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lunedì, 30 Gennaio 2023

La tossina botulinica come strumento terapeutico

L'Associazione Medica Società Scientifica Anardi di Scafati presenta: "La tossina botulinica come strumento terapeutico"

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Da anni ormai, è noto che l’uso della tossina botulinica è sempre più frequente nel campo della medicina estetica. In una società come quella attuale, caratterizzata dalla ricerca del “bello a tutti i costi”, questa sostanza naturale si è andata affermando sempre di più tra coloro che non si arrendono ai segni del tempo sul proprio viso. Quello che non tutti sanno però, è che i campi di applicazione di tale tossina vanno estendendosi sempre di più, fino ad abbracciare ambiti come quello neurologico e riabilitativo.

Si è svolto lo scorso sabato 16 giugno, presso la Sala “Don Bosco” di Scafati (Sa), il convegno “La tossina botulinica come strumento terapeutico”. L’obiettivo dell’evento, organizzato dall’Associazione Medica Società Scientifica Anardi, presieduta dal Dott. Vincenzo Santonicola, e moderato dal Professore Aggregato di Neurologia all’Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli” Maria Rosaria Monsurrò, e dal Professore di Chirurgia Estetica allo stesso ateneo Vincenzo Argenzio, è stato quello di fornire informazioni sull’inquadramento clinico e sulla terapia idonea da somministrare con tale tossina nei casi di spasticità e distonia. Queste patologie, la cui diffusione risulta in costante aumento, incidono fortemente sulla qualità di vita dei pazienti, ognuno dei quali richiede un intervento riabilitativo ed assistenziale ad hoc.

La tossina botulinica, prodotta dal batterio “Clostridium botulinum”, fa parte del gruppo delle neurotossine, sostanze che agiscono inibendo l’azione dei neuroni e, in particolar modo, intervengono nella funzione neuromuscolare. Questo potentissimo veleno, è molto pericoloso per quanto riguarda i danni legati alle intossicazioni alimentari che può provocare, come nel caso delle conserve alimentari prodotte in casa. Nel tempo, però, si è visto che in microscopiche dosi può invece essere utile nel trattamento delle patologie che causano la contrazione involontaria dei muscoli.

Scoperta in Belgio nel 1890, a causa appunto di un’intossicazione alimentare, negli anni ’50 si scoprì che, iniettando la giusta dose della tossina, si inibiva il rilascio di acetilcolina inducendo la paralisi del muscolo bersaglio. Nel 1973 la tossina botulinica di tipo A fu sperimentata sulle scimmie ed essa risultò efficace nella cura dello strabismo, che è una forma di distonia oftalmica. Fu così che il botulino, da agente tossico, cominciò ad essere utilizzata per curare strabismo, blefarospasmo, distonie focali, spasticità focali, cefalee, iperidrosi ascellari, ed altre malattie, divenendo un agente terapeutico.

Al Convegno è intervenuto il Dott. Marcello Esposito, Ricercatore del Dip. Neuroscienze, Scienze Riproduttive e Odontostomatologiche dell’Università Federico II di Napoli, che ha illustrato gli effetti della tossina botulinica nel trattamento dei disturbi neurologici: “La tossina botulinica, iniettata nella terminazione sinaptica, blocca il rilascio dell’acetilcolina. Alla paralisi chimica dovuta alla somministrazione intramuscolare della tossina, segue una reinnarvazione nel giro di alcuni mesi. Gli effetti biologici si manifestano dopo circa una settimana, mentre gli effetti terapeutici hanno una durata che va dai 4 ai 6 mesi, a seconda della patologia. La spasticità, le cui cause più frequenti sono l’ictus e la sclerosi multipla, è un ipertono, cioè un’aumentata contrazione muscolare dovuta ad una maggiore velocità del riflesso tonico da stiramento. Il tempo è fondamentale, prima si interviene nel curare la spasticità e prima si modulano anche le alterazioni biomeccaniche. Ciò permette di ridurre il dolore, migliorare la funzione motoria e prevenire le complicanze. Il trattamento con la tossina botulinica può essere effettuato per molti anni, non sono noti effetti collaterali a lungo termine. I pazienti che non rispondono alla cura sono coloro che non sono stati trattati tempestivamente”.

Per quanto riguarda invece le distonie, il Dott. Esposito ha aggiunto: “Fino a dieci anni fa, la distonia veniva associata ad un disturbo psichico o ad un’alterazione dell’umore, ma in realtà essa è un disturbo del movimento caratterizzato da una contrattura muscolare prolungata che determina l’assunzione di posture innaturali. A differenza della spasticità, la distonia non è collegata ad una lesione del sistema nervoso centrale. Esistono forme di distonia cervicali, craniali e degli arti. Con le dovute distinzioni, anche per questo tipo di patologie, si può affermare che la tossina botulinica rappresenta il trattamento più efficace”.

La Dott.ssa Enza Raiano, Fisiatra all’Università Federico II di Napoli, analizzando l’ambito di interesse riabilitativo nell’applicazione della tossina botulinica, ha spiegato: “La cura con la tossina botulinica e la riabilitazione che ne consegue, non è ‘miracolosa’, ma essa può migliorare la qualità di vita del paziente. Il trattamento va sempre personalizzato, coinvolge molte figure professionali ed è di tipo integrato, non si limita solo alla somministrazione della tossina. È importante che ci sia un interscambio continuo tra i medici e tra i medici e i pazienti”.

Vari casi clinici sono stati illustrati dal Dott. Silvio Peluso, Neurologo all’Università Federico II di Napoli, il quale ha mostrato i miglioramenti riscontrati nella deambulazione di diversi pazienti affetti da spasticità o distonia a seguito del trattamento con tossina botulinica.

A conclusione dell’evento, la professoressa Monsurrò ha osservato: “È senza dubbio interessante vedere come, soprattutto nel caso delle distonie, la terapia arrivi prima della comprensione patogenetica. Finora questa patologia, per certi aspetti, è ancora un mistero, eppure si può affermare che il trattamento con tossina botulinica permette grandi miglioramenti nella qualità di vita dei pazienti”.

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