La ragazza interrotta

Interrotta mentre suona: com’era stata la mia vita, interrotta nella musica dei miei diciassette anni, com’era stata la sua vita, strappate e fissata su tela: un momento reso immobile, per tutti gli altri momenti, qualsiasi cosa fossero o avrebbero potuto essere. Quale vita può guarirne?

La ragazza interrotta
La ragazza interrotta

La ragazza interrotta è un famoso best-seller del 1993 dell’autrice americana Susanna Kaysen, che racconta le esperienze di giovane donnarinchiusa  in un ospedale psichiatrico negli anni ’60, dopo che le fu diagnosticato un disturbo di personalità borderline.
Nel 1999, il romanzo è stato trasformato in un film, “Ragazze intetrrotte”, interpretato da Winona Ryder, Angelina Jolie e Brittany Murphy.

Susanna Kaysen ha diciotto anni quando viene visitata da uno psichiatra che non aveva mai incontrato prima e che le diagnostica un disturbo di personalità borderline. Successivamente, Susanna viene mandata a McLean, un ospedale psichiatrico del Massachusetts. All’interno dei confini di questa struttura ospedaliera, Susanna testimonia il via vai di alcuni pazienti dalle diverse personalità. Quasi due anni dopo, Susanna viene rilasciata dal McLean, considerata oramai “guarita”.

“La ragazza interrotta” è una sorta di diario, scritto durante la permanenza della protagonista in quell’ospedale psichiatrico, in un periodo della storia americana in cui le persone diagnosticate con problemi mentali venivano confinate nei reparti psichiatrici. La Kaysen sfida artisticamente le diagnosi di quelle malattie mentali dimostrando che dietro tutto ciò ci sono degli essere umani, come tutti gli altri.

Questo romanzo non segue una trama lineare, ma invece l’auttrice fornisce storie personali attraverso una serie di brevi descrizioni di eventi e riflessioni personali sul perché è stata mandata in ospedale. Comincia parlando del concetto di un universo parallelo e di quanto sia facile scivolare in un altro, confrontando la stessa pazzia con un mondo alternativo. Discute su come alcune persone cadono nella follia totale e altre, invece, come abbracciano la “pazzia” gradualmente.

“Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito. Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati: se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno… Non erano perfette ma erano amiche mie. Negli anni ’70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c’è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi”

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