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martedì, 25 Gennaio 2022

La strage di Bologna: quarant’anni dal macabro evento

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Sono passati quarant’anni dalla strage di Bologna, ma la ferita è ancora aperta nella storia del Belpaese.

Si tratta dell’attentato più grave verificatosi dopo la seconda guerra mondiale e costituirebbe, a  quanto pare, uno degli atti più importanti della strategia della tensione.

La strategia della tensione ha caratterizzato gli anni ’70 del XX secolo: in sostanza, tale tattica mirava alla distruzione degli equilibri stabiliti dal nuovo ordine statale. Fu per questa ragione che gli anni ’70 passarono alla storia come gli anni di piombo.

I fatti

Il 2 agosto 1980, alle ore 10:25, presso la stazione di Bologna, un ordigno contenuto in una valigia esplose, riducendo a brandelli l’ala ovest della struttura.

L’esplosivo fu sistemato in modo da aumentare l’intensità dell’impatto, tanto che anche un treno Andria Express ne fu colpito.

L’attentato causò 85 morti e 200 tra feriti e mutilati. L’evento ebbe una grandissima eco mediatica e sollecitò il sostegno di cittadini e vari membri del personale ospedaliero che, rinunciando alle loro ferie, accorsero per aiutare e curare i malcapitati.

In breve, tutto il mondo venne a conoscenza del drammatico momento italiano, da allora denominato strage di Bologna.

I bolognesi stessi, nei giorni seguenti al macabro avvenimento, organizzarono manifestazioni col fine di mostrare il loro sdegno nei confronti del governo. Solo Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, ebbe come riconoscimento un lungo applauso da parte dei cittadini, nel momento in cui scese dall’elicottero per prendere coscienza dell’accaduto.

Gli autori

Dopo numerose indagini, apparve chiaro che si era dinanzi a un delitto di matrice terrorista.

Inizialmente, si temeva che gli autori del gesto fossero neofascisti: sia la Nar che le Brigate Rosse rivendicarono l’attentato.

Tuttavia, una serie di telefonate di smentite da parte di altri gruppi contribuì a creare caos intorno al già poco chiaro episodio.

Sebbene fossero poi stati ammanettati alcuni componenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari e del Movimento Rivoluzione Popolare, non mancarono segnalazioni che si rivelarono delle vere e proprie operazioni di depistaggio montate ad hoc.

Fu addirittura creato un dossier falso in cui vi era l’elenco delle motivazioni dell’attacco.

Perché depistare?

Probabilmente, l’obiettivo perseguito era quello di celare la strategia della tensione o di difendere la Libia da possibili accuse. Difatti, la Libia era divenuta un partner commerciale troppo importante per imprese come la FIAT o l’ENI.

Ad ogni modo, le ipotesi continuano ad affollarsi attorno all’ennesimo avvenimento italiano di cui non sapremo mai, sfortunatamente, tutta la verità.

 

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