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lunedì, 6 Febbraio 2023

Joe Marrazzo: l’occhio sul male dal giornalismo a Il camorrista

La voce di Joe Marrazzo ha fatto luce sul male del mezzogiorno italiano: la criminalità organizzata. Attraverso inchieste, Marrazzo ha estrapolato i massimi legami tra camorra, politica e territorio, vagliando analiticamente lo scenario italiano tra gli anni 70' e 80'

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Domenico Papaccio
Laureato in lettere moderne presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, parlante spagnolo e cultore di storia e arte. "Il giornalismo è il nostro oggi."

La voce di Joe alias Giuseppe Marrazzo è stata nel giornalismo moderno pressapoco pionieristica, capace di far il grandangolo sulla “piovra” del male per eccellenza, la criminalità organizzata nel mezzogiorno continentale e insulare.

Un lavoro duplice, da un lato portato avanti attraverso la verve analitica del giornalismo d’inchiesta, con interviste anche ai massimi esponenti della Camorra della Nco, culminanti con il romanzo inchiesta de Il camorrista, tratto dalla vicenda di Raffaele Cutolo.

Insieme a Leonardo Sciascia, Joe Marrazzo è stato considerato da Roberto Saviano tra i “magistri” che hanno inciso sulla gestazione del romanzo d’inchiesta cult quale “Gomorra”.

Nocerino di nascita, Marrazzo scomparve il 27 febbraio 1985 nella capitale, dopo aver attraversato i massimi nomi dell’informazione giornalistica italiana. 

Da Il Mattino, dove esordisce nel grande giornalismo, fino alle partnership con altre testate come inviato, quali Omnibus, Epoca, fino ad predare sul grande schermo nel 1965 presso la Rai.

Con Tg2 Dossier, Joe Marrazzo arriva ad un contatto ravvicinato facendo da tramite tra il microcosmo campano e vesuviano in cui avevano le radici la Nco e i referenti principali di quel mondo, intervistando persone vicine al boss Cutolo, come la sorella Rosetta e soggetti comuni.

Marrazzo, come Enzo Biagi, nella sua ricostruzioni storiche e sociologiche sulla criminalità organizzata, anteponeva le origini della camorra alla feudalità decaduta, che esercitava ancora poteri laddove ne fosse stata estromessa e il ruolo delle istituzioni sia debole o assente.

Tale dettaglio emerge dal romanzo d’inchiesta “Il camorrista”, edito nel 1984 per la prima volta, il cui successo accrebbe dietro la trasposizione cinematografica del 1986 di un esordiente d’eccellenza quale Giuseppe Tornatore e l’iconica interpretazione di Ben Gazzara.

I dodici capitoli de Il Camorrista evolvono in una narrazione omodiegetica, in cui Raffele Cutolo narra dall’omicidio compiuto per onore a 19 anni, fino all’approdo dell’Impero criminale della Nco, coadiuvato dalla sorella Rosetta e altri personaggi della mala napoletana-vesuviana, come O’Nirone Vincenzo Casillo, O’ Nimale Pasquale Barra fino a rapporti con esponenti della politica e del terrorismo.

Lo scenario tracciato da Marrazzo ne Il camorrista, parimenti alle sue inchieste, scandaglia fenomeni criminali determinanti quali “la guerra delle bionde”, legata al contrabbando di sigarette, al “boom dell’eroina” e il traffico di stupefacenti con l’eliminazione di mano estere come il clan dei marsigliesi.

Viene a delinearsi, inoltre, l’evoluzione della criminalità campana a interesse imprenditoriale, sfruttando oltre al racket e al gioco di scambio di voti e appalti, tragedie naturali come il terremoto del 1980 e i suoi legami con altre organizzazioni quali Mafia italo-americana e ‘Ndrangheta ed esponenti della politica e dello stato.

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