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venerdì, 21 Gennaio 2022

La classifica delle lauree inutili

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A pochi mesi dalla chiusura delle scuole, saranno molti gli studenti che dovranno immergersi nel delicato passaggio alla vita adulta. La prova di Maturità come esame finale dell’ultimo anno della scuola secondaria, maturità come capacità di prendere delle decisioni da cui dipenderanno quelle future. Nell’impulsività dell’età, spesso sottovalutiamo l’importanza di scelte apparentemente semplici, come se proseguire o meno gli studi o introdursi direttamente nel complesso mondo del lavoro. Chi si è trovato almeno una volta di fronte a queste domande, sa bene che bisogna considerare vari fattori: quale facoltà scegliere? seguire le proprie attitudini e inclinazioni o dare priorità all’offerta lavorativa?

La facoltà giusta

Il mondo del lavoro ci ha abituati alla diffusione di notizie poco incoraggianti; se da un lato dominano la sfiducia generale e la mancanza di criteri meritocratici, dai Media vengono diffuse quotidianamente cifre legate a percentuali occupazionali o settori con difficoltà di inserimento per giovani con poca esperienza. Numeri che di certo non contribuiscono a incrementare l’ottimismo e hanno portato molti ragazzi ad abbandonare l’Italia alla ricerca di prospettive migliori. Nessuno ha l’antidoto per questo, ma quegli stessi dati che generano sconforto possono essere utilizzati per capire l’andamento del mondo del lavoro e prendere delle decisioni migliori. Proprio Almalaurea, il consorzio di Atenei italiani che studia e favorisce l’incontro fra domanda e offerta di lavoro per i neolaureati, come ogni anno ha diffuso un rapporto che rileva le percentuali occupazionali e le facoltà maggiormente richieste nel mercato del lavoro. Come sempre, i numeri legati all’occupazione nell’anno successivo al conseguimento del titolo rimangono bassi così come aumentano i ragazzi alla ricerca attiva di un’occupazione inerente ai propri studi. Almalaurea ha inoltre stilato una classifica, molto criticata, sulle cosiddette lauree inutili, considerate deboli nella possibilità di carriera. Le più colpite, le Scienze Umanistiche che producono persone con una vasta preparazione ma a quanto pare, inadatte a ricoprire un ruolo significativo nel complesso mondo del lavoro. Tra sedicenti filosofi e laureati in lettere solo 15 su 100 sono riusciti a trovare un impiego. Al primo posto però sorprende la presenza di Giurisprudenza, uno dei percorsi universitari più gettonati e che negli anni passati garantiva maggiori sbocchi universitari. Oggi la situazione è cambiata e il perché non ci è dato saperlo. La classifica si fonda infatti su dati e percentuali riguardanti il numero degli occupati: solo il 24% degli aspiranti avvocati e magistrati sono riusciti a lavorare nel settore. In classifica anche Psicologia, Scienze Sociali e perfino Lingue. La presenza sorprendente di alcune facoltà è però associata alla certezza dell’esistenza di lauree che da sempre sono considerate ‘forti’ e che resistono alla crisi e hanno livelli occupazionali molto alti. Come è facile sospettare in vetta ci sono le professioni sanitarie (Medicina, Odontoiatria, Farmacia); Ingegneria ed Economia. Tra le numerose critiche a questo studio vi è che non tiene conto delle di altri fattori importanti, quali l’utilizzo delle competenze, la retribuzione, il tasso di occupazione e disoccupazione e soprattutto il grado di soddisfazione, inteso come senso di realizzazione personale.

Pregiudizi e false considerazioni possono portare il giovane a prendere decisioni sbagliate, scegliendo una facoltà solo perché permette di ‘fare carriera’ e snobbarne altre per il motivo inverso. Come suggerito da Almaurea questo rapporto può essere solo indicativo di un generale andamento, ma la facoltà va sempre scelta in base alle proprie inclinazioni.

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