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martedì, 2 Marzo 2021

La consulta si pronuncia: cognome del padre? Retaggio patriarcale

Dopo la richiesta del tribunale di Bolzano, la Corte costituzionale si esprime: l'attribuzione automatica del cognome paterno è un retaggio patriarcale

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Anna Borriello
Mi sono laureata in filosofia e sto per terminare il percorso magistrale, inoltre studio canto da molti anni. Scrivo per confrontarmi col mondo senza ipocrisie e per riflettere sul rapporto irriducibile che ci lega ad esso.

La Consulta si pronuncia ed ha deciso di porre sotto la lente d’ingrandimento la legittimità dell’acquisizione automatica del cognome paterno. Dopo la richiesta del 2019 del tribunale di Bolzano si dice decisa ad andare al fondo del problema.

Il tribunale di Bolzano nel 2019 inviò, appunto, un’istanza alla Consulta. La norma di attribuzione del cognome sostiene che, in caso di mancato accordo tra i genitori, i figli debbano assumere il cognome del padre. In caso di accordo di entrambi, però, sarebbe possibile tramandare soltanto quello della madre? E quando l’accordo non sussiste, è davvero legittimo costituzionalmente che si tramandi quello del padre?

La consulta si pronuncia in merito all’attribuzione del cognome paterno: l’ordinanza n.18

Posta la questione, la Corte Costituzionale ha reso pubblica un’ordinanza, la n.18, il cui relatore è il vicepresidente Giuliano Amato. Secondo quest’ultima, il cognome paterno tramandato automaticamente sarebbe retaggio di una concezione patriarcale della famiglia“.

L’attuale sistema di attribuzione del cognome richiama, sempre secondo l’ordinanza, ad “una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna“.

La norma, sancita dall’articolo 262 del Codice Civile, non colpirebbe soltanto i coniugi, essendo fonte di “squilibrio e disparità tra i genitori“, ma anche il diritto all’identificazione del minore.

Citando il documento, tale norma negherebbe al minore “la possibilità di essere identificato, sin dalla nascita, con il cognome materno“.

Rispetto alla questione aperta dal tribunale di Bolzano, la Corte Costituzionale dichiara: “neppure il consenso, su cui fa leva la limitata possibilità di deroga alla generale disciplina del patronimico, potrebbe ritenersi espressione di un’effettiva parità tra le parti, posto che una di esse non ha bisogno dell’accordo per far prevalere il proprio cognome“.

Nei fatti, però, per un cambiamento definitivo dell’articolo si dovrà aspettare.

Per il momento sopravvivrà l’attribuzione automatica del cognome paterno. Presto, però, secondo la Consulta, verrà avviato un intervento legislativo destinato a disciplinare la materia. L’obiettivo è di ristabilire definitivamente il principio di parità dei genitori.

 

 

 

 

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