La sindrome del tuttologo. Chi di noi non frequenta assiduamente i social, soprattutto le chat con amici e conoscenti?. Sempre più spesso tuttavia ci capita di confrontarci con persone dall’atteggiamento arrogante, che si sentono autorizzate ad intervenire con tono cattedratico su qualsiasi argomento.
Una vera e propria distorsione cognitiva per cui persone con ristretta competenza e limitata conoscenza di determinati ambiti e settori, sovrastimano le proprie abilità, credendosi esperti di alto livello
Seppur lontani anni luce dal tipo di lavoro o dall’ambito ordinario di specifiche conoscenze e competenze del tema in discussione nella chat. Non avendo de visu gli interlocutori, possono tranquillamente smanettare in segreto sui motori di ricerca per poi postare affermazioni perentorie al momento giusto della conversazione.
Con interventi assertivi che lasciano intendere (soprattutto agli ingenui) una conoscenza approfondita dello specifico argomento, oltre ad un vasto bagaglio culturale. Medici che si professano esperti di letteratura, ingegneri di storia, avvocati di musica e così via. E guai a contraddirli.
Persone dall’ego smisurato, sono assolutamente incapaci di riconoscere i propri limiti di conoscenza e per questo si lasciano andare a dichiarazioni presuntuose oltre al rifiuto sdegnato (spesso anche maleducato) di qualsiasi critica. Persone che in una conversazione a tu per tu, senza l’ausilio di social a portata di mano e dell’intelligenza artificiale, qualsiasi cultore della materia metterebbe in seria difficoltà.
La sindrome del tuttologo (così è comunemente chiamato questo atteggiamento di distorsione psicocognitiva) è comunemente associata al cosiddetto effetto Dunning-Kruger. Vediamo di cosa si tratta.
Effetto Dunning Kruger
Lo studio sull’effetto Dunning-Kruger è dovuto ad un episodio accaduto nel 1995 a Pittsburgh. Un tale aveva rapinato a viso scoperto due banche nello stesso giorno. nonostante la presenza delle telecamere. Poco dopo fu arrestato, ma era incredulo perché sicuro di essere diventato invisibile, cospargendosi il viso di succo di limone, come suggerito da un complice.
Prima delle rapine si era anche scattato una foto per esserne certo, ma aveva fotografato per sbaglio il soffitto anziché sé stesso.
Due psicologi che vennero a conoscenza della vicenda, il professor David Dunning e l’allievo Justin Kruger, rimasero molto colpiti dall’episodio. Decisero dunque approfondirlo con un test sugli studenti dei primi anni dei corsi di psicologia.
Si trattava in particolare di un’autovalutazione sulle capacità di ragionamento logico e grammaticale. Prima di svolgere i test, i partecipanti espressero il proprio grado di competenza. Dai risultati notarono che i meno competenti si autostimavano ben oltre le proprie capacità. Al contrario i più competenti facevano il contrario.
Le conseguenze della sindrome del tuttologo
Fin quando i tuttologi sono confinati nell’ambito di una chat , fanno più danni a sé stessi che agli altri, specie se smascherati in tempo. Il problema tuttavia è che le loro interazioni sociali e professionali rischiano di allargare il raggio delle loro potenziali vittime.
Facciamo ad esempio il caso di un medico affetto, del tutto inconsapevolmente, dall’ Dunning-Kruger. Se specialista in una determinata branca, potrebbe sentirsi autorizzato nella pratica clinica ad invadere altre branche medico-chirurgiche. Sottovalutando al contempo la competenza dei colleghi più esperti ed esaltando le sue presunte capacità, potrebbe mettere a rischio la salute dei propri pazienti.
In conclusione, una sindrome attualissima e anche frequente, ma ancora poco conosciuta dal grande pubblico oltre che poco studiata dagli psicologi, meritevole peraltro di ulteriori approfondimenti scientifici.
Resta il fatto che nel nostro mondo globalizzato è assolutamente necessario individuare i soggetti che ne sono affetti. Bastano un pó di buon senso e di intuito: Senza essere psicologi, saranno riconoscibili dal comportamento e dalle dichiarazioni perentorie e assolutistiche.
L’approccio giusto con queste persone è non avere timori reverenziali a esprimere la propria tesi e opinione (ovviamente se si è in grado) senza inutili complessi di inferiorità. Un po’ come ai tempi della scuola, quando nelle prove scritte qualche compagno sembrava più bravo (specie a copiare dai bigliettini nascosti nelle tasche) salvo poi essere ridimensionato con un’interrogazione orale.

