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sabato, 26 Novembre 2022

La cavia

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Claudio Melluso
Collaboratore XXI Secolo. Medico Veterinario specialista in patologia aviare e del coniglio (Napoli).

La cavia, conosciuta anche con il nome di “porcellino d’India”, è un roditore originario del Sud America piuttosto diffuso nelle nostre case come pet.

E’ un animale particolarmente docile e sensibile, che raramente morde, e sostanzialmente estremamente indifeso. Il maschio è in genere di taglia maggiore, raggiungendo anche i 900 grammi di peso contro i 5-600 di media delle femmine. La selezione operata dall’uomo ha dato luogo ad un’ampia varietà di esemplari dalle differenti caratteristiche; vi sono infatti cavie a pelo raso, a pelo semilungo, a pelo lungo, a pelo riccio ed infine soggetti completamente nudi. Le colorazioni vanno dal bianco al nero, passando per diverse tonalità di marrone e grigio e sono spesso assortite in interessanti pezzature del mantello.

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Le cavie sono reperibili in diverse varietà di colore e tipologia di pelo. Foto: Claudio Melluso

La cavia è strettamente erbivora. E’ fondamentale dunque offrire una dieta la cui componente basilare sia un fieno di buona qualità; questo avrà origine da diversi tipi di colture sulla base delle condizioni fisiologiche e/o patologiche dell’animale. Tutti i denti della cavia sono a crescita continua ed il fieno è l’unico alimento in grado di garantirne il corretto consumo. E’ necessario inoltre somministrare erba, verdure ed ortaggi. Tra questi sono da privilegiare quelli ricchi in vitamina C (peperoni, prezzemolo, foglie di cavolo) in quanto la cavia, al pari dell’uomo, non è in grado di sintetizzarla autonomamente e deve quindi necessariamente assumerla con la dieta. In alcuni casi, quando il fabbisogno di vitamina C è maggiore (malattie, gravidanza) si ricorre ad integratori specifici su indicazioni del medico veterinario. Un buon pellet, somministrato in quantità limitata e specificatamente formulato per questa specie, completa l’alimentazione.

Le dimensioni minime per l’alloggio di un esemplare prevedono un’area di 80×40 cm con scarso sviluppo verticale, essendo le cavie tendenzialmente poco inclini a saltare e stazionanti costantemente al suolo. In ragione di ciò è possibile anche circoscrivere mediante una piccola recinzione l’angolo di una stanza, opportunamente arredato con rifugi e substrato morbido ed asciutto.

Sono animali gregari che andrebbero allevati almeno in coppia. E’ possibile tenere assieme più maschi, in assenza di femmine che ne stimolerebbero la competitività, più femmine oppure un maschio e più femmine a costituire una sorta di harem.

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Foto: Claudio Melluso

La gravidanza della cavia dura in media 70 giorni. E’ lunga in quanto i piccoli nascono semi-autonomi; ricoperti di pelo e perfettamente in grado di camminare sembrano copie in miniatura degli adulti e sono in grado di alimentarsi dopo 1-2 giorni dalla nascita nonostante la madre li allatti comunque per qualche settimana.

Le cavie non vengono sottoposte ad alcuna vaccinazione. Dopo l’acquisto l’animale deve essere visitato dal veterinario che, oltre a valutarne le condizioni cliniche, eseguirà un esame delle feci per individuare la presenza di parassiti intestinali, assai comuni in questi animali. Anche l’esame accurato della cute e del mantello permette di evidenziare, con l’ausilio di esami microscopici, la presenza di parassiti. Alcuni di questi, responsabili di micosi, possono essere trasmessi per contatto anche all’uomo.

Trattandosi di animali ancor più delicati dei conigli nel metabolismo dei farmaci e nella sopportazione degli stimoli algici le chirurgie generalmente sono limitate a procedure brevi e quanto meno dolorose possibili. I maschi vengono sottoposti alla sterilizzazione se conviventi con femmine che non si desidera far riprodurre; queste in genere subiscono lo stesso intervento per la presenza, mediamente frequente, di cisti ovariche. La maggior parte degli interventi è comunque rappresentata dalla gestione delle problematiche dentali.

La vita media di un animale ben gestito, ossia alimentato correttamente e visitato almeno ogni 6 mesi dal veterinario, è di circa 6 anni.

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