15.7 C
Napoli
giovedì, 8 Dicembre 2022

Israele e Palestina: il genocidio

Da non perdere

Continua la guerra tra Israele e Palestina: l’America ha bloccato tutti i voli da e verso lo stato d’Israele, dopo che un razzo ha colpito la città di Yehud, vicino all’aeroporto di Ben Gurion. Ormai nessuna zona è sicura per i civili; mancano aiuti sanitari e attrezzature mediche che rendono ancor più grave la situazione già precaria, la maggior parte dei cittadini non ha acqua potabile e le loro case sono state distrutte; né Israele né Hamas accettano la richiesta di tregua umanitaria nella Striscia.

Barack Obama, storico alleato di Israele, sembra non essere molto in sintonia con Netanyahu, nonostante gli accordi tra le parti e gli aiuti annuali statunitensi verso Israele: Israele non si fida del tutto di Obama, basti pensare che nei primi anni del suo mandato la questione israelo-palestinese è stata molto poco al centro dell’interesse del presidente e con l’uscita dalle calche politiche di Hilary Cliton e l’intrusione di Karry, Obama ha via via perso credibilità agli occhi degli israeliani e, di conseguenza, la possibilità di ‘decidere’ in caso di crisi. Un vero fallimento della politica estera degli Usa.
È dall’inizio del ‘900 che va avanti la guerra israelo-palestinese, anche se ufficialmente lo stato d’Israele è stato designato nel 1948; si alterna tra fasi acute e fasi di stallo, ma non ha ancora trovato tregua. Le tensioni politiche e geografiche lasciano i cittadini in un perenne stato di guerriglia aperta: gli ebrei considerano proprio il territorio che popolano e pretendono il riconoscimento della loro terra.
Dal 1933 la Shoah ebraica pose le basi per condurre alla morte di circa 15 milioni di persone, considerate dal regime nazista ‘inferiori’, eppure a distanza di molti anni siamo punto e a capo, ma a subirne le conseguenze peggiori stavolta sono i palestinesi. Non è bastato al popolo ebraico subire una violenza così sanguinosa per concedere il passo della pace ai propri vicini di terra; gli ebrei sfornano armi nuove ogni qual volta il conflitto si inasprisce.

Dal giorno 8 luglio la guerra è ricominciata e nulla sembra fermare Israele che, a quanto pare, sembra voler nascondere brame economiche dietro diritti territoriali. La missione Protective Edge sembrerebbe utile alla conquista della Striscia di Gaza, ricca di giacimenti di gas Leviathan e Tamar che potrebbero alimentare Israele per un secolo intero con energia a basso costo; le acque della Striscia, fino alla Libia, contengono 3 miliardi e mezzo di metri cubi di gas metano. Il 2 giugno era iniziata la negoziazione con la più grande compagnia di gas russa, la Gazprom, negoziazione andata persa perché, guarda caso, dopo 10 giorni sono stati rapiti e uccisi i 3 ragazzi, con la conseguente possibilità di sfruttare la ‘scusa’ di avviare un nuovo ‘genocidio’. Il numero delle vittime è in continuo aumento, non potremo mai sapere quanti bambini effettivamente sono stati strappati alla vita, sappiamo solo, a detta d’Israele, che “Hamas si fa scudo con i bambini” e sappiamo solo che i missili lanciati sono sempre di più, con centinaia di cariche di esplosivo in grado di far deflagrare un isolato intero.

“E’ solo l’inizio” ha affermato Netanyahu, inflessibile verso una mediazione pacifica, e nel frattempo il mondo resta a guardare accennando a blandi ‘cessate il fuoco’, inermi nell’osservare, ora come durante la seconda guerra mondiale, la ‘soluzione finale’ di Israele contro la Palestina.

image_pdfimage_print

Ultimi articoli