedere i movimenti dei compagni. Poi pur non essendo un ‘cagnaccio’ da campo, pur non avendo le qualità fisiche del ruba-palloni, riesce comunque ad essere fondamentale nella fase difensiva dei Blaugrana; con posizionamenti e addirittura con la semplice postura riesce a mettere in difficoltà la manovra offensiva avversaria. Lui che ha vissuto la metamorfosi del Barcellona resterà poi per sempre l’artefice, l’eroe del tiki-taka. Quel modo di giocare del Barcellona che ‘addormentava’ gli avversari con infiniti passaggi, per poi colpirli improvvisamente con accelerazioni fatali. Di questo modo di giocare Xavi è stato l’interprete migliore, insieme ad altri mostri come Iniesta, Busquets, Dani Alves, Puyol, ovviamente Messi, David Villa.

Si potrebbe continuare per ore a scrivere di Xavi. Si potrebbero scrivere dei saggi di qualsiasi tipo. Ma quando si tratta di calciatori come lui la cosa migliore da fare è lasciar parlare il campo. Lasciarlo parlare in campo. E quando poi decide, uno come Xavi, di smettere col calcio l’unica cosa da fare per noi comuni mortali è urlargli all’unisono una sola cosa: Grazie!

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