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martedì, 25 Gennaio 2022

La sterilizzazione del furetto

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Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

La sterilizzazione del furetto è una procedura indispensabile al fine di ridurre il forte odore muschiato tipico della specie e prevenire gravi problemi di salute nella femmina.

A lungo si è ritenuto che il cattivo odore del furetto, versione domestica della puzzola selvatica, fosse imputabile alle ghiandole perianali; per tale motivo queste ultime venivano rimosse in giovane età con un intervento chirurgico, la sacculectomia, oggi non più praticato in questi animali allo scopo. Un esemplare sterilizzato, infatti, riduce il proprio cattivo odore di più del 90%, rendendo di fatto superflua la sacculectomia.

Il furetto è una specie poliestrale stagionale ad ovulazione indotta dall’accoppiamento che normalmente si riproduce nel periodo marzo-settembre. Se la femmina non si accoppia il ciclo estrale si arresta nella fase preovulatoria caratterizzata, tra l’altro, da un evidente aumento di volume della vulva dovuto agli elevati livelli di estrogeni. Tali ormoni si rendono responsabili, nel giro di poche stagioni riproduttive, di forte depressione del midollo osseo, tessuto responsabile della produzione delle cellule del sangue. L’iperestrogenismo della furetta conduce un grande numero di esemplari a condizioni di forte anemia che ne mettono a serio repentaglio la sopravvivenza.

Il furetto maschio nella stagione riproduttiva può rivelarsi particolarmente aggressivo o mordace.

La sterilizzazione chirurgica consiste nell’asportazione dei testicoli nel maschio e di ovaie, ed il più delle volte anche dell’utero, nella femmina. L’intervento è condotto in anestesia generale e normalmente non comporta rischi significativi.

Recenti riscontri clinici in corso di approfondimento, tuttavia, sembrano correlare la sterilizzazione chirurgica all’insorgenza di patologie endocrine a carico delle ghiandole surrenali che in alcuni casi evolvono in neoplasie. In attesa di nuove evidenze scientifiche molti professionisti preferiscono ricorrere alla sterilizzazione chimica consistente nell’impianto sottocutaneo periodico (ogni 10-20 mesi) di deslorelina.

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