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mercoledì, 1 Dicembre 2021

Kiss, Netflix lancia il biopic in serie TV

La serie TV è stata elaborata a quattro mani negli ultimi due anni da Paul Stanley e Gene Simmons.

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

Netflix ci riprova a suon di rock and roll. Stavolta saranno i volti truccati dei Kiss.

Se la KissArmy è una delle istituzioni di supporto mondiale della hard rockband newyorchese di Gene Simmons e Paul Stanley, il grande schermo nel mode series non poteva tacere.

La commedia del 1999 “Detroit rock city” di Adam Rifkin era un ottimo riassunto cinematografico, in cui, attraverso la storia sognante di alcuni giovani aspiranti rocker veniva tracciato l’imaginery della ribalta.

Ripercorrere il lungo iter musicale e artistico della leggenda rock dei Kiss era un obbligo morale e culturale per chi ancora oggi idolatra i loro volti e le loro hits.

Dopo il successo di critica di The Dirt, biopic dedicato alla hair-band per eccellenza, Motley Crue, la scelta di Netflix nel narrare attraverso lo schermo la storia dei Kiss è una scommessa vincente.

A capitanare l’operazione saranno gli stessi membri fondatori, come annunciato sul sito web ufficiale dei Kiss dalla coppia Simmons – Stanley.

La serie TV è frutto di anni di scrittura ed elaborazione, cresciuta nel periodo di stasi dai tour dato dal covid, in cui i leaders dei Kiss hanno messo a frutto definitivamente quello che oggi è il “copione”.

Per le riprese, coadiuvate da Simmons e Stanley, è stato posto il regista norvegese Joachim Ronning, noto per la saga di Pirati dei Caraibi e di Jason Bourne.

Una lunga cronistoria che culmina con “Destroyer”, successo mondiale del 1976 da cui è estratto anche il titolo della series “Should it out loud”.

Dall’annuncio cui rispose Gene Simmons, alle battaglie delle band, fino alla scelta delle maschere, senza tralasciare tappe come tour mondiali, groupies, eccessi e successi di una band che ha rivoluzionato il mode delle esibizioni live.

L’effetto è stato a dir poco dirompente, coinvolgendo vecchie e nuove generazioni di fans del rock e della rockband.

Il biopic musicale è una formula vincente, sperimentata dal grande schermo con esiti incredibili, spesso anche controversi.

Al successo pluripremiato agli Oscar di “Bohemian Rhapsody” dei Queen, fanno da contraltare le polemiche sulle pellicola “The Doors” diretto da Oliver Stone, capitanate dagli ex soci di Jim Morrison, oppure le critiche dei fans all’ultimo progetto cinematografico su David Bowie.

Tra le ultime serie TV su rockband, va aggiunta anche la querelle iniziata lo scorso marzo e ancora viva, tra il regista Danny Boyle e l’ex leader dei Sex Pistols Johnny Rotten.

Rotten ha letteralmente definito “letame” la realizzazione della mini-serie tratta dalla biografia dell’ex chitarrista dei Pistols, Steve Jones, marcando come irrisorio e denigratorio numerosi personaggi ed eventi trattati che hanno segnato la vicenda del punk oltre che della band.

Rock and Roll not is dead. Soprattutto sul grande schermo. Polemiche e attese connesse e annesse.

 

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