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lunedì, 3 Ottobre 2022

Karol Wojtyla: il Papa dei Giovani

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Karol Jozef Wojtyla chiamato in gioventù “Lolek” nacque il 18 maggio del 1920 a Wadowice, una località della Polonia meridionale distante circa 30 km da Cracovia. Era il terzo figlio di Emilia Kaczorowska e Karol Wojtyla Senior, quest’ultimo ufficiale dell’esercito asburgico. La sorella maggiore di Karol Junior, Olga, morì poco dopo essere nata, 6 anni prima della nascita di Karol. Il secondogenito dei Wojtyla, Edmund, esercitava la professione di medico salvando soprattutto le vite dei più poveri. Fu proprio grazie all’influenza caritatevole del fratello maggiore che Karol iniziò a mostrare tendenze benefattrici. Fino a quel periodo l’infanzia di Karol trascorse felice, scandita da voti scolastici vertiginosi e dal crescere inconsueto della propria fede, incrementata in parte anche dal padre molto credente. La morte della madre, avvenuta nel 1928 per insufficienza renale, quando il piccolo Karol aveva solo 8 anni, scombussolò l’equilibrata esistenza del bambino, dando il via ad una serie dolorosa di lutti familiari ed eventi poco piacevoli. Nonostante la drammaticità dell’accadimento, Karol stesso sostenne che esso fosse dipeso dalla ‘volontà di Dio’. Dopo la morte della madre, il padre indirizzò il figlio Karol a studi superiori.

I° Comunione di KarolNel 1932, a soli 3 anni di distanza dalla morte della madre, un altro triste evento colpì la famiglia: Edmund, il fratello maggiore di Karol, morì dopo aver contratto la scarlattina da un suo paziente. In questi anni il piccolo Karol rafforzò i propri legami con la comunità ebraica di Wadowice, allora assai diffusa. Nel 1938, ormai rimasti soli, Karol Senior e Karol Junior si trasferirono nella vicina Cracovia dove Karol si iscrisse all’indirizzo ‘filologia e lingua polacca’ presso l’Università “Jagellonica”. Ammirato da insegnanti e studenti per le sue notevoli doti intellettuali, intraprese lo studio del francese e decise di lavorare come bibliotecario volontario. Fu obbligato invece, come accadeva a tutti gli studenti universitari dell’epoca, ad entrare nella legione accademica. A cavallo tra il 1938 e il 1939, interpretando Sagittarius nell’opera teatrale “The Moonlight Cavalier”, s’innamorò del mondo del teatro e della recitazione. Approfondì anche lo studio delle lingue, arrivando, nel corso dell’intera vita, a conoscerne 12: polacco, slovacco, russo, italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, ucraino, inglese, latino ecclesiastico e greco.

Nel settembre del 1939 la Polonia occidentale venne occupata dalle truppe naziste. L’evento causò la fuga dei Wojtyla verso Est per scampare agli attacchi dei velivoli tedeschi Luftwaffe. Tuttavia, appena arrivati, seppero che le truppe sovietiche ebbero invaso il lato orientale della nazione, quindi padre e figlio tornarono a Cracovia. Nel 1940 Karol intraprese, forzatamente, il lavoro di fattorino in un ristorante, impiego che però gli concesse abbastanza tempo per proseguire la sua istruzione. Successivamente riuscì ad ottenere impiego presso la Cava di Solvey, specializzata nell’ottenimento dell’acido caustico, allora assai richiesto in battaglia. Quest’attività lo invalidò dall’essere deportato in un lager nazista o presso un campo di lavoro forzato sovietico. Nonostante l’impiego alla Cava, il giovane Karol decise di incrementare la propria non comune spiritualità entrando, nel 1942, in un seminario clandestino. Nel 1944, conclusa la sua attività lavorativa alla Cava, un giorno venne investito da un camion nazista, incidente che gli procurò numerosi danni fisici. Karol sostenne che la guarigione conseguente l’incidente fosse una conferma della sua vocazione divina. Nello stesso anno la Gestapo riprovò a deportarlo presso un lager, tuttavia non ottenendo successo poiché Karol si era precedentemente nascosto nell’Arcivescovato, restando lì fino al termine della Guerra. Anche questo secondo tentativo di deportazione fallito fu considerato da Karol un segno divino. Il 1 novembre del 1946, a 26 anni, Karol Wojtyla fu ordinato sacerdote. In seguito, si trasferì a Roma dove intraprese gli studi teologici presso la “Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino”. Due anni più tardi, ritornato in Polonia, lavorò come professore universitario prima a Cracovia, poi a Lublino. Nel 1962, a 42 anni, fu nominato vescovo capitolare di Cracovia, mentre il 30 dicembre del 1963 fu nominato da Paolo VI Arcivescovo della città stessa.

Karol da giovaneNel 1965 partecipò al Concilio Vaticano II introducendo la Costituzione “Gaudium et spes”. Il 26 giugno del 1967 fu creata appositamente per Karol la posizione di Cardinale di S. Cesareo in Pallatio Diaconia, poi elevata al titolo Pro Illa Vice da papa Paolo VI. Sin da quegli anni Karol si distinse per la lotta contro il Comunismo: sul suo giornale pubblicò a puntate alcuni libri appena usciti precedentemente censurati dall’istituzione sopra citata. Tra i libri da Karol pubblicati, spicca il “Lettera a un bambino mai nato” scritto da Oriana Fallaci. Quest’ultima, tuttavia, non gradendo la pubblicazione del suo libro, scrisse una lettera al cardinale, enunciando la violazione del diritto dell’autore, problema che Wojtyla risolse sostenendo che l’atto della pubblicazione fosse lecito in Polonia. Nell’agosto del 1978, a seguito della morte di Paolo VI, fu indetto un conclave al quale partecipò il cardinale Wojtyla. Il conclave si concluse con la proclamazione di Albino Luciani come papa Giovanni Paolo I. Dopo soli 33 giorni di pontificato, Albino Luciani morì, lasciando vuoto il soglio pontificio. Il 28 settembre successivo fu indetto un secondo conclave che aveva come aspiranti eletti da un lato il Cardinale Giuseppe Siri, genovese, votato dai Conservatori, e dall’ altro il Cardinale Giovanni Bonelli, fiorentino, votato dall’ala riformista e assai legato al papa appena deceduto. Malgrado fosse quasi certo che il futuro papa sarebbe stato uno dei due cardinali appena elencati, il 16 ottobre alle ore 18.18, dopo l’ottavo scrutinio, Pericle Felici annunciò la nuova guida spirituale di Roma e del mondo intero: il Cardinale polacco Karol Wojtyla. Lo stupore più profondo colpì non solo la folla di fedeli presenti in Piazza S. Pietro per assistere all’evento, ma anche il mondo ecclesiastico e lo stesso Wojtyla. Quest’ultimo, nel trovare un nome apostolico che calzasse al suo nuovo importante ruolo, decise di nominarsi “Stanislao I” in onore al santo protettore della sua terra natia. Tuttavia i cardinali lo dissuasero da tale intento poiché consideravano essenziale applicarsi un nome rientrante nella tradizione Cattolica. Cosicché il nuovo papa si denominò “Giovanni Paolo II” in memoria del papa morto poco tempo prima. Nel presentarsi al mondo nelle sue nuove vesti papali, disse di essere “un nuovo vescovo di Roma chiamato da un paese lontano” e per superare le diffidenze dei fedeli, abituati alla presenza di papi italiani, pronunciò le celeberrime frasi “Se mi sbaglio, mi correggerete”. Fu il 264 pontefice ad essere eletto nonché anche uno dei più giovani: aveva 58 anni. Wojtyla fu inoltre il primo papa slavo mai eletto e il primo straniero dopo 455 anni. Il 22 ottobre ebbe inizio il suo pontificato. La prima azione compiuta appena proclamato pontefice fu quella di celebrare due santi: S. Francesco, recandosi ad Assisi, e S. Caterina da Siena, recandosi a Roma. Durante il pontificato di Karol Wojtyla egli scrisse proclamò 482 santi, più di quanto sia mai stato fatto da nessun altro pontefice.

il Papa al momento dell'elezionePapa Wojtyla fu l’unico papa nella storia a percorrere 1.633.865 km in aereo, raggiungendo 104 mete mondiali diverse e totalizzando 146 visite pastorali in tutto il mondo. Solo Wadowice godette della sua presenza ben 4 volte. Per questi suoi ripetuti spostamenti fu chiamato “Globetrotter”. L’obbiettivo di questi frequenti viaggi era quello di entrare in contatto con tutte le civiltà mondiali, alle quali portare un messaggio di Pace valido in tutte le lingue e in tutte le religioni. Difatti, ad Assisi nel 1986 si tenne un incontro fra numerose religioni mondiali differenti. Da tale incontro trapelò il seguente punto in comune: il nome di Dio può essere invocato in modi diversi, come Dio stesso può apparire in modo diverso a seconda dei luoghi del pianeta in cui è venerato, ciononostante ogni popolo deve obbedire alla parola di Dio e mirare alla Pace con gli altri attraverso la non violenza. Tra le visite piú significative compiute dal papa, si ricordano quelle in memoria delle vittime ebree della Shoah, accadimento che gli fu sempre stato a cuore. La visita al Muro del Pianto di Israele, la visita alla Sinagoga di Roma, precedentemente mai visitata da nessun altro papa; la visita ad Yad Vashem per toccare il muro occidentale di Gerusalemme.

Durante il suo pontificato, Wojtyla, oltre a combattere il Comunismo e a diventare uno degli artefici del crollo del Muro di Berlino nel 1989, si batté contro l’aborto, l’eutanasia e l’eccessivo consumismo, reputato dal papa l’opposto della giustizia sociale e artefice dei contrasti tra i popoli. Benché fosse difensore di valori tradizionali ecclesiastici come l’unione matrimoniale eterosessuale, il sacerdozio unicamente maschile e il celibato dei sacerdoti, modernizzò diversi aspetti della Chiesa, a partire dallo creare un netto distacco tra il potere politico e quello religioso, assai diffuso prima della sua salita al trono pontificio. Abbandonò l’usanza di lasciarsi trasportare manualmente dai fedeli, come era avvenuto precedentemente, adoperando per la prima volta un veicolo atto a trasportare il pontefice come un essere umano qualunque, ossia la papamobile. Diede inoltre, molta rilevanza ai segreti di Fatima e alle loro peculiarità mistiche.

Wojtyla che abbraccia un bambinoDa non dimenticare assolutamente la sua giovinezza d’animo: era un fervido appassionato di svariati sport, come la canoa, gli sci e il calcio. Furono più di 100 le fughe segrete intraprese da Wojtyla per ottenere ‘relax’. Era solito rifugiarsi presso fiumi o vette, dove si dedicava ai suoi sport preferiti. Per questa ragione fu chiamato “l’Atleta di Dio”. La sua giovinezza d’animo la manifestava anche nel legame coi giovani. Ambiva a diffondere il messaggio divino proprio tra questi ultimi, spesso distanti dalla fede. In onore ai giovani, ideò la “Giornata Mondiale della Gioventù” e per il suo interessamento ad essi fu denominato “Papa dei Giovani”.

Il 3 maggio del 1981 a Roma, durante uno dei numerosi incontri ravvicinati tra il papa e i fedeli aggregati in Piazza S. Pietro, improvvisamente il mondo si bloccò attonito, preoccupato e addolorato: due colpi di pistola furono scagliati contro il pontefice, ferendolo gravemente. Artefice del tentato assassinio fu il fanatico killer turco Mehmed Ali Agca, immediatamente imprigionato e, a seguito della riabilitazione papale, perdonato da quest’ultimo. Un altro tentativo di assassinio avvenne il 12 maggio dell’anno successivo a Fatima, ad opera di un sacerdote spagnolo, tale Juan Maria Fernandez y Krohn, armato di baionetta. Quest’ultimo si giustificò del gesto compiuto sostenendo che Wojtyla fosse una spia sovietica.

Nell’anno 2005 le condizioni di salute del pontefice, ormai 85enne, peggiorarono notevolmente. Il 1 febbraio di quell’anno fu ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma per un’infiammazione acuta. Quel giorno saltò per la prima volta il Mercoledì delle ceneri, rientrando al Vaticano il 10 febbraio successivo. Verso fine marzo, i problemi di salute continuarono: questi non gli permisero di celebrare la Settimana Santa. Il 30 marzo il papa apparve per l’ultima volta alla finestra che affaccia alla Piazza S. Pietro, non riuscendo tuttavia a proferire parola. Il giorno seguente si ammalò di febbre alta, e nonostante le sue condizioni di salute stessero peggiorando sempre più, decise spontaneamente di patire la sua agonia nei suoi appartamenti vaticani piuttosto che in ospedale. Gli fu impartita l’estrema unzione e rifiutò ulteriori cure mediche poiché le riteneva inutili. Il 1 aprile il papa ebbe un attacco di cuore. Il 2 aprile all’alba un’immensa folla di fedeli si radunò in preghiera in Piazza S. Pietro. Il papa, ancora cosciente, venendo a conoscenza della massa di credenti intenta a pregare per la sua salvezza, disse “Vi ho cercato, e adesso voi siete venuti da me. E di questo vi ringrazio”. Queste furono le sue ultime parole. Alle 21.37 si spense, a seguito di uno shock settico e di un collasso cardio – circolatorio. Il suo pontificato durò 26 anni, 5 mesi e 17 giorni, divenendo il terzo più lungo della storia. I funerali del “Papa dei Giovani” si tennero venerdì 8 aprile, ufficializzati dal successivo papa Benedetto XVI. I fedeli che parteciparono ai funerali furono più di 300.000. Il papa è stato dichiarato beato il 1 maggio del 2011 mentre è stato canonizzato da papa Francesco il 27 aprile 2014.

 

 

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