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mercoledì, 8 Dicembre 2021

La spinosa questione giustizia: riunione con i capi gruppo alla camera

La ministro della Giustizia Cartabia chiede di mettere da parte i contrasti e accellerare sulla riforma, da essa dipende anche il destino del recovery plan

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Resta spinosa la questione giustizia, anche per il governo Draghi.

Lo sa bene la Ministro della Giustizia Marta Cartabia che ieri ha aperto la riunione alla Camera con i capogruppo della maggioranza.

È necessario mettere da parte i contrasti, secondo la guardasigilli, la quale è ben consapevole che sulla durata dei processi si gioca gran parte del Recovery Plan, ma anche della stabilità del governo.

Sulla riforma sono in ballo non solo i 2,7 miliardi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) destinati alla giustizia, ma anche i 191 mld destinati alla ripartenza economica del paese.

È responsabilità di tutti, continua la guardasigilli, cogliere quest’occasione e andare avanti. Nessuno può sottrarsi a questa sfida, che può essere affrontata solo in modo unitario e coeso.

Sul tavolo della discussione di ieri la riforma della prescrizione di Bonafede (stop dopo il primo grado per i condannati), la durata delle singole fasi del processo (due anni il primo grado, un anno e sei mesi l’appello, un anno o addirittura sei mesi in Cassazione), i tempi delle indagini preliminari (due anni ma con molte tagliole), ma anche il destino del processo di appello che potrebbe vedere il ritorno, ma riveduto e corretto, della legge Pecorella del 2006, bocciata l’anno dopo dalla Consulta, che vietava l’appello al pm che perde il processo.

Solo una parte questa delle sfide per riformare il sistema giudiziario, in quanto dopo le novità sul processo penale dovrebbe essere la volta del civile. L’auspicio della guardasigilli è di terminare questo tipo di riforma entro il 2021. Tempi ristretti, quindi, se si considerano i vari passaggi richiesti dal nostro sistema legislativo.

Una questione spinosa quella della Giustizia, non solo in campo Nazionale ma anche per quanto riguarda l’Europa. È stata proprio la giustizia, infatti, uno dei nodi centrali del braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sul piano economico. L’Europa chiede all’Italia di aumentare l’efficienza del proprio sistema giudiziario.

Per Bruxelles, ma anche per gli economisti che hanno scritto il piano del Recovery, giustizia ed economia sono due binari paralleli che devono camminare a stretto contatto.

Come chiarito dalle tabelle del Recovery Plan, una riduzione della durata dei processi civili al 50% porterebbe ad un accrescimento delle  dimensioni medie delle imprese manifatturiere italiane di circa il 10%, gusto per dare un esempio concreto. Un vantaggio economico reale, ma anche necessario per il progredire dell’economia, qualsiasi progetto ha infatti bisogno di tutele credibili, senza la possibilità che un procedimento giudiziario rappresenti un ostacolo per la crescita.

Sul nodo della giustizia penale la Cartabia ha, inoltre, affermato che: «Occorre intervenire sui tempi del processo penale anche per contenere i rischi che il processo si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale».

Resta ora da capire se le divergenze che avevano portato alla fine del governo giallo-verde saranno messe da parte garantendo al governo Draghi la possibilità di continuare nel suo operato o se prevarranno le tensioni.

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