Intervista al Prof. Italo Ferraro

Nato a Napoli nel 1941 e laureatosi in Architettura nel 1973.

Il Professor Ferraro, ha svolto per tutta la vita parallelamente l’insegnamento universitario , la progettazione e la ricerca storica.
La sua è una storia di appassionata indagine, di lavoro minuzioso che cammin facendo l’ha portato a redigere attraverso un trentennio  armato di matita e carte, disegni millimetrici,  la monumentale opera ” Atlante della città storica”, basati sulla ricerca della città di Napoli.

Uno studio avulso da pregiudizi di sorta, scientifico ma al contempo traboccante d’amore per il lavoro intrapreso, che si evince dalla intervista che segue:

-La scoperta di un chiostrino quattrocentesco durante i lavori di risanamento  ha dato il via, simbolicamente all’entusiasmo che l’ha portata a cominciare la sua indagine. Ci racconti come è andata. « Lavoravo già  sulla città, ancor prima della scoperta del Chiostrino, la verità è che sono riuscito a cominciare quando mi è stata chiara la struttura del lavoro. Finché desideravo semplicemente fare questa cosa non era facile. Quando poi sono riuscito ad individuare le parti della città e la sua  struttura  allora ho potuto dare una certa definizione. La divisione della città l’ho fatta tante volte, ma non andava bene. Poi ad un certo punto è diventata quella buona.  Poi vorrei ricordare che il centro storico, oggetto del lavoro è stato definito da un voto del consiglio dei lavori pubblici del 72 il quale si limitava, fino ad una certa data  ad includere solo la zona che andava dal Capodimonte al mare, a Chiaia. Mentre invece il piano regolatore approvato nel 2000, cui io ho partecipato come consulente, ha stabilito che anche i centri storici, i più piccoli facevano parte del Centro storico. Quindi agli otto lavori precenti, ho aggiunto, quello sul Vomero e su Posillipo.>>
– Un lavoro minuzioso, dunque , che procede edificio per edificio, quartiere per quartiere. Dove il ” brutto” e il ” bello”, pare si mescolino di continuo. Uno studio senza pregiudizi sulla città. Ecco come percepisce Lei, i preconcetti su  Napoli?  Esiste un brutto o un bello definitivo? << Questa è una domanda difficile, poiché il brutto e il bello esistono è inevitabile. Però è importante stabilire di cosa vogliamo occuparci, io non mi occupo del bello e non saprei distinguere qualcosa che merita di essere studiato o meno, d’altro canto, ammesso che noi siamo capaci di dare un giudizio, questo prevede sempre un’analisi, anche piuttosto seria ed approfondita. E’ un po’ come la questione delle donne : da ragazzo vedevi una bella donna in coppia con qualcuno che non era altrettanto gradevole, e pensavi ” Ma come ha fatto” ?  ( ride). Poi magari aveva altri pregi. >>
Seguendo questa scia, c’è qualcosa a livello architettonico, sociale che lei crede si allinei all’idea di bello? << Per rispondere a questa domanda dobbiamo chiarire allora la natura di questo lavoro. La natura di questo lavoro è studiare la città. L’ipotesi assunta da me è che l’architettura si realizza nella città. Non studio l’architettura al di fuori della città come se non appartenesse a quest’ultima , una bellezza che non è legata alla città, ma legata atri tipi di regole. Pensi alle stazioni di una ferrovia : solitamente le stazioni sono fatte secondo un modello teorico astratto. Se si va a  Torino, a La Spezia o a Catanzaro, il modello della stazione è sempre uguale. Solo il paesaggio oltre la stazione ti fa capire dove sei ed è lo stesso discorso che vale per le case cantoniere o una cabina su una spiaggia. E’ un modello standard. Quindi noi studiamo la città e i valori dell’architettura, e certamente questi valori non si esauriscono solo nell’architettura, ma vanno oltre. >>
– In riferimento al romanzo di Ermanno Rea, ” Nostalgia”, dove Lei compare come accompagnatore del narratore per le strade di Napoli è quasi come se la sua figura ricordasse un po’  quella di Virgilio nel viaggio dantesco attraverso le tre cantiche di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ecco, se dovesse identificare a Napoli un Inferno, un Purgatorio e un Paradiso, quali luoghi sceglierebbe? << Nel significato letterale che suggerisce Lei, non saprei. Però ricordando il termine ” inferno” ai tempi degli Angioini, esso indicava la zona di mercato dove erano stati mandati tutti quelli che lavoravano il ferro, il rumore di quest’ultimo era talmente molesto come tante altre cose, per esempio quelli che lavoravano le ossa in quella zona, e spolpavano, ci facevano il sapone. Quindi tutti questi mestieri un po’ disturbanti venivano mandati al mercato, era una prima idea di zooning  quindi l’inferno potrebbe essere quello. Però proprio in questi giorni, devo dire che trascorso delle giornate ” nostalgiche”, per usare un termine che riporta al libro di Rea, al Lavinaio. Sono andato a fotografare tutto quel che è rimasto della città antica: come i numero portali in pietra, le scale degli edifici antichi, scale di palazzi per la gente che meno abbiente. E oltre a questa nostalgia, di tipo intellettuale riflettevo anche sulle condizioni odierne degli uomini come noi, non solo i napoletani, ma anche Sri Lankesi, Rumeni,etc. In questa disperazioni tentano di mantenere la dignità nonostante il degrado, vissuto però in modo silente, con rassegnazione. Per quanto riguarda il Paradiso : noi abbiamo il ”paradisiello”  e il Paradiso. A via Manzoni infatti c’era un convento dei primi anni dopo il mille ” Santa Maria del Paradiso” che nei primi anni del 900′ è stato poi trasformato nell’ospedale Fatebene Fratelli. Il paradisiello invece si trova tra la veterinaia e Capodimonte.
Arriviamo al Purgatorio, e non posso non citare un altrro scrittore Silvio Perrella, napoletano d’adozione, Perrella afferma proprio che l’intera città di Napoli abbia una natura purgatoriale, volendo dire che Napoli si trovi in una oscillazione, una contraddizione tra varie spinte. >>
– Quest’anno la rassegna ” Maggio dei Monumenti ” a Napoli, vede come figura centrale, quella del grande filosofo e storico napoletano Gian Battista il quale ha lasciato in eredità pagine preziose sulla forza creatrice dell’uomo attraverso la storia e la ricorsività dei fenomeni. Lei rispetto al pensiero vichiano, che posizione assume? << Certamente non una posizione critica, ma una posizione assolutamente favorevole. Vico per un napoletano che fa quel che faccio io, è un familiare. Percorro di continuo i luoghi in cui è passato Vico soprattutto con un amico, Mimmo Bianco, che si occupa proprio di studi vichiani, spesso mi sono ritrovato a accompagnare gli studenti in quelle strade. E a dire il vero in riferimento a Vico, mi trovo adesso, con la seconda edizione del volume ” Centro antico”, a ritrovare la città molto cambiata. Quindi non è solamente la necessità di ridare al pubblico un volume importante della collana, ma in questo volume ci sono molte cose nuove. Il tempo ci da’ tantissime cose nuove. Per esempio negli ultimi anni sono stati riaperti numerosi archivi, che mi sono stati utili per poter riverificare molto di quanto ho fatto col primo volume, soprattutto spulciando le sezioni del tribunale civile. Quest’ultimo è stata una fonte di documentazioni importantissime per la conoscenza delle proprietà, perché riguarda le liti condominiali  e degli assetti dei disegni, nelle liti infatti ognuno era spronato a fare progetti in competizione l’uno con l’altro. Inoltre ho scoperto che molti edifici per motivi pubblici o turistici, sono stati totalmente rinnovati. Si potrebbe dunque parlare di un ” Nuovo Centro Antico”.>>
– Seguendo la figura di Vico, il quale parlava di una età degli dei, degli eroi e degli uomini. Secondo la sua concezione, Napoli dovrebbe potrebbe inserirsi? << Secondo me i napoletani sono contemporaneamente tutte e tre le cose, all’occasione dei, uomini ed eroi. A Napoli furono eroi gli ebrei, che ci aiutarono a respingere il nemico nel 500′, si radicarono in una sinagoga, dove ora sorge la Fontana delle Zizze che sarebbe Spinacorona, la chiesa lì vicino è infatti a pianta quadrata proprio perché era un ex edificio ebraico.
Dei i napoletani lo sono sicuramente, perché hanno la forza di una elevata cultura inconsapevole. Non stupisce infatti che molte spesso anche con un tassista è possibile discutere d’arte e cultura a 360°. Ricordando anche un fatto simpatico in merito allo scudetto vinto tanti anni fa, molti si scandalizzarono del fatto che i napoletani cominciarono a dipingere tutto d’azzurro, e questo fu vissuto come oltraggio al bene pubblico. Ma era solo un errore di prospettiva, perché nel centro antico i napoletani ci abitano, vivono in palazzi meravigliosi. Quindi loro dipingevano d’azzurro, quelle che loro consideravano le loro casa. Un po’ come avviene oggi con l’arte Murale e Graffitale. O come succedeva in ” San Gennariello  Spogliamorti” . Nella parte retrostante c’è un dipinto in carta, di un angelo. Il nome deriva dalla vecchia tradizione napoletana di portare i morti fuori Porta San Gennaro, i napoletani poveri andavano lì a vedere questi morti esposti, e lì , ancora una volta gli ebrei, spogliavano i morti e chiedevano qualche soldo in cambio alla famiglia. >>
– Per concludere, una domanda personale e un messaggio da lasciare ai lettori.I suoi sono studi che  hanno abbracciato a 360° tutto il centro antico di Napoli, ma se dovesse compiere una scelta, quale sarebbe l’unico edificio cui è rimasto legato? E quale sarebbe il messaggio che darebbe a chi, della nuova generazione, vuol affrontare uno studio del genere? << C’è una chiesetta che si trova in un vicolo, chiamato Paparelle, dal cognome della famiglia Paparo. E’ piccola, d’architettura del primo 500, questa chiesetta si chiama Chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle, fatta da Giovanni Donadio più grande architetto del 500 che abbiamo avuto, conosciuto come il Mormando. Il quale fece anche il Palazzo del Panormita, Palazzo di Capua etc. Ecco in questa chiesetta c’è proprio l’idea essenziale dell’architettura.
Ritornando alla figura di Vico, scelta quest’anno per il Maggio dei Monumenti, trovo sia fondamentale per noi studiosi perché ci invita non solo a esaltare la bellezza dell’arte, ma invita a pensare, a mostrare come lo studio della città e dell’architettura facciano parte del pensiero. E’ stata un’ottima scelta.  Ai giovani in sostanza direi di puntare ai contenuti,bisogna prepararsi anche a costo di impiegare moltissimo tempo.Il mondo fuori è certamente pieno di difficoltà, ma è necessario misurarsi sempre con se stessi. >>

 

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