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sabato, 3 Dicembre 2022

La misteriosa vita di Raimondo di Sangro

Raimondo di Sangro tra storia e leggenda.

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A pochi metri da piazza del Gesù, nel cuore del centro storico, si staglia un Palazzo cinquecentesco sulla cui facciata possiamo leggere una iscrizione scolpita nel marmo che recita così “IN QUESTO PALAZZO VISSE, OPERÒ E MORÌ, RAIMONDO DI SANGRO PRINCIPE DI SAN SEVERO”.
Ma chi era questo nobile napoletano la cui figura è avvolta dalla fantasia popolare nel più fitto mistero?

Difficile tratteggiare un personaggio così poliedrico come il Principe di San Severo, vissuto nei primi del 700. Il suo nome è indissolubilmente legato alla cappella gentilizia del palazzo che porta il suo Casato, da sempre meta di turisti di tutto il mondo.
Tanti furono gli artisti chiamati dal principe al restauro della cappella. All’interno si può ammirare un insieme di sculture, dipinti e opere, che rendono evidente come il genio del Principe, si sia unito alla maestria di questi artisti settecenteschi.

Chi non conosce il Cristo Velato, scolpito da Giuseppe Sammartino, la cui perfezione ha scatenato mille congetture, tanto da far pensare, sull’onda dell’aura di mistero che avvolgeva Raimondo di Sangro, di cui si conosceva la passione per l’alchimia, che il Principe avesse trovato la formula per marmorizzare un telo, tanto era perfetto ed incredibilmente realistico, nella sua trasparenza, il velo scolpito che ricopre il corpo del Cristo.
Leggenda narra che il povero scultore fosse poi stato accecato da Raimondo di Sangro, affinché non potesse più creare per altri un’ opera cosi perfetta ed unica. Ai lati del Cristo velato, troviamo altri due capolavori, “La pudicizia” di Antonio Corradini, una statua voluta in memoria della madre del Principe ed il “Disinganno” opera del Tiepolo che raffigura un uomo che tenta di liberarsi da una rete, in onore del padre che dopo una vita dissoluta, riscoprì una fede autentica. Si racconta che una delle maglie mancanti nella rete marmorea, fosse stata spezzata da un soldato tedesco, che essendo entrato nella cappella, rimase incredulo di fronte a tanta perfezione e credendo che fosse una corda ricoperta da gesso, con il calcio del suo fucile ruppe una delle maglie, dovendo poi scoprire che non vi era alcun artificio e che realmente la statua era ricoperta da una rete scolpita nel marmo.

Il Principe non fu solo un mecenate. Si narra che fosse un Massone e della simbologia massonica, di cui la cappella è piena, come la colomba circondata da un triangolo, che nella simbologia massonica rappresenta il maestro venerabile, ruolo che avrebbe ricoperto il Principe, come il pavimento che raffigura un labirinto, simbolo della tortuosità del percorso, che porta alla conoscenza. Il mistero si infittisce se consideriamo che nei sotterranei fu allestito un vero e proprio laboratorio, dove nel cuore della notte venivano condotti esperimenti di ogni tipo.

Salvatore di Giacomo magistralmente scriveva a tal proposito che, “fiamme vaganti, luci infernali, sordi rumori, provenivano dalle vetrate dei sotterranei “ ed è lì che sarebbero state create le macchine anatomiche, che riproducono con una sorprendente precisione per le conoscenze dell’epoca, l’apparato vascolare del corpo umano. Anche qui la fantasia popolare ha fatto il resto; si narra che il Principe avesse iniettato del piombo nelle vene di due suoi servi, un uomo ed una donna, quando erano ancora in vita, affinché il metallo affluendo a tutti i vasi con la circolazione, riuscisse a cristallizzare ogni più piccolo capillare.
Difficile procedere per esclusione e dire chi fosse realmente Raimondo di Sangro, sicuramente un uomo assetato di conoscenza, della conoscenza in ogni sua forma e manifestazione, non disdegnando nella sua laboriosa ed infaticabile ricerca della verità assoluta, di valicare i confini anche della morte. Ritenendo infatti di avere scoperto il segreto dell’immortalità, convinse in punto di morte uno schiavo a fare a pezzi il suo corpo e a disporre le sue membra in una cassa, dando ordine ai familiari di aprire la stessa solo dopo un certo tempo, affinché potesse risorgere. Tuttavia a causa dell’impazienza e curiosità dei parenti, la cassa fu aperta prima del termine stabilito, facendo venire meno gli effetti dell’esperimento esoterico.
Una cosa è certa, Principe, scienziato o stregone, ha lasciato un segno indelebile, nella memoria dei posteri.

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