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giovedì, 7 Luglio 2022

La storia a confronto: è Napoli-Juventus

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Alberto Russo
Collaboratore XXI Secolo. Laurea in Scienze Politiche e un sogno nel cassetto. Calciofilo romantico, ritiene che il giornalismo debba consistere nella capacità di andarsi a prendere le notizie direttamente nelle loro “case”, raccontando la realtà senza filtri né paure. Tra le sue passioni la giustizia, il cinema e la poesia, legge fin troppo perché crede sia il miglior modo per capire il mondo.

Il calcio è quasi una religione nel Belpaese questo è noto, ebbene esistono partite che sono vere e proprie pratiche di culto per i tifosi, non serve cambiare prospettiva, alcune sfide fanno storia per tutto ciò che esprimono in campo e fuori. Nel caso seguente un popolo intero si è preso l’impegno di ricordarsi almeno un giorno l’anno che ogni cosa tu faccia, tutto ciò che pensi, qualsiasi persona tu sia c’è almeno un buon motivo per sprigionare la tua anima e metterla al servizio di una fede, si una vera e propria fede, come quella che appartiene al tifo partenopeo, una nave che ogni volta si trovi ad imbattersi nel porto bianconero sa risalire qualsiasi burrasca per potervi attraccare con ogni mezzo.

Napoli-Juventus è storia romantica e poema epico di un torneo che le vede affrontarsi ormai dal lontano 1929, quando i bianconeri nello storico impianto di Corso Marsiglia a Torino  battevano il Ciuccio per 3-2.  Negativi di un rullino quasi secolare, come quando nel 1959 questa sfida significò l’inaugurazione del tempio di Fuorigrotta, quello Stadio San Paolo che oggi con poco zelo e un pizzico di presunzione si vuole a tutti i costi mettere da parte, quel giorno gli azzurri superarono la compagine bianconera 2-1 ma ciò che rimane negli annali fu l’amarcord legato al nome del nuovo impianto, la presidenza o chi per essa era concorde nel rinominare l’impianto Stadio del Sole per ovvi motivi etnografici, l’idea fu rivista e alcuni anni dopo si passò all’attuale denominazione, rispettando però questa volta una tradizione religiosa.

Passaggio fondamentale furono gli anni ’80 in cui si attraversarono gironi e scudetti tra i ricci dei due simboli calcistici appartenenti alle due sponde, Michel Platini da un lato e Diego Armando Maradona dall’altro, cui va assegnata una fetta rilevante di importanza se questa sfida oggi vive anche e soprattutto di ricordi indelebili, come per tutte quelle generazioni di tifosi azzurri che hanno vissuto i punti cardine delle proprie memorie sportive oscillando tra una punizione del Pibe de Oro e la rete allo scadere di Renica nella Coppa Uefa del 1989. Napoli che vive la rivalità come un culto quasi immaginifico ma reale nei contenuti, come gli sgambetti che sogna di farle un’intera tifoseria ogni qualvolta si imbatte nella Vecchia Signora, che sia sfida di sport, trionfo di principi e tripudio di valori, buon Napoli-Juventus a tutti.

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