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La Russia di Caterina II e l’apertura all’influenza della cultura europea

In un momento storico così critico, in cui il conflitto in Ucraina ha acuito le tensioni nelle relazioni della Russia con l’Europa, ripassiamo qualche frammento di una delle tappe fondamentali della storia russa, tanto per l’evoluzione interna del Paese, tanto per l’espansione verso l’esterno: il regno di Caterina II di Russia.

Chi era Caterina la Grande?

Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst nacque il 2 maggio 1729 a Stettino, in Pomerania, nell’allora Regno di Prussia (l’attuale Polonia). Era figlia di Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst, generale del Regno di Prussia, principe di Anhalt-Zerbst, e governatore di Stettino, e di Giovanna di Holstein-Gottorp, principessa tedesca. 

Sofia ricevette un’educazione accurata e di eccellente livello. Il suo precettore era di fede protestante, tuttavia, la giovane non condivise mai la visione religiosa del suo tutore.

Fin da bambina si mostrò di carattere vivace, estroverso, stimolato da grande curiosità, attraverso la quale, nel prender parte a balli, banchetti e salotti nobiliari, impressionò positivamente moltissimi interlocutori.

Per quanto appartenesse all’alta aristocrazia tedesca, la famiglia della giovane Sofia non navigava nell’oro e la sua ascesa al potere fu soprattutto una conseguenza della necessità di prosperare economicamente e socialmente, mediante un matrimonio d’interesse, deciso a tavolino dai suoi parenti.

La scelta di Caterina come moglie per il futuro zar Pietro III (cugino di secondo grado di Caterina) fu, per l’appunto, il frutto delle gestioni diplomatiche del Conte Lestocq, della zia di Pietro, la zarina regnante Elisabetta, e di re Federico II di Prussia: tutti avevano interesse nel rafforzare i legami tra Prussia e Russia al fine di indebolire l’influenza austriaca.

Caterina conobbe Pietro all’età di 10 anni; dai suoi scritti è emerso che Caterina lo trovò detestabile fin da subito e che si oppose immediatamente alla sua tendenza a consumare alcolici, nonché al suo asservimento militaristico.

Il Regno di Caterina II

Pietro III, marito di Caterina, venne deposto nel 1762 in seguito ad un colpo di Stato organizzato dalla giovane, colta e brillante moglie, che si fece immediatamente proclamare autocrate di tutte le Russie.

Al pari di Federico II di Prussia, Caterina era una corrispondente dei philosophes, dunque fece tutto quel che era in suo potere per aprire la Russia all’influenza della cultura europea, con particolare interesse verso quella francese.

I sudditi non furono più obbligati al Servizio dello Stato, e poterono viaggiare liberamente e recarsi all’estero. Fino al 1790, inoltre, nel Paese regnò una notevole libertà di espressione e di critica, raramente riscontrata negli anni successivi.

Caterina II e lo scontro con la Chiesa Ortodossa

Il primo bersaglio della politica riformatrice di Caterina II, fu la Chiesa Ortodossa: bastione del tradizionalismo e detentrice di enormi proprietà di terreno, i cui proventi servivano a garantire sostentamento economico ad un clero ozioso ed ignorante. Nel 1764, Caterina decretò la confisca di tutte le proprietà ecclesiastiche. Le rendite ottenute furono impiegate dalla sovrana in parte per risanare le finanze, dissestate dalle spese belliche, ed in parte a finanziare istituti di istruzione. Ai ministri del culto venne assegnato un compenso mensile: il risultato fu che 500 conventi su 900 esistenti, furono soppressi.

Almeno un milione di contadini servi, sortirono gli effetti positivi della riforma, passando nel demanio regio ed ottenendo un miglioramento delle loro condizioni di vita.

Caterina II e la “clamorosa” Commissione Legislativa 

L’iniziativa più clamorosa della politica riformatrice di Caterina II, fu la convocazione, nel 1767, di una commissione legislativa composta da: rappresentanti dei nobili, dei cittadini, dei contadini liberi e di nazionalità non russe. Il compito di questi esponenti era quello di elaborare un nuovo codice di leggi. L’Istruzione – Nazak – che redasse Caterina in persona, serviva come guida al lavoro della commissione: era ricalcata sulle opere degli illuministi, soprattutto Beccaria e Montesquieu, ed indicava come proponimento della legislazione la pubblica felicità“, la tolleranza, la libertà, l’umanizzazione delle pene e delle procedure giudiziarie.

Tuttavia, a causa dello scoppio della guerra contro l’Impero Ottomano, all’interno della commissione insorsero molteplici dispute ed alla fine, nel 1768, Caterina fu costretta a scioglierla.