10.3 C
Napoli
martedì, 29 Novembre 2022

La Birmania torna al voto: fissata la data delle elezioni

Da non perdere

Erminia Vocciahttps://www.21secolo.news
Ha conseguito la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali” presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, si interessa di politica mondiale e di temi legati al rispetto dei diritti umani. Ama leggere, viaggiare e conoscere culture diverse. Crede nell’ informazione come servizio per un mondo meno distratto e più consapevole.

A tre anni dallo storico voto che portò il Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi ad ottenere un seggio in Parlamento, la Birmania torna alle urne. L’8 novembre si vota per eleggere i rappresentanti delle due camere, che nomineranno il prossimo presidente, lo fa sapere il governo in un comunicato.
Alle elezioni suppletive del 2012 la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della Suu Kyi, conquistò 40 dei 45 seggi disponibili, ma le elezioni politiche fissate per novembre sono una data che rimarrà impressa nella storia del Myanmar: prime elezioni libere e democratiche degli ultimi 25 anni, o almeno questo si aspettano il popolo birmano e la comunità internazionale.
A Yangon, città diventata il simbolo del potere militare che di fatto guida il Paese, la gente accoglie con gioia l’annuncio della commissione parlamentare:”Sono felice di sapere la data delle prossime elezioni, voterò la persona che è nel mio cuore già da adesso” afferma un pensionato, e il pensiero va all’orchidea d’acciaio, la donna che da vent’anni combatte silenziosamente ma con forza per la libertà del suo popolo e che non potrà essere eletta presidente a causa di una norma costituzionale che vieta di avere figli di nazionalità diversa da quella birmana. Una tornata elettorale il cui esito rischia di essere manipolato e che il partito della Suu Kyi ha già annunciato di voler boicottare. Solo nel 2011 la Birmania ha iniziato un lento processo di democratizzazione della vita pubblica, grazie alle prime riforme del presidente uscente Thein Sein, ma lo spettro della dittatura militare è ancora dietro l’angolo. Troppi i dubbi sullo svolgimento di queste elezioni, che saranno sotto l’occhio vigile di 5000 osservatori internazionali.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli