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La rivolta contro la guerra a Torino il 25 agosto 1917

La rivolta contro la guerra, nel 1917, inizia il 21 agosto per una insurrezione volontaria dei proletari torinesi, inizialmente per la mancanza di pane, ma poi si trasforma in una rivolta contro la guerra. Il 23 agosto la classe operaia, guidata da cortei di donne, saccheggia negozi, caserme e la Chiesa della Pace, portando via dalla cantina del parroco, il vino e le provviste contenute che furono poi distribuite alla folla.

Il Prefetto richiede al governo di Roma, senza esito, l’applicazione del codice militare di guerra, dichiarando Torino e la sua provincia zona di guerra. Dal 24 agosto i manifestanti cercano di rompere l’assedio posto dalle truppe governative. Solo il 28 agosto 1917 quando le autorità annunciano che “l’ordine regna a Torino” tutto ritorna nella normalità, secondo la classe politica.  Gli operai, dopo le giornate di lotta, subiscono una vera e propria repressione con arresti e alcuni operai vengono inviati al fronte, invece altri sono esonerati perché addetti alla produzione bellica.

La prima guerra mondiale aveva fatto registrare un drastico degrado economico. Se nel 1914, una famiglia composta da cinque persone spendeva per nutrirsi 20 lire e 80 centesimi circa, nel 1917 quella stessa famiglia per acquistare gli stessi prodotti dovrà spendere 39 lire e 50 centesimi. Già dal 1916, i torinesi iniziarono singolari proteste operaie contro la classe politica, situazione che precipita nel 1917, quando si registra un aumento notevole dei prezzi dei generi alimentari: il 2 agosto il costo del pane aumenta di 10 centesimi al chilo. Alla fine di agosto, quando il pane manca in quasi tutta la città, scatta una rivolta spontanea nei quartieri operai, che unisce motivazioni economiche a rivendicazioni politiche.

Antonio Gramsci (famoso politico, filosofo e giornalista) scrive nel 1920 che avevano sperato inutilmente in un aiuto dall’esercito, ma i soldati pensavano che quelle rivolte erano un inganno provocato dai tedeschi con il fine di battere l’esercito italiano e far vincere la classe del proletariato. Ovviamente, la verità era un’altra, i proletari protestavano per la fine della guerra e per la fame.

Invece, Teresa Noce (partigiana, politica e antifascista italiana), all’epoca diciassettenne, ha trascorso anni a combattere contro la guerra, prima in Spagna (recatasi lì con il marito Luigi Longo), poi in Francia partecipa alla Resistenza, dove viene arrestata e deportata in vari campi di concentramento e, infine liberata dall’esercito sovietico.  Per quanto riguarda la rivolta a Torino, ricorda che in fabbrica faceva molto caldo e in casa si moriva di fame, perché sempre più spesso il pane mancava, quindi lo sconforto si leggeva ormai sul viso di tutti.