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domenica, 28 Novembre 2021

La spigolatrice di Sapri fa molto discutere e non di letteratura

La statua inagurata a Sapri doveva essere una celebrazione della nota poesia e invece è diventata oggetto di una polemica femminista, e non solo

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Se si parla della “Spigolatrice di Sapri” è probabile che il pensiero corra, specie negli amanti della letteratura, alla poesia di Luigi Mercantini del 1858.

Nella poesia l’autore narra una delle importanti vicende storiche del risorgimento italiano, ovvero la fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane  nel 1857, una missione nata con lo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie.

Presumibilmente a tutti sarà capitato almeno una volta, facendo riferimento a un episodio fallimentare, di dire”Eran trecento, eran giovane e forti e sono morti!”… I primi versi cioè della poesia che racconta in modo un pò romantico ciò che accadde quando questa giovane donna, vedendo Pisacane, decise di seguire questi uomini in battaglia per poi guardarli perire da lontano.

Le probabilità,però, oggi che la mente torni alla poesia sono veramente ridotte. Questo a causa delle polemiche che si sono innescate successivamente all’inaugurazione di una statua di Emanuele Stifano inaugurata a Sapri pochi giorni fa.

La statua avrebbe dovuto essere un ode, una celebrazione alla poesia, ma la cosa è andata diversamente.

L’opera dello scultore cilentano rappresenta una donna formosa, in abiti che poco lasciano all’immaginazione, per qualcuno un’offesa alla figura delle donne dell’ottocento e delle donne di oggi.

Una donna che, secondo i movimenti femministi, nella statua di Sapri, è ancora una volta ridotta all’immagine delle bellezza sessualmente interpretata, sorvolando sul valore morale e sociale che la poesia intendeva sottolineare.

Secondo alcuni cittadini di Sapri, di cui abbiamo raccolto la testimonianza, si sta in qualche modo utilizzando l’arte per portare avanti una polemica femminista che poco ha da spartire con la poesia e con la statua realizzata da Stifano.

L’arte è arte ed una scultura del genere va solo ammirata in quanto tale…. ed in questo caso anche per la storia che porta con sé…. poi come dice Gianfranco Gallo se volessimo ricostruire il momento storico probabilmente a quei tempi mutande non ce ne erano...” ci dice Ermete, un nativo di Sapri oggi residente a Napoli.

L’autore della foto in copertina ha così commentato il suo scatto: “Così si presentava Sapri questa mattina con la Spigolatrice oggetto di tante inutili polemiche. Non ho visto nessuna volgarità. Nel fotografare il mio sguardo si è soffermato ad ammirare la bellezza della natura, il profumo del mare con la sua brezza e i raggi del sole che attraverso gli aghi dei pini domestici illuminavano il volto della scultura“.

Agli attacchi di coloro che vedono del sessismo o semplicemente del cattivo gusto nella sua opera l’autore, tramite la sua pagina social, ha risposto così: “Se fosse stato per me  avrei fatto una figura completamente nuda, lo stesso vale per il Palinuro di qualche anno fa e per le statue che farò in futuro, semplicemente perché sono amante del corpo umano in generale e mi piace lavorarci. Penso comunque che sia inutile dare spiegazioni a chi vuole assolutamente vederci depravazioni o cose varie“.

Volendo restare in ambito letterario ai posteri l’ardua sentenza.

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