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La Badessa Bethlem

La Badessa Bethlem, donna nel medioevo. Nel 1121 diventa Badessa nel monastero benedettino di Santa Maria di Portam Summam in Benevento.

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La Badessa Bethlem, donna nel medioevo.  In questo III millennio tanto si parla dei diritti delle donne e della parità di genere e tutti crediamo che lo sviluppo sociale, politico e cultura delle donne sia avvenuto alla fine del secolo scorso con il voto alle donne e  la successiva  rivoluzione culturale del 1968 e tutti vediamo  il medioevo come  il momento oscuro della civiltà. Poi, un pomeriggio, per caso, un nome  ci apre un universo totalmente diverso facendo vacillare miti e credenze e rivelando il potere monastico femminile del primo millennio. Questo nome è Bethlem (o Bethlemme).

Betlem

Nata probabilmente dopo la prima crociata, da cui il nome, Bethlem è una donna normanna la cui cultura e spiccata intelligenza non passeranno inosservate né ai suoi contemporanei né alla storia.  Di lei si sa che è nata intorno all’anno 1100, figlia di Gherardo Conte in Greci, Signore di Savignano e Ferrara. Per tramite di padre è  imparentata anche con gli Altavilla.  In pratica una aristocratica donna della nobiltà normanna. Giovanissima entra in monastero e nel 1121  Bethlem diventa Badessa nel monastero benedettino di  Santa Maria di Portam Summam in Benevento.  Dalle pergamene rinvenute nel  Monastero di San Pietro in Benevento, dove infine confluiranno tutti i documenti,  si  legge  che la vecchia Badessa Lavinia, sentendosi vicina alla morte, volle investire la giovanissima Bethlem della sua benedizione a succederle in qualità di rettrice dell’istituto. Pochi giorni dopo la sua elezione l’Arcivescovo le diede le insegne del suo grado: l’anello, la croce pettorale e il pastorale, segni distintivi del suo potere di comando. Bethltm restò in carica per quasi 60 anni, fino alla sua morte avvenuta presumibilmente intorno all’anno 1188.

Il contesto storico

Per comprendere appieno il “potere” raggiunto da questa  donna bisogna inquadrarla nel contesto storico e nel luogo in cui sono avvenuti questi eventi. Caduto l’Impero Romano (476 D.C.) i popoli barbarici fecero il loro ingresso in Italia e Benevento cadde sotto il dominio Longobardo fino al 1077, anno in cui Benevento divenne parte  dello Stato Pontificio e, ad esclusione del periodo Napoleonico,  resterà un enclave papale  fino all’unità d’Italia (1860).  Intanto era cominciata anche la discesa dei conquistatori normanni e nel 1114 con il Vescovo Landolfo si arrivò alla pace. Una pace effimera, perché i successivi 100 anni saranno caratterizzati da guerre, rivoluzioni e  tumulti interni fino al 1266, anno della morte di Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento.

Bethlem: la forza di una donna

Nel 1086 la Badessa Lavinia acquistò una vigna, una terra , un bosco e un castagneto a Monte Saliceto garantendo la prosperità del suo monastero. Nel tempo questo attirò l’attenzione della  Badessa del ben più importante  monastero di San Pietro Intra Muros e nel 1122 cercò di rivendicarne la soggezione. Chi si oppose fermamente appellandosi all’allora Papa Callisto II, che in quei giorni si trovava a Benevento, fu proprio Bethlem, eletta Badessa del Monastero di Santa Maria in Porta Somma l’anno prima. Bethlem  riuscì a dimostrare la continuità di una Badessa alla guida del  Monastero e che codeste  Badesse  avevano sempre diretto e trattato autonomamente questioni ed affari. La sentenza stabilì che da quel momento il monastero avesse una propria badessa scelta liberamente dalle monache. Tra  il XII e il XIII secolo il monastero incrementò il proprio patrimonio fondiario che si estendeva nel territorio beneventano, in Irpinia, nell’alto Sannio, in Puglia e nella baronia di Trevico.

Gli anni da Badessa

In quel tempo i documenti redatti da notai e professionisti della scrittura venivano conservati presso le strutture ecclesiastiche e il reggente della struttura faceva quasi da terzo garante della legalità. La necessità di custodire la documentazione prodotta è stata da sempre una delle maggiori priorità per le istituzioni religiose, ricadendo anche sul documento scritto la possibilità di dimostrare la legittimità del possesso di beni e diritti loro spettanti. Chiese e monasteri conservavano quindi gli atti e i documenti prodotti nel corso dell’attività di gestione del loro patrimonio per finalità concrete (Note diplomatico-archivistiche nelle carte beneventane e irpine di VIII-XII secolo). Bethlem si ritrovò così a gestire un patrimonio documentale e fondiario di tutto rispetto  facendone una delle donne, e degli uomini,  più potenti del suo tempo.