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La Global Sumud Flotilla verso Gaza, nuova partenza annunciata

La Global Sumud Flotilla verso Gaza con più attivisti dopo il blocco israeliano. Accuse di violenze, ricorsi legali e mobilitazione.

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La Global Sumud Flotilla

La Global Sumud Flotilla verso Gaza, nuova partenza annunciata. Cresce la mobilitazione internazionale. 

La Global Sumud Flotilla non si ferma. Dopo l’intercettazione da parte della Marina israeliana al largo di Creta, la missione civile diretta verso Gaza annuncia una nuova partenza a breve, con una partecipazione ancora più ampia. Intanto cresce la mobilitazione internazionale, mentre restano al centro della vicenda le condizioni dei due attivisti ancora detenuti in Israele. 

Dalla rada di Ierapetra, in Grecia, gli attivisti confermano che la flottiglia è pronta a ripartire nei prossimi giorni, condizioni meteo permettendo. L’obiettivo resta lo stesso: raggiungere la Striscia di Gaza via mare. Ma, rispetto alla missione precedente, il numero di partecipanti potrebbe aumentare sensibilmente grazie all’arrivo di nuovi volontari da diversi Paesi europei, oltre a imbarcazioni provenienti da Grecia e Turchia. 

Parallelamente, gli organizzatori lanciano un appello a una “mobilitazione permanente”, invitando cittadini e associazioni a organizzare presidi davanti alle ambasciate per chiedere il rilascio dei due attivisti ancora detenuti, Thiago Ávila e Saif Abu Keshek. 

Le origini della Global Sumud Flotilla 

La Global Sumud Flotilla nasce nel solco delle precedenti missioni civili via mare dirette a Gaza, come le Freedom Flotilla, attive da oltre un decennio. Si tratta di iniziative promosse da reti internazionali di attivisti, ONG e membri della società civile con un duplice obiettivo: consegnare aiuti umanitari e denunciare il blocco imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. 

Il nome “Sumud”, che in arabo significa “resilienza”, richiama la volontà di sostenere la popolazione palestinese e attirare l’attenzione della comunità internazionale sulle condizioni umanitarie in quel territorio. Secondo quanto riportato anche da fonti come Reuters e The Guardian, queste missioni hanno una forte valenza simbolica e politica, volta a mettere sotto pressione governi e istituzioni internazionali. 

Israele, dal canto suo, considera il blocco navale una misura necessaria per motivi di sicurezza e ha più volte intercettato queste spedizioni, ritenendole potenzialmente collegate a organizzazioni a loro ostili. 

Un caso che riapre il dibattito internazionale

La vicenda della Flotilla riporta al centro del confronto globale temi cruciali come il blocco di Gaza, la libertà di navigazione e il rispetto del diritto internazionale. Da un lato, gli attivisti rivendicano la natura civile e umanitaria della missione; dall’altro, Israele difende le proprie operazioni come necessarie alla sicurezza nazionale.

Nel frattempo, la flottiglia si prepara a ripartire. E, come promettono gli organizzatori, “sarà ancora più grande”.

In una nota, il team legale della Global Sumud Flotilla spiega che il ricorso presentato mira a denunciare una violazione “grave e attuale” della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto tortura e trattamenti inumani o degradanti.

Il rischio, sottolineano i legali, sarebbe aggravato dalla qualificazione pubblica dei due attivisti da parte delle autorità israeliane come soggetti sospettati di terrorismo o attività illegali.

Detenzione senza garanzie

Secondo la ricostruzione della difesa, i due attivisti sarebbero detenuti senza informazioni ufficiali sul luogo di custodia, privi di accesso a legali, familiari o autorità consolari e senza garanzie procedurali. Una situazione che configurerebbe una detenzione incommunicado e che, per caratteristiche, si avvicinerebbe a una forma di sparizione forzata, considerata tra le più gravi violazioni dei diritti fondamentali dal diritto internazionale.

Il ricorso evidenzia inoltre una possibile responsabilità dell’Italia, in quanto Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui si trovavano gli attivisti al momento dell’intercettazione. In base alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e al diritto internazionale del mare, lo Stato avrebbe dovuto esercitare la propria giurisdizione e adottare misure per prevenire violazioni dei diritti fondamentali.

Secondo i legali, nonostante le autorità italiane fossero state informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non sarebbe stato attivato alcun intervento efficace per impedirne la violazione. Un’inerzia che, sempre secondo il ricorso, configurerebbe una violazione degli obblighi positivi previsti dalla Convenzione.

La Global Sumud Flotilla richiama quindi la comunità internazionale alla responsabilità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali anche in contesti extraterritoriali. Nessuna operazione, si legge nella nota, può giustificare la sospensione delle garanzie essenziali, né la detenzione arbitraria o trattamenti vietati.

Attraverso una procedura d’urgenza, è stato chiesto alla Corte di Strasburgo di indicare allo Stato italiano misure immediate: accertare il luogo di detenzione dei due attivisti, garantirne l’integrità fisica e psicologica, assicurare l’accesso alla difesa e impedire ulteriori trasferimenti o condizioni di isolamento.

La Flotilla, conclude la nota, continuerà a utilizzare tutti gli strumenti giuridici e politici disponibili per ottenere la tutela dei propri attivisti e l’accertamento delle responsabilità.