La Sea Watch sbarca in Italia, Rackete ai domiciliari

Si conclude, almeno per il momento, la questione della Sea Watch, nave capitanata da Carola Rackete, la quale sfondando i blocchi prima di una nave da guerra italiana, poi quella delle Fiamme Gialle, entrando di forza nel porto di Lampedusa e salvando la vita ai 40 migranti che da tre giorni erano in balia delle onde del Mediterraneo.

La storia della Sea Watch, nave olandese capitanata dalla tedesca Carola Rackete, 20 anni di esperienza di navigazione alle spalle, è per il momento giunta al capolinea.

In mattinata il capitano della Sea Watch è stata arrestata al porto di Lampedusa, luogo d’attracco della nave che trasportava 40 migranti, tra cui 3 minori che, come dichiarato dalla Rackete stessa durante un confronto telefonico con la Capitaneria di porto della città siciliana, ” pur non essendo in pericolo di vita immediato, hanno subito abusi in Libia”, paese di provenienza dei migranti.

A seguito di numerose intimazioni delle autorità portuali e militari italiane che avevano imposto alla Sea Watch di fermarsi chiedendo supporto a Malta, come da ordine impartito dal Ministro degli Interni Matteo Salvini, la Rackete ha sfondato il blocco organizzato e infine, speronando una nave della GdF con a bordo il Ministro dell’economia Giovanni Tria, è riuscita ad accedere al porto di Lampedusa, al che ha tratto ufficialmente in salvo i migranti, i quali sono stati immediatamente presi in carica dalle unità di volontari schierate al porto con la compartecipazione delle Forze dell’Ordine.

“Ribadisco il mio sdegno per quanto accaduto”- così Matteo Salvini, che ribadisce a suo parere l’immobilità dell’Europa sulla questione migranti e che “si fa viva solamente quando c’è da prendere soldi al nostro Paese”.

Nel frattempo è stata comminata a Carola Rackete la pena domiciliare. Il capitano della Sea Watch, inoltre, rischia di perdere la sua nave e sarà certamente costretta a pagare una somma pecuniaria pari a euro 20.000 che potrebbe aggravarsi fino a 50.000 euro qualora non venisse pagata nei termini.

Nel frattempo al coro del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che si è sempre battuto per la salvaguardia dei diritti e della vita umana e rispetto questa vicenda non condivide il pensiero del Ministro degli Interni, si aggiungono Germania e Francia che attaccano la presa di posizione di Salvini definita “disumana e oltraggiosa rispetto all’umanità che accomuna i popoli”.

Gli avvocati della Racklete stanno organizzando una potente offensiva che verrà presentata in “tutte le sedi opportune” basando le loro tesi sul fatto che il capitano abbia agito in quanto trovatasi a fronteggiare uno “stato di necessità” (art. 54, Codice Penale) e “in pieno ademggiare uno “stato di necessità” (art. 54, Codice Penale) e “in pieno adempimento di un dovere” (art. 51 Codice Penale).

Berlino e Parigi sono dalla parte del capitano della Sea Watch e tengono a sottolineare, in quanto membri della Comunità Europea, che “salvare i migranti in mare, destinati a morte certa, non è un reato, ma anzi spirito che accomuna popoli. Lo stesso spirito di solidarietà che deve muovere le azioni di tutti all’interno dell’UE”.

Il malcontento di Salvini e di buona parte degli italiani, tuttavia, sarà consolato dal fatto che ben 5 paesi europei tra cui Olanda, Francia, Germania, Belgio e Svezia prenderanno in carico la quasi totalità dei migranti sbarcati a seguito di questa ennesima ondata del flusso immigratorio inarrestabile che creerà verosimilmente sempre maggior disaccordo tra Italia ed UE.

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